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Manovra, spunta la stangata sul catasto (che piace a Bruxelles) contro i beneficiari del superbonus: adempimenti per 21.600 case ristrutturate

15 Ottobre 2026 - 17:20 Luca Graziani
Il ministro dell'Ecoonomia Giancarlo Giorgetti
Nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) il governo rivendica i controlli sugli immobili riqualificati con fondi pubblici. Altre 20mila lettere spedite per accertamenti su edifici non dichiarati. La stretta contro i bonus edilizi e «l'impatto dei crediti d'imposta» che ancora pesa sui conti
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Le tasse sulla casa sono da sempre uno dei terreni più delicati nei rapporti tra i governi italiani e Bruxelles. Ancora di più per gli esecutivi di centrodestra, storicamente contrari all’aumento della tassazione sugli immobili. Ma il governo guidato da Giorgia Meloni, nel rispondere alle richieste europee di aggiornare i valori catastali, ha messo a segno una piccola rivincita: dalle tabelle del Dpb, trasmesso alle Camere nella notte, spuntano i numeri dei controlli sulle case ristrutturate grazie agli incentivi pubblici. Tra queste rientrano ovviamente quelle che hanno beneficiato del Superbonus. Sono già stati inoltrati, si legge, circa 21.600 inviti all’adempimento per immobili riqualificati con fondi pubblici, inviati nel secondo trimestre del 2026, in vista dell’aggiornamento dei valori catastali previsto per il 2028.

La risposta a Bruxelles: 21.600 lettere e la caccia agli immobili fantasma

Il dato compare a pagina 15 del documento, nella tabella dedicata alle raccomandazioni dell’Unione europea. Alla richiesta di «aggiornare i valori catastali», il governo risponde elencando le attività già avviate. Oltre alle 21.600 comunicazioni sugli immobili ristrutturati, il Mef riferisce che la mappatura dei fabbricati non censiti è stata completata in 95 province ed è stata avviata in altre quattro, arrivando a coprire il 96% del territorio nazionale. Per gli edifici non dichiarati sono previste circa 20mila lettere nel corso del 2026.

Per ora non si parla di cartelle esattoriali né aumenti automatici delle imposte, ma, nello specifico, di inviti a verificare la propria posizione catastale e, dove necessario, a regolarizzarla. L’eventuale aggiornamento delle rendite catastali, però, può chiaramente tradursi in una maggiore tassazione degli immobili interessati. Insomma, una soluzione che per ora consente al governo di presentare a Bruxelles risultati concreti, senza dover annunciare nell’ultima curva della legislatura interventi massicci sul catasto.

La rivincita sul Superbonus, che continua a pesare sul debito

Tant’è che l’Ue, nelle raccomandazioni all’Italia del 2026, ha richiamato esplicitamente l’impegno ad aggiornare le rendite delle proprietà non censite e di quelle migliorate attraverso interventi finanziati, anche parzialmente, con risorse pubbliche. Categoria che ricomprende le abitazioni beneficiarie del Superbonus.

Del resto, già con la legge di Bilancio approvata a fine 2023, il governo Meloni aveva previsto verifiche specifiche dell’Agenzia delle Entrate sugli immobili beneficiari, per accertare se gli interventi effettuati richiedessero o meno aggiornamenti della rendita catastale.

Una sorta di piccola rivincita sull’incentivo edilizio introdotto dal governo Conte II, che l’attuale maggioranza ha più volte messo nel mirino con l’accusa di aver compromesso i conti pubblici. E che continua a lasciare il segno. Nello stesso Dpb il ministero dell’Economia prevede che il rapporto tra debito pubblico e Pil salga ancora, dal 138,1% del 2026 al 138,5% nel 2027, «determinato in larga misura dall’impatto di cassa dei crediti d’imposta connessi ai bonus edilizi maturati negli anni precedenti».

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