Cosa succede quando un fondo diventa il tuo proprietario di casa? La storia di 32 famiglie che rischiano di dover lasciare il loro quartiere a Milano
Viale Molise, Milano. Quadrante Sud-Est della città. Da un lato della strada c’è l’ex Macello, un’area dismessa di 150mila metri quadrati che sarà oggetto di un’ingente riqualificazione. Dall’altro lato c’è un palazzo, al civico 51, dove 32 famiglie rischiano di dover lasciare la propria casa prima ancora che il quartiere possa mostrare il suo nuovo volto. L’edificio in questione ospita 35 appartamenti, tre dei quali sono già vuoti. Negli altri vivono 63 persone, con storie e situazioni diverse, ma tutte accomunate dallo stesso destino: la prospettiva che la loro casa sia venduta e che, alla scadenza del contratto, non sia più possibile restare.
Lo scorso aprile, la proprietaria del palazzo ha firmato un preliminare di vendita con Gran Molise Srl, società partecipata da Maghen Capital Spa. Il rogito è atteso per la fine del 2026. Secondo gli inquilini, il la nuova proprietà ha deciso di rivendere gli appartamenti, anziché mantenere l’attuale destinazione in affitto. Da maggio, le agenzie immobiliari hanno iniziato a organizzare visite nello stabile, con alcuni appartamenti che sarebbero già stati oggetto di prevendite a privati o investitori. Il prezzo? 6.500 euro al metro quadrato. Una cifra che secondo i residenti non appare giustificata, visto che si tratta di un edificio costruito negli anni Trenta e che necessita di interventi di manutenzione.
Tra le 63 persone che rischiano di perdere la propria casa c’è anche Sofia Borri, 50 anni, libera professionista, che abita nel palazzo di viale Molise 51 da circa sette anni insieme al compagno e alle due figlie, di 11 e 12 anni. «Gli affitti oggi vanno dai mille ai 1.800 euro al mese, con alcuni residenti più anziani che pagano canoni anche inferiori», spiega Borri a Open. La vendita, di per sé, non costringe le famiglie del palazzo a cercare fin da subito un’altra sistemazione. Gli inquilini possono restare fino alle rispettive scadenze, che vanno da circa sei mesi a quattro anni. Ma proprio l’incertezza su ciò che accadrà dopo li ha spinti a organizzarsi per chiedere garanzie e aprire un confronto con la proprietà e le istituzioni.
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Una città che si rigenera, ma per chi?
Ciò che stanno vivendo gli abitanti del palazzo di viale Molise 51, a Milano, non è niente di anomalo né tantomeno illegale. L’attuale proprietaria del palazzo ha tutto il diritto di vendere l’immobile. E il fondo che lo acquisirà ha tutto il diritto di farne ciò che vuole. Eppure, a suo modo, la storia di quel condominio è emblematica della trasformazione che stanno vivendo diversi quartieri non solo di Milano ma di gran parte delle città europee. Quel fenomeno in cui la riqualificazione di vecchi quartieri e aree dismesse, spesso promossi dal pubblico, spinge operatori privati e fondi di investimento a vedere negli edifici residenziali un asset preziosissimo e da far fruttare.
Di fronte al condominio di viale Molise 51 c’è l’ex Macello, una delle grandi aree dismesse di Milano. Il piano attuativo adottato dalla giunta di Beppe Sala nelle scorse settimane 2026 prevede circa 1.200 alloggi, uno studentato, nuove sedi formative, servizi e oltre 30mila metri quadrati di verde. Almeno metà della superficie complessiva sarà destinata all’edilizia residenziale sociale. È un progetto importante per il quartiere, che punta a recuperare un’area a lungo inutilizzata e che fa crescere l’interesse degli investitori. Il problema, come spesso accade, si verifica quando la rigenerazione si trasforma in speculazione e gentrificazione, quel processo in cui la trasformazione di un quartiere porta anche alla sostituzione dei ceti popolari con nuovi abitanti più benestanti. Sono anche situazioni come questa ad aver innescato le mobilitazioni per il diritto alla casa in Spagna. E anche a Milano, come in altre città italiane, gli studenti protestano da tempo contro il caro affitti e la carenza di alloggi accessibili.

Da mille euro di affitto a 6.500 euro al metro quadrato
Il cambio di proprietà del condominio al civico 51 di viale Molise sembra ricalcare lo stesso schema a cui le associazioni degli inquilini di tutta