Non gli apre la porta per due ore dopo un litigio, il bambino di 9 anni chiama il 113: condannata la madre a un anno e 4 mesi
Ha suonato il campanello di casa per due ore senza che la madre gli aprisse. Alla fine, un bambino di 9 anni ha chiamato il 113. La polizia è intervenuta sul posto, ha preso contatti con il piccolo e ha citofonato alla madre, che ha aperto il portone permettendo al figlio di rientrare in casa. Poche ore dopo, la donna, 39 anni, è stata denunciata dagli agenti con l’accusa di abbandono di minore. Lo riporta il Corriere della Sera.
Il fascicolo è quindi arrivato sul tavolo del pm. La donna ha sempre contestato la ricostruzione fornita dal figlio. Otto giorni fa, però, è stata condannata con rito abbreviato a un anno e quattro mesi dalla gup. La sua legale d’ufficio ha già annunciato il ricorso in appello, che sarà presentato dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, attese entro 60 giorni.
La ricostruzione dell’accusa
I fatti risalgono al pomeriggio del 15 settembre 2024. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il bambino era sceso nel giardino del condominio per giocare con alcuni amici, mentre la madre lo controllava dal balcone. Il piccolo era solito anche andare nella vicina abitazione del padre, separato dalla donna. Dopo aver giocato, per gli investigatori, il bambino avrebbe deciso di rientrare in casa, ma la madre non gli avrebbe aperto la porta.
Sarebbe quindi rimasto fuori dal condominio per circa due ore, nonostante avesse continuato a suonare il campanello. A quel punto, esasperato, avrebbe chiamato il 113. Quando gli agenti sono arrivati, hanno nuovamente suonato alla porta. La madre avrebbe quindi aperto, contestando però agli uomini in divisa quella che riteneva un’intrusione ingiustificata nel rapporto con il figlio. Gli agenti hanno proseguito gli accertamenti e hanno denunciato la donna per abbandono di minore.
La versione, diversa, della difesa
La difesa offre però una ricostruzione diversa dell’accaduto. Secondo la legale, quel pomeriggio madre e figlio avrebbero litigato perché il bambino si sarebbe rifiutato di risalire in casa nonostante i ripetuti inviti della madre. Il piccolo, alla fine, sarebbe salito e avrebbe citofonato alla madre, che però non gli avrebbe aperto la porta. La donna, spiega la difesa, avrebbe continuato a controllarlo dal balcone e non lo avrebbe quindi abbandonato per strada.
Anche la durata dell’attesa è stata contestata dai legali della donna. Gli agenti della Questura, secondo la ricostruzione difensiva, sarebbero riusciti a farsi aprire la porta dopo circa mezz’ora e non dopo due ore. Ora si attende il deposito delle motivazioni della sentenza della gup Paola Vacca per conoscere le ragioni della condanna e procedere con il ricorso in appello.
Foto copertina: PEXELS / OZAN TABAKOGLU

