Cosa dice davvero l’inchiesta BMJ sul Vaers e i vaccini Covid

Circola sui social un’immagine che mostra due ritagli di giornale per sostenere che «i funzionari sanitari degli Usa hanno sabotato la raccolta dei dati sui danni dei vaccini». Il primo titolo cita un’inchiesta del British Medical Journal (BMJ). Il secondo è un articolo de La Verità del 18 settembre 2026, intitolato «Vaccini Covid, gli Usa hanno nascosto i danni».
Il contenuto virale fuorviante
L’immagine viene pubblicata sulla pagina Facebook NoVax TV. Nei due riquadri neri, sopra e sotto i ritagli di giornale, la frase prosegue dall’uno all’altro e recita «Oltre un milione di segnalazioni hanno “confuso” l’algoritmo, che ha considerato la miocardite, la pericardite e la paralisi di Bell come una normalità, e chi è rimasto danneggiato, quindi risulta essere colpito da una rara fatalità».

L’articolo di BMJ
Il 16 settembre 2026 la rivista ha diffuso un’inchiesta giornalistica firmata da David Willman (non uno studio scientifico, va precisato), basata su email governative ottenute tramite il Freedom of Information Act e su interviste a funzionari sanitari e scienziati, intitolata «US officials knew covid vaccine safety system was flawed—but turned aside the FDA doctor who alerted them».
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Il cuore della vicenda riguarda il Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers), il sistema con cui Cdc e FDA raccolgono le segnalazioni di eventi avversi dopo la vaccinazione. Per individuare automaticamente eventuali segnali di sicurezza dentro l’enorme mole di segnalazioni, le due agenzie avevano previsto di usare due metodi statistici distinti, i rapporti di segnalazione proporzionale (PRR) e un metodo empirico-bayesiano che doveva essere fornito dalla FDA. Secondo una lettera del settembre 2022 della direttrice del Cdc Rochelle Walensky, Cdc e FDA scelsero di affidarsi al solo metodo bayesiano, mentre il Cdc eseguì le analisi PRR soltanto nel 2022. Secondo l’inchiesta, il ricorso al solo metodo bayesiano avrebbe provocato una perdita quasi totale della sensibilità nel rilevare segnali relativi ai vaccini a mRNA contro il Covid-19, a causa dell’enorme quantità di segnalazioni generate durante la campagna vaccinale. Il problema, sostiene il BMJ, fu segnalato ai vertici dell’FDA all’inizio del 2021, e il responsabile della farmacovigilanza sui vaccini dell’agenzia scrisse anni dopo ai colleghi che il limite era noto già prima e durante la pandemia. Secondo l’inchiesta, anche funzionari del Cdc ne furono informati più volte durante il lancio dei vaccini. Nonostante ciò, le agenzie continuarono a utilizzare quel sistema e a citare l’assenza di segnali per rassicurare medici e cittadini sulla sicurezza dei vaccini.
Al centro dell’inchiesta c’è Ana Szarfman, medica dell’FDA con decenni di lavoro sull’analisi statistica dei dati di sicurezza dei farmaci. Secondo il BMJ, insieme allo statistico William DuMouchel, che aveva ideato l’algoritmo bayesiano in uso all’agenzia, Szarfman avvertì i vertici che il metodo perdeva i segnali durante la campagna vaccinale e propose una versione aggiornata. Sempre secondo l’inchiesta, Peter Marks, allora responsabile dei vaccini all’FDA, e il suo staff non modificarono l’approccio. Il 7 maggio 2021 un dirigente dell’agenzia le chiese per email di sospendere la produzione e l’invio di report e analisi di data mining sui vaccini Covid. A settembre Marks scrisse a un collega che a Szarfman era stato chiesto di fermarsi, perché la strategia che usava poteva creare conflitti infondati a favore della retorica antivaccinista.
