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Flotilla, indagato a Roma anche il ministro israeliano Katz: «Sugli attivisti trattamenti degradanti»

16 Ottobre 2026 - 15:39 Marco Fedeli
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Sono 13 gli indagati dalla Procura di Roma, tra cui Ben-Gvir, generali, vertici delle carceri e ammiragli. I pm della Capitale: «Abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale»
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Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e quello della Difesa, Israel Katz. E poi gli ammiragli, i generali, i comandanti delle unità speciali e i responsabili delle carceri. 13 persone in tutto, una parte del governo del presidente israeliano Benjamin Netanyahu e dell’intera catena di comando militare rientrano tra gli indagati nell’inchiesta della procura di Roma sugli assalti alla Global Sumund Flotilla. Le due missioni umanitarie dirette a gaza nell’ottobre del 2025 e nel maggio del 2026. Secondo i pm in quel periodo sono avvenuti «degli abbordaggi navali in violazione del diritto internazionale» ed è «stato realizzato un sistema di violenze, torture e condizioni di detenzione e trattamenti degradanti senza rispettare i diritti basilari e di difesa degli individui».

ANSA/YANNIS KOLESIDI | Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz

Chi sono gli indagati

L’inchiesta, inoltre, non si è limitata a ricostruire quello che è successo sulle navi e nelle prigioni israeliane, ma ha risalito la catena di comando individuando chi avrebbe avuto responsabilità ai diversi livelli. Questa comprende il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il generale Eyal Zamir, il comandante in capo della Marina, il viceammiraglio David Saar Salama, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dello Shayetet 13, il colonnello Eldad Borochovich, e il responsabile della base navale di Ashdod, il colonnello Eitan Paz. Per le operazioni di terra risultano invece coinvolti il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario israeliano (Ips) Kobi Yaakobi, il responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Ktzi’ot Menachen Bibas, il comandante della Nahshon, l’unità operativa di intervento e scorta dell’Ips, Assaf Zagori, e il comandante del Magav Berik Yitzchak.

Le condizioni disumane nella prigione di Kzi’ot

Inoltre, la procura ha ricostruito le condizioni in cui versavano i prigionieri e i soprusi patiti dai partecipanti, privati della libertà personale, in ogni fase dopo l’arresto: dall’ammassamento al trasporto verso il porto di Ashdod, l’arrivo nella la struttura carceraria di Kzi’ot, le fasi di identificazione e le procedure amministrative, fino alle ultime fasi del rilascio e del definitivo rientro in Italia. E in ogni fase sono state accertate «percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi e accuse di terrorismo». Dalle indagini è, inoltre, emerso che ai prigionieri non veniva dato da mangiare, non potevano avere cure mediche «anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze», e venivano torturati con la privazione del sonno. Infine, non avevano la benché minima assistenza legale e non hanno potuto comunicare con i loro difensori o con le rappresentanze diplomatiche durante la prigionia.

Foto copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI | Attivisti sbarcano da un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla al molo del Lido di Venezia, 7 settembre 2026

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