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Pietracatella, l’omicidio della ricina e il veleno nel cibo e negli oggetti

30 Settembre 2026 - 05:28 Ettore Ambrosi
Avvelenate con la ricina: la famiglia De Vita
Avvelenate con la ricina: la famiglia De Vita
Gli esperti tedeschi avrebbero individuato tracce del veleno in qualcuno dei reperti portati via dalla palazzina
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Tre blitz a sorpresa e nessun indagato. Il giallo della ricina di Pietracatella è ancora tale anche se gli inquirenti, è evidente, puntano su Gianni Di Vita, che non è indagato ma rimane la figura centrale dietro l’omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Dalla loro morte sono passati nove mesi. Ma gli inquirenti attendono una risposta dal Robert Koch Institute di Berlino. Secondo La Stampa gli esperti avrebbero individuato tracce di ricina in qualcuno dei 131 reperti (residui di cibo, contenitori, oggetti) portati via dalla palazzina in cui viveva la famiglia Di Vita e, in un altro piano, l’anziana madre del commercialista. Da qui la necessità delle perquisizioni di ieri.

L’indagine sulla ricina

Di Vita ieri ha guidato gli agenti della squadra mobile e dello Sco nei suoi uffici di ccommercialista. Poi è tornato in questura per consegnare spontaneamente un hard disk. La procura di Larino scava nell’ambito personale e professionale. Intanto resta in piedi l’inchiesta per omicidio colposo che coinvolge cinque medici che avevano in cura le due donne. Gli sviluppi sono arrivati dopo gli accertamenti tecnici sul computer e sulle 10 chiavette Usb sequestrati a luglio nello studio. Con l’obiettivo di ricostruire abitudini e relazioni, annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori, appunti su eventuali patologie.

La borsa

Alla fine si è saputo che dai due uffici e dell’abitazione sono stati portati via documenti, materiale digitale e una borsa di Antonella Di Ielsi con dentro effetti personali. «La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell’intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni», afferma l’avvocato di Di Vita, Vittorino Facciolla. «Lo scopo -è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice».

Infine Facciolla ribadisce la «piena collaborazione» con gli investigatori. «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli – chiosa -, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Cosi stiamo facendo e così continueremo a fare».

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