Baby gang, Piantedosi e la stretta sui sussidi alle famiglie: «Il governo condivide»

Il governo apre a una stretta sui contributi alle famiglie dei minori coinvolti in reati. «Condividiamo ogni proposta che contribuisca ad accrescere la responsabilizzazione delle famiglie», ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Camera, rispondendo a un’interrogazione di Fratelli d’Italia. Al centro del question time c’era l’iniziativa del sindaco di Legnago, Paolo Longhi, che ha proposto di collegare alcuni contributi comunali alla collaborazione dei genitori nel percorso educativo dei figli coinvolti in condotte penalmente rilevanti. FdI punta ora a una disciplina nazionale con criteri omogenei, mentre al Senato è già stato depositato un ddl a firma del senatore Matteo Gelmetti.
La rivendicazione di Piantedosi: «Questo governo ha ben chiaro cosa fare»
«Questo governo ha ben chiaro cosa fare per prevenire e contrastare la devianza giovanile e i comportamenti violenti e criminali commessi dai minori», ha replicato Piantedosi in Aula, in risposta all’interrogazione dell’esponente di FdI, Marco Padovani che chiedeva quali passi il governo compiere per contrastare la delinquenza minorile e se intenda responsabilizzare di più le famiglie. Al centro della rivendicazione del ministro dell’Interno, le tante «misure repressive, di incriminazione delle condotte più antisociali» adottate nel corso della legislatura da parte dell’esecutivo. Ma anche un progetto di intervento sulle «cause generali della devianza giovanile», già affrontate secondo il capo del Viminale attraverso il decreto Caivano, e con progetti di riqualificazione urbana e di creazione di luoghi di aggregazione e di trasmissione di valori positivi.
Poi, l’elogio agli sforzi compiuti dal governo contro la dispersione scolastica e per un maggior coinvolgimento dei genitori: «Lo abbiamo fatto, introducendo, rispetto a quest’ultimo punto, un reato apposito, sanzionato anche con la possibilità di revocare l’assegno di inclusione». E, infine, i numeri di una dispersione scolastica «passata dal 14% del 2020 all’8% del 2025, scendendo così sotto la soglia del 9 per cento prevista dall’Agenda 2030 con ben 5 anni di anticipo».
Piantedosi: «Il governo condivide l’iniziativa di Legnago»
Ma, dopo le rivendicazioni di ciò che il governo ha già fatto, è arrivata anche l’ammissione che, in fondo, molto altro debba essere ancora fatto, soprattutto dopo che alcuni amministratori locali hanno iniziato a sperimentare soluzioni in assenza di una disciplina nazionale. «Il Governo condivide l’iniziativa del sindaco di Legnago così come ogni proposta che contribuisca ad accrescere la responsabilizzazione delle famiglie», è quindi la pronta conferma di Piantedosi.
Il principio ispiratore è «l’idea che, per vivere nelle nostre comunità e per ricevere benefici di diversa natura, concessi con risorse pubbliche, bisogna rispettare le regole della nostra convivenza civile». E tra le regole di convivenza, non fa certo eccezione «la piena assunzione della responsabilità dei genitori di minori coinvolti in condotte penalmente rilevanti». Per quanto riguarda il suo ministero, poi, ha dichiarato: «Seguirò con la massima attenzione gli sviluppi dell’iniziativa parlamentare annunciata dagli interroganti, assicurando il pieno apporto del Ministero dell’Interno».
I precedenti a livello locale: il caso di Legnago e la proposta di legge in Veneto
L’impulso a una norma che miri alla responsabilizzazione delle famiglie attraverso la revoca di contributi comunali, proviene dal Veneto. Dopo l’ennesimo scippo compiuto da due quindicenni ai danni di un’anziana, e la rapina a un tabaccaio, il primo cittadino del comune di Legnago, Paolo Longhi (FdI), aveva infatti deciso poche settimane fa di portare in giunta una modifica al regolamento comunale. La proposta mira a sospendere o revocare alcuni contributi che consentono ai ragazzi di praticare sport o studiare musica, ma anche altre forme di sostegno sociale, alle famiglie che non partecipino a un percorso di rieducazione del figlio. Il tutto, attraverso una revisione del regolamento del settore sociale e dei singoli bandi compatibili con il nuovo criterio.
