La donna che ha trovato un neonato in una busta a Milano: «Non volevano “buttarlo via”. Volevano ucciderlo»
Sandra, 58 anni, la donna che passeggiando con la sua cagnolina tra via Monte Ortigara e via Pasubio a Cinisello Balsamo ha trovato un neonato in un sacchetto di plastica, dice che la busta era chiusa con due nodi. «Non volevano “buttarlo via”. Volevano ucciderlo. Perché l’hanno prima messo nel lenzuolo, poi hanno aggiunto altri stracci – forse erano calze e un maglione – per riempire il sacchetto, e alla fine hanno stretto la borsa con i due nodi. Io l’ho aperto solo perché ho visto che si muoveva, altrimenti non me ne sarei accorta. Sarebbe morto soffocato, poverino», dice all’edizione milanese del Corriere della Sera.
Il racconto
La donna racconta come ha trovato il bambino: «Ho visto un sacchetto di plastica, uno di quelli usati per la spesa. Era chiuso con due nodi. Era appoggiato sotto il tronco di un albero. La mia cagnolina si è avvicinata per annusarlo. Ma è stato quando ho tirato il guinzaglio che mi sono accorta: il sacchetto si muoveva». Il fagotto era avvolto in un lenzuolo dentro un sacchetto blu per la spesa. «Ma è più ancora lo choc, che l’emozione di aver salvato il piccolo», racconta. Il bambino di quattro chili era stato partorito da poche ore e abbandonato sotto le frasche di un albero, alle spalle di una fermata del bus
I nodi
«Ho sciolto i nodi, e la prima cosa che ho visto è stata un lenzuolo bianco sporco di sangue. Ho aperto anche quello, ed è sbucata la testolina di un bimbo. Che ha cominciato a piangere. Faceva impressione». E quindi ha aperto il sacchetto e ha trovato il bebè. «Siccome non avevo il telefono, ho chiesto aiuto a una passante, che conosco di vista: era appena scesa dall’auto, anche lei con il cane. Abbiamo subito chiamato il 112. Sono arrivate un’ambulanza e la polizia».
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Poi hanno aiutato il neonato con le indicazioni al telefono: «Ci dicevano di tenere il bimbo al caldo, di usare qualsiasi cosa avevamo con noi per coprirlo in attesa dei soccorsi. Per questo la signora che era con me si è tolta la felpa per avvolgerlo. Il piccolo aveva ancora la placenta attaccata. Mi creda: c’era un sacco di sangue».
La terapia intensiva
Sandra dice di non aver visto nessuno in zona prima di trovare il bambino. Il bimbo ora, circa quattro chili, è nella terapia intensiva neonatale del Niguarda. Rimarrà in osservazione 15 giorni, ma sta bene. «Meno male. Ero preoccupata. Speravo proprio che ce la facesse. Sono contenta di averlo trovato. A ripensarci sembra proprio che dovessi trovarmi in quel posto, in quel momento. Fosse rimasto lì ancora un po’, sarebbe morto. Ringrazio la mia cagnolina che ha il brutto vizio di andare a curiosare ovunque. Come ho detto, non fosse stato per questo, non avrei sbirciato sotto l’albero perché non è un punto di passaggio». E dice di stare «non tanto bene, in verità, sono provata. Diverse amiche mi hanno scritto in queste ore per sapere come andasse. Sono rimasta impressionata da quello che visto, da tutto quel sangue e dal sapere che lì c’era un bambino appena nato. Ancora fatico a crederci».

