Secondo Cacciari il Campo Largo può vincere le elezioni: «Ma le primarie sono pericolose per il Pd»
Per il Campo largo vincere le elezioni è possibile, soprattutto con l’incognita Vannacci. Ma le primarie sono inutili. Lo sostiene Massimo Cacciari in una intervista al Corriere della Sera. L’82enne ex sindaco di Venezia ha però un dubbio sulla capacità di governare. «Il rischio – dice – è quello di non fare niente. Bisognerebbe riconoscere uno straccetto di verità: le coalizioni sono divise al loro interno, non hanno una linea comune, e questo le blocca».
La longevità del centrodestra
Guardando al centrodestra, riflette Cacciari, «hanno battuto il record di longevità ma non hanno portato a casa nemmeno una riforma significativa. Non che sia facile, con le guerre e quant’altro. Sono divisi su tante cose, ma hanno una leader forte che li tiene insieme. A sinistra mancano sia l’unità sul programma che una guida condivisa. Anche l’Ulivo era spaccato su tante cose, ma aveva Romano Prodi. Ora non c’è nem- meno una figura che faccia da collante». Sulla nuova legge elettorale che obbliga a indicare un candidato premier, il filosofo è netto: «Non ci trovo niente di male, è un elemento di chiarezza verso l’elettorato. Basta guardare all’esperienza dei sindaci».
Il Campo Largo
E soffermandosi sul Campo largo, aggiunge: «Li vedo avviati verso la strada rovinosa delle primarie. Se Elly Schlein dovesse perdere la sfida, il Pd andrebbe incontro allo sfascio. Non sono un tifoso di Schlein, ma con lei sconfitta tornerebbe alla guida dei dem quella classe politica che ha portato il partito alla decadenza, dalla quale lei ha provato a salvarlo. Se invece dovesse vincere le primarie dovrebbe fare i conti con l’elettorato dei Cinque Stelle, che tendono a votare solo per i loro: guardando le Amministrative è assolutamente chiaro». Se a vincere le primarie fosse Conte il problema si porrebbe comunque. «Si andrebbe a una campagna elettorale con il principale partito dell’alleanza allo sbando».
Il terzo nome
Sulla possibilità di un terzo nome, nel dettaglio quello del sindaco di Roma Roberto Gualtieri Cacciari dice: «Lui lo conosco, è molto bravo e fa bene il sindaco di Roma. Credo che il primo ad avere dei dubbi sarebbe lui. Dovrebbe fare il premier senza avere nemmeno un parlamentare che risponda direttamente a lui». Per superare l’imbuto il Campo largo «dovrebbe partire da un programma coraggioso. Non duecento pagine di chiacchiere, di pensierini, di buoni propositi. Ma poche cose chiare e che uniscano tutta la coalizione».
Le due linee
Il tutto muovendosi su due linee. Ovvero, «la politica estera, affermando in pieno la tradizione europea: siamo per la pace. E per fare la pace occorre un compromesso. Cercare la vittoria netta porta a una crescita della guerra e delle guerre. Questo non vuol dire che non si possa aiutare Kiev per impedire che a vincere sia Putin, ma è la prospettiva che va rovesciata”. L’altra linea è quindi quella della economia. “Non si può dire di voler intervenire sui salari, sulla scuola, sulla sanità e sulle disuguaglianze senza spiegare dove prendere i soldi. Con questo debito pubblico l’unica strada è intervenire sul sistema fiscale, con la tassazione progressiva, nel pieno rispetto di quello che dice la Costituzione. Fatti concreti, non dispute fumose e ideologiche. Ma nel centrosinistra tremano al solo pensiero».
L’astensione
Sull’astensione alle urne per Cacciari «sono tutti fuori dalla realtà, destra e sinistra, non si pongono il problema. Senza capire che l’astensione massiccia delegittima la democrazia. Ma agli uni e agli altri basta vincere, anche con due voti contro uno». Ancor più con la nuova legge con cui per far scattare il premio di maggioranza servirà il 42 per cento alla Camera e al Senato. «Mi pare di vedere la possibilità concreta che nessuna delle due coalizioni riesca a raggiungere il 42 per cento in tutte e due le Camere, con i sondaggi che danno Futuro nazionale intorno all’otto per cento. A quel punto i giochi si farebbero dopo le elezioni, in Parlamento. Ed è probabile che il centrodestra faccia quello che non può fare adesso, cioè imbarcare il generale Roberto Vannacci».

