La storica disputa tra Atene e Londra per i Marmi del Partenone, la Grecia sfida il British Museum: «Ce li restituisca»
«Purtroppo i negoziati non hanno fatto progressi». Dopo anni di trattative con il British Museum, il premier greco Kyriakos Mitsotakis ammette lo stallo sui marmi del Partenone durante un convegno organizzato dal quotidiano To Vima. Atene però rilancia la battaglia per riunire ad Atene le sculture oggi divise tra Grecia e Regno Unito. Il primo ministro promette di «aumentare la pressione» su Londra e chiama direttamente in causa il nuovo premier britannico Andy Burnham, ricordandogli le posizioni che sosteneva prima di arrivare a Downing Street: «Era favorevole alla restituzione».
Burnham e quel «restituite i marmi» prima di Downing Street
Nel febbraio 2023, quando era ancora sindaco di Greater Manchester, a Burnham venne chiesto da Bbc Radio se l’allora presidente del British Museum George Osborne dovesse restituire alla Grecia le sculture conservate a Londra. «Sì, George Osborne dovrebbe restituire i marmi di Elgin», rispose. Il giorno successivo rincarò la dose sui social: «Rimandateli indietro, senza condizioni».
Il dietrofront
Arrivato a Downing Street, la posizione è diventata più prudente. In una delle sue prime interviste da premier rilasciata al Financial Times, Burnham ha rimesso la questione nelle mani dell’istituzione londinese: «In ultima analisi è una questione che riguarda il British Museum». E a settembre il suo governo ha fatto sapere in Parlamento di non avere intenzione di modificare il British Museum Act del 1963, la legge che limita fortemente la possibilità per il museo di cedere definitivamente gli oggetti delle sue collezioni. Nel 2002 Burnham, allora deputato laburista, aveva sostenuto un tentativo parlamentare di modificare proprio quella legge per aprire la strada al ritorno delle sculture in Grecia.
Ti potrebbe interessare
Il negoziato che si è arenato
Una soluzione, almeno sulla carta, sembrava essersi avvicinata negli ultimi anni. Sotto la presidenza di George Osborne, il British Museum ha avviato colloqui con Atene per arrivare a una «Parthenon partnership». Sul tavolo c’era una formula che avrebbe consentito di esporre ad Atene le sculture oggi conservate a Londra. In cambio, Mitsotakis offre una collaborazione culturale di lungo periodo: reperti greci mai usciti dal Paese potrebbero essere esposti temporaneamente nella capitale inglese. Il Museo archeologico nazionale di Atene dovrà chiudere per anni durante i lavori di ristrutturazione e, ha spiegato il premier, parte dei suoi tesori potrebbe essere utilizzata per mostre nel Regno Unito.
Resta però un ostacolo difficile da aggirare: la proprietà delle sculture. Atene esclude una soluzione che presenti il loro trasferimento come un semplice prestito britannico. Soltanto tre giorni fa Mitsotakis lo aveva ribadito: la Grecia non accetterà accordi che comportino il riconoscimento di una «sovranità straniera» sulle opere né di prendere in prestito quelli che considera «i propri tesori». È su questo equilibrio che il negoziato non riesce a trovare una soluzione. Il premier greco sostiene però che ci sia ancora spazio per un accordo vantaggioso per entrambe le parti.
Perché Atene parla di «riunificazione» e non di «restituzione»
C’è una parola sulla quale Mitsotakis insiste: riunificazione. La ragione è che, secondo Atene, quella del Partenone non sarebbe una richiesta paragonabile alle tante rivendicazioni che riguardano le collezioni dei grandi musei occidentali. Le sculture furono realizzate nel V secolo avanti Cristo come parti di un unico monumento e oggi sono divise tra Atene e Londra.
È anche su questa idea che Atene ha costruito il Museo dell’Acropoli. Nella galleria dedicata al Partenone, le sculture sono disposte seguendo la struttura del monumento originale e possono essere osservate mantenendo un contatto visivo con il tempio sull’Acropoli. Negli spazi delle opere conservate altrove compaiono invece dei calchi.
La partita si sposta a Bruxelles
Burnham ha promesso di costruire rapporti più stretti tra il Regno Unito e l’Unione europea e il premier greco vuole inserire anche i marmi in quella trattativa. «Le sculture del Partenone faranno parte di questo dibattito», ha avvertito. «Non è soltanto una questione che riguarda noi. È una questione europea». Mitsotakis promette quindi di tornare sull’argomento direttamente con Burnham al loro prossimo incontro. E alza ulteriormente i toni sulla storia delle opere: «Furono chiaramente rubate da Lord Elgin», sostiene il premier greco.
Come i marmi del Partenone sono arrivati a Londra
È proprio su quel verbo, «rubare», che Grecia e Regno Unito si dividono da decenni. All’inizio dell’Ottocento Thomas Bruce, settimo conte di Elgin e ambasciatore britannico presso l’Impero ottomano, fece rimuovere dal Partenone e da altri edifici dell’Acropoli numerose sculture. Le opere furono poi vendute al governo britannico nel 1816 ed entrarono nella collezione del British Museum. Londra sostiene che Elgin agì con il permesso delle autorità ottomane dell’epoca. Atene contesta la validità e soprattutto la portata di quell’autorizzazione.
La prima richiesta greca per il ritorno delle sculture, ha ricordato Mitsotakis, risale al 1836, pochi anni dopo l’indipendenza del Paese. Quasi due secoli dopo, il premier greco vuole cambiare anche il modo in cui viene raccontata quella richiesta: non riportare semplicemente ad Atene una collezione conservata all’estero, ma riunire le parti di un monumento rimasto diviso per più di duecento anni.