Nel 2022 il Cdc eseguì le analisi PRR e la direttrice Rochelle Walensky dichiarò che non erano emersi ulteriori segnali di sicurezza inattesi. Le stesse analisi, esaminate dal BMJ, mostrano invece centinaia di tipi di eventi avversi che rispettavano i criteri di segnale del Cdc. In tredici report settimanali consecutivi, tra il 6 maggio e il 29 luglio, il Cdc indicò miocardite, pericardite, paralisi di Bell e tinnito come possibile segnale di sicurezza dei vaccini, mentre il metodo dell’FDA non aveva fatto scattare alcun allarme. L’inchiesta precisa che non è chiaro se Walensky sapesse che il metodo bayesiano era inadatto, mentre alcuni funzionari del Cdc ne erano stati informati. Nell’ottobre 2023 il responsabile della farmacovigilanza dell’FDA ammise in una email ai colleghi che l’agenzia conosceva la carenza già all’epoca del lancio dei vaccini. Marks, Walensky e il responsabile della farmacovigilanza dell’FDA non hanno risposto alle richieste di commento del BMJ. Come ricorda più avanti Petousis-Harris, un segnale statistico indica solo che un evento merita approfondimento, non che il vaccino lo abbia causato.
L’inchiesta riporta anche le ragioni dei funzionari dell’FDA. Il 7 maggio 2021 un dirigente scrisse a Szarfman che possibili problemi come coaguli e infarti erano già sotto stretta osservazione attraverso altri sistemi, come il Vaccine Safety Datalink, e che modificare i parametri di sensibilità mentre la campagna era in corso poteva creare confusione e conseguenze indesiderate, anche sulla fiducia nei vaccini. Dopo l’allarme sollevato da Szarfman nel luglio 2021 su un segnale di mortalità che, a suo dire, DuMouchel aveva individuato, un vice direttore per la biostatistica e la farmacovigilanza scrisse a Peter Marks di temere che l’associazione fosse spuria, a causa del modo in cui erano state date le priorità nelle vaccinazioni e delle segnalazioni richieste e stimolate. Il BMJ osserva però che anche gli altri sistemi avevano mostrato limiti, dato che il Vaccine Safety Datalink non aveva segnalato la miocardite nell’aprile 2021.
Il parere degli esperti
Ad aiutare a capire il problema tecnico è la vaccinologa Helen Petousis-Harris, dell’Università di Auckland, interpellata dallo Science Media Centre australiano insieme ad altri due esperti. Il meccanismo, spiega, è più semplice di quanto sembri. Un metodo della FDA chiedeva, in sostanza, se un certo evento venisse segnalato in modo insolitamente frequente per un vaccino specifico rispetto a quanto ci si aspetterebbe dall’insieme di tutte le segnalazioni nel database. Durante il lancio della campagna vaccinale, però, il database è arrivato a essere dominato dalle segnalazioni sui vaccini Covid, e Pfizer e Moderna hanno finito per contribuire pesantemente allo sfondo rispetto al quale ciascuno dei due veniva valutato. Se entrambi i vaccini aumentavano le segnalazioni per lo stesso evento, questo poteva far salire sia il livello atteso sia quello osservato, rendendo la differenza più difficile da vedere, un problema statistico riconosciuto, chiamato masking. Petousis-Harris lo spiega con un’analogia. Immaginate di provare a scoprire se le auto rosse hanno un difetto ai freni confrontandole con tutte le altre auto in un’officina, se all’improvviso quasi tutte le auto che arrivano sono rosse, finiscono per essere confrontate essenzialmente tra loro, e un problema condiviso diventa molto più difficile da individuare in mezzo al rumore di fondo.
La stessa esperta definisce legittime e preoccupanti le domande che l’inchiesta solleva su come sia stata gestita questa parte della sorveglianza, e aggiunge che, se i regolatori conoscevano il limite e hanno comunque scoraggiato test di approcci alternativi, la vicenda merita un esame serio. Precisa però un punto che nell’immagine non compare. Il fallimento di un singolo metodo di rilevazione non è una prova che l’intero sistema di sicurezza dei vaccini sia collassato, né che centinaia di condizioni segnalate al Vaers siano state causate dalla vaccinazione. Il Vaers, ricorda, resta un sistema di allarme precoce passivo, le cui segnalazioni possono indicare pattern che meritano un approfondimento, senza poter dire da sole se un vaccino abbia causato un evento o con quale frequenza.