Ma Longhi non era stato il primo a muoversi in tal senso. Sempre in Veneto, infatti, anche un consigliere di Futuro Nazionale seduto in consiglio regionale, Stefano Valdegamberi, aveva avanzato nell’aprile di quest’anno una proposta simile. Inascoltata fino a pochi giorni fa, sarebbe ora al vaglio della commissione V del parlamentino. Valdegamberi aveva battuto sul punto, rivendicando il maggiore valore di «un supporto legislativo» all’interno di una legge regionale, rispetto ai più limitati interventi di sindaci sul regolamento comunale.
Il ddl Gelmetti al Senato
Il primo disegno di legge parlamentare specificamente dedicato al tema della responsabilizzazione dei genitori di minori che commettono reati è arrivato però solo il 18 settembre, quando il senatore di FdI Matteo Gelmetti aveva depositato al Senato il disegno di legge S.2041, intitolato Disposizioni per la responsabilizzazione genitoriale e per la disciplina dei benefici comunali nei casi di condotte penalmente rilevanti poste in essere da minorenni. Il provvedimento, annunciato in Aula il 22 settembre, è ancora in attesa di assegnazione alle commissioni e prevede, in determinati casi, la sospensione di benefici comunali non essenziali quando un minorenne viene condannato a una pena non inferiore ad un anno.
Ad essere interessate, sarebbero solo prestazioni future o in attesa di rinnovo e le sospensioni dovrebbero essere proporzionate alla gravità del reato e valutate caso per caso. I diretti interessati avrebbero poi 30 giorni per impugnare la misura. L’iniziativa di Gelmetti nasce dal caso di Legnago e punta a introdurre un quadro normativo che consenta ai Comuni di intervenire nei confronti delle famiglie quando il minore è coinvolto in gravi condotte penalmente rilevanti.
La proposta di Bignami: «Revoca automatica»
Una versione più severa della misura era stata invece prospettata dal capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha parlato di una proposta di legge per fare in modo che la revoca dei sussidi alle famiglie dei minori che delinquono avvenga «automaticamente e non sulla base della scelta di un sindaco».
La differenza rispetto al ddl Gelmetti riguarda proprio il meccanismo ipotizzato. Il testo depositato al Senato precisa infatti che «la condotta attribuita al minore non determina automaticamente la sospensione o la perdita dei benefici a carico dei genitori». Bignami, invece, ha prospettato un sistema automatico, pensato per eliminare la discrezionalità del singolo sindaco. È lo stesso obiettivo indicato da FdI sulla propria pagina: superare il rischio che l’applicazione della misura dipenda dall’orientamento politico del primo cittadino, «anche perché, se il sindaco fosse di sinistra, potrebbe non revocarli».
Padovani: il sostegno di Piantedosi «un altro tassello importante»
A illustrare l’interrogazione alla Camera è stato il deputato di FdI Marco Padovani, che ha chiesto al governo di sostenere una disciplina nazionale. Nella replica ha definito il sostegno di Piantedosi «un altro tassello importante» della strategia contro la criminalità minorile, per poi sintetizzare: «Chi collabora e rispetta le regole merita il nostro sostegno, chi non collabora e non si assume le responsabilità dei minori che delinquono non può avere sussidi alle sue spese dei cittadini».
Secondo Padovani, il modello non dovrebbe quindi restare legato all’iniziativa dei singoli amministratori. «Non può essere lasciata solo all’iniziativa di un bravo sindaco come il nostro Paolo Longhi», ha detto, «ma deve diventare una misura applicabile uniformemente su tutto il territorio nazionale». Piantedosi ha assicurato che seguirà «con la massima attenzione» gli sviluppi dell’iniziativa parlamentare, garantendo «il pieno apporto del Ministero dell’Interno».

