Avvelenate con la ricina, il pranzo a base di cozze portate a casa dalla moglie. Il racconto di Gianni Di Vita ai pm che non si può verificare
A portare la ricina in casa potrebbe essere stata Antonella Di Ielsi, morta avvelenata insieme alla figlia quindicenne Sara Di Vita. Sarebbe stato un gesto del tutto inconsapevole, che però troverebbe riscontro nel racconto del marito, Gianni Di Vita, su un piatto di cozze mangiato a ridosso del Natale 2025. Il racconto è contenuto in uno dei verbali raccolti dalla polizia di Campobasso nei giorni successivi alla tragedia, di cui ha dato notizia il Tg1.
Il pranzo del 22 dicembre e le cozze portate a casa
Di Vita ha spiegato agli investigatori che quel giorno c’era un pranzo di lavoro con i colleghi di studio, al quale partecipò anche la moglie. «In una trattoria del capoluogo molisano il 22 dicembre a pranzo, mangiammo molto e alla fine restò un piatto di cozze cucinate. Mia moglie chiese un contenitore per poi portarle a casa principalmente per mia figlia Sara che ne era golosa». Sempre secondo il Tg1, l’ex sindaco di Pietracatella non ricorda con precisione quando quelle cozze siano state mangiate, se la sera stessa, a pranzo o durante la cena del 23 dicembre. «È probabile che quelle cozze sono state mangiate solo da me, Antonella, e Sara», ha detto alla polizia. I residui dei pasti del 22 e del 23 dicembre sono stati buttati subito nella spazzatura e il contenitore non è stato recuperato, quindi non è stato possibile analizzarlo per risalire al vettore della ricina.
Perché gli inquirenti continuano a seguire la pista delle relazioni
Secondo quanto trapela da fonti qualificate, riportate da Sky TG24 dopo gli sviluppi degli ultimi giorni, l’indagine sul cosiddetto giallo di Pietracatella resta sulla pista delle relazioni personali e dei presunti motivi sentimentali. Gli inquirenti si concentrano su relazioni nascoste e sui recenti approfondimenti che hanno riguardato il web e il materiale sequestrato. Vengono esaminati anche i problemi coniugali tra Gianni Di Vita e la moglie Antonella, emersi dalle analisi condotte nei mesi scorsi sui dati contenuti nel telefono della donna.
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I computer sequestrati a Riccia e i tempi dell’inchiesta
Per conoscere il contenuto dei computer acquisiti ieri e oggi a Riccia, nel liceo Scientifico dove insegna l’amica di Gianni Di Vita, più volte sentita come testimone nei mesi scorsi, servirà tempo. Finora ci si è limitati a copiare le informazioni, che saranno analizzate in seguito da esperti incaricati dalla Procura di Larino, titolare dell’inchiesta.

