Caso Epstein, l’ex principe Andrea ricorre all’Alta Corte contro la polizia: contestati il fermo e le perquisizioni di febbraio
L‘ex principe Andrea ha presentato un ricorso legale all’Alta Corte di Londra contro la polizia della Thames Valley e la Central Criminal Court, che a febbraio emise i mandati per le perquisizioni di due sue residenze, andate avanti per alcuni giorni. Il ricorso contesta anche il fermo di polizia del fratello minore di re Carlo III. La formalizzazione del ricorso, che era stata anticipata dal Telegraph, è stata poi confermata dalle forze dell’ordine britanniche, come riporta l’Ansa.
Il ricorso legale dell’ex principe Andrea contro la polizia della Thames Valley e la Central Criminal Court
Il terzogenito di Elisabetta II e del principe Filippo contesta la legittimità del fermo di circa 11 ore subito a febbraio, nel giorno del suo 66esimo compleanno, e delle perquisizioni delle sue residenze a Sandringham e Windsor. Nello specifico, l’azione legale punta ad «annullare i mandati di perquisizione emessi da un giudice della corte penale centrale il 18 febbraio 2026». Il ricorso è stato ammesso dai giudici. La prima udienza, che si terrà giovedì 8 ottobre, non entrerà però nel merito, si svolgerà a porte chiuse e deciderà se tenere riservati i documenti della causa, come chiede la polizia.
Di cosa è accusato l’ex principe Andrea
Secondo l’accusa, quando ricopriva l’incarico di inviato commerciale del Regno Unito, tra il 2001 e il 2011, l’ex principe avrebbe condiviso informazioni sensibili con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein, commettendo il reato di condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica. A far scattare l’indagine a carico di Mountbatten-Windsor una serie di mail rese note negli Usa nell’ambito della pubblicazione di circa 3 milioni di nuovi documenti degli Epstein Files, da cui sono emerse sue condivisioni d’informazioni riservate con Epstein e altri uomini d’affari.
Perché le indagini potrebbero non arrivare fino al rinvio a giudizio
Il fratello minore di re Carlo III ha sempre respinto ogni accusa, ma resta tuttora sotto indagine. Indagine che peraltro potrebbe non giungere fino al rinvio a giudizio a causa del rifiuto del dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump di trasmettere alle autorità del Regno Unito versioni non censurate da omissis dei documenti e delle email sospette. Il dipartimento, da parte sua, sostiene di non aver negato assistenza a nessuna giurisdizione. Una circostanza che potrebbe proteggere dall’incriminazione finale anche Peter Mandelson, ex ambasciatore negli Usa, ex commissario Ue, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair ed ex ministro laburista. Anche lui è stato fermato temporaneamente nei mesi scorsi dalla polizia britannica ed è tuttora indagato per presunta cattiva condotta nell’esercizio di uffici pubblici, nell’ambito dello scandalo sui suoi noti legami con Epstein. Uno scandalo che alla fine ha contribuito alla caduta dell’ex premier Keir Starmer.
Le accuse di reati sessuali
Nel frattempo gli investigatori stanno valutando anche possibili reati sessuali a carico di Andrea, a partire dal racconto di una donna che sostiene di essere stata mandata da Epstein a Windsor nel 2010, senza che per ora sia stata formalizzata un’indagine separata. In seguito al riemergere dello scandalo Epstein, il “figlio prediletto” della scomparsa regina Elisabetta è stato privato di tutti i titoli reali, emarginato in una residenza privata fuori Londra e ridotto al rango di comune cittadino, con il solo appellativo di Andrew Mountbatten-Windsor.

