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Vaccini e autismo, la sentenza del Tribunale di Milano che non dimostra un nesso

02 Settembre 2026 - 10:23 David Puente
La sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano fu rovesciata dalla Corte d'appello quattro anni dopo
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Circola un’immagine riportante una schermata del teletext Mediaset (un servizio chiuso nel 2022) intitolata «Giudice: autismo causato da vaccini» datato «25 novembre», senza alcun riferimento all’anno. Nel testo si legge che il Tribunale del Lavoro di Milano avrebbe riconosciuto il nesso causale tra il vaccino esavalente della GlaxoSmithKline e l’autismo di un bambino, condannando il Ministero della Salute a versare un assegno bimestrale vitalizio. La sentenza risale al 2014, ma ciò che viene omesso nella narrazione che accompagna l’immagine è che risulta ribaltata in appello nel 2018. Ricordiamo che per il nesso causale tra vaccino esavalente e autismo non esiste alcuna evidenza scientifica a supporto.

La sentenza del 2014 e il ribaltamento in appello

Nel novembre 2014, il giudice del lavoro di Milano Nicola Di Leo aveva condannato il Ministero della Salute a risarcire la famiglia di un bambino affetto da autismo, al quale nel 2006 era stato somministrato il vaccino esavalente Infanrix Hexa di GlaxoSmithKline. La sentenza si basava sulla perizia di un medico legale nominato dal tribunale, che aveva concluso che l’autismo del bambino era stato concausato dal vaccino.

Quattro anni dopo, nel 2018, la Corte d’appello del Tribunale del Lavoro di Milano ordinò una nuova consulenza medica. Il risultato? I giudici di secondo grado scrissero che «le evidenze disponibili nella letteratura scientifica non documentano un’associazione fra le sostanze contenute nel vaccino e l’autismo» e rovesciarono completamente la sentenza di primo grado. Il Ministero non dovette versare alcun risarcimento.

Perché i tribunali di primo grado possono contraddire la scienza

Quella del 2014 non era un’anomalia isolata. Come abbiamo spiegato in questo approfondimento sul rapporto tra giustizia e scienza in materia di vaccini, queste cause nascono quasi tutte sotto la legge 210 del 1992, che disciplina l’indennizzo per danni da vaccinazioni obbligatorie. Il giudice del lavoro nomina un perito, e se quel perito esprime una «ragionevole probabilità» di nesso causale, anche se in contrasto con il consenso scientifico consolidato, il giudice potrebbe riconoscere l’indennizzo.

Di fatto, il problema sta nella citazione di studi già smentiti dalla letteratura. La Corte d’appello di Bologna, nel 2014, aveva già rovesciato la sentenza del Tribunale di Rimini del 2012. basata in parte sullo studio di Andrew Wakefield, il medico britannico radiato dall’ordine la cui ricerca era stata ritrattata da The Lancet, dopo che la nuova consulenza tecnica aveva segnalato l’assenza di qualsiasi nesso causale.

Conclusioni

La notizia riportata nell’immagine virale risale al 25 novembre 2014, e riguarda un processo poi ribaltato in appello del 2018. Ad oggi, nessuno studio scientifico di qualità ha dimostrato un nesso causale tra vaccini e autismo.

La stessa notizia viene rilanciata tramite servizi televisivi e screenshot degli articoli dell’epoca, condivisi senza il contesto mancante.

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Foto di copertina di Klaus Hausmann da Pixabay