Sulla miocardite, nello specifico, Petousis-Harris chiarisce che il particolare algoritmo della FDA non è riuscito a segnalare l’associazione (che ricordiamo non significa causalità), però è stata comunque identificata nel corso del 2021 attraverso altre analisi del Vaers e altri sistemi di sorveglianza, indagata, e infine riconosciuta come un potenziale raro effetto avverso della vaccinazione a mRNA. Secondo l’inchiesta, nel 2021 furono le autorità sanitarie israeliane ad avvertire Cdc e FDA di molte segnalazioni di miocardite tra i giovani. Le stesse autorità israeliane ne parlarono pubblicamente ad aprile. Entro maggio il Vaers aveva ricevuto centinaia di segnalazioni di miocardite e pericardite e il Cdc aveva cominciato ad avvisare i medici, e a giugno definì la miocardite un effetto collaterale estremamente raro. Nel luglio 2021 anche l’EMA, in Europa, ha concluso che miocardite e pericardite possono verificarsi in casi molto rari dopo Comirnaty e Spikevax, e le ha inserite tra gli effetti indesiderati nelle informazioni sul prodotto.
Il giurista Christopher Rudge, della Sydney Law School, ricorda che il Vaers, equivalente statunitense del database australiano delle notifiche di eventi avversi, è un sistema di allarme precoce che individua possibili pattern da sottoporre a un controllo più approfondito, senza poter stabilire che un vaccino abbia causato un evento. Anche ammettendo per intero le accuse dell’inchiesta, spiega Rudge, queste non proverebbero che una qualunque delle condizioni segnalate sia stata causata dalla vaccinazione. Solleverebbero però interrogativi seri sul fatto che l’assenza di un allarme automatico sia stata presentata come una rassicurazione definitiva, come se fosse la prova che nessun segnale di sicurezza esistesse, quando lo strumento usato non poteva sostenere quella conclusione.
Lo statistico Michael Lydeamore, della Monash University, invita alla cautela sui limiti di tutti i metodi. Nessuna metodologia statistica è perfetta, spiega, specialmente quando le segnalazioni arrivano rapidamente e in volumi molto grandi, come è successo con una campagna vaccinale lanciata così in fretta e su una scala così ampia. Il problema, precisa, riguarda sia il PRR sia il metodo bayesiano. I problemi di masking sono noti da tempo ed esistono modi per attenuarli, anche se non è un processo semplice. Neanche il PRR è esente da difetti. Quando le segnalazioni per un vaccino nuovo arrivano in massa in poco tempo, può sovrastimare il rischio in misura anche rilevante. Lydeamore ricorda infine che il rischio di eventi avversi dopo il vaccino resta molto più basso di quello delle stesse complicazioni causate dall’infezione da Covid. Per la miocardite lo indica anche uno studio su Nature Medicine su 38 milioni di adulti in Inghilterra, che però, come precisano gli autori, non permette di stabilire un nesso causale.
Conclusioni
L’immagine mescola elementi documentati e affermazioni che l’inchiesta non sostiene. Gli esperti interpellati confermano che il masking è un problema statistico noto, e il BMJ accusa funzionari dell’FDA di averlo saputo e di aver ostacolato una correzione, riferendo che anche funzionari del Cdc ne furono informati. Non risulta invece che la raccolta dei dati sia stata sabotata, né che siano stati nascosti danni accertati.
Secondo l’inchiesta, funzionari dell’FDA e del Cdc furono informati del limite del metodo, che non fu modificato, e l’FDA chiese a una medica di sospendere le sue analisi, mentre i cittadini non furono avvisati tempestivamente di possibili danni. Il sottotitolo del primo ritaglio, sugli insabbiati tentativi di correggere l’algoritmo, riflette quanto sostiene il BMJ.
Quanto alla raccolta dei dati, nel caso della miocardite le segnalazioni al Vaers continuavano ad arrivare, il Cdc avvisava i medici già a maggio 2021 e a giugno la definiva pubblicamente un effetto collaterale estremamente raro.
Gli esperti interpellati, inoltre, insistono sul fatto che un allarme mancato non è la prova che un vaccino abbia causato un danno, ed è compito della farmacovigilanza nel suo insieme, non di un solo algoritmo, stabilire un nesso di causalità. I titoli dell’immagine, che parlano di dati «sabotati» e danni «nascosti», vanno quindi oltre ciò che l’inchiesta documenta.
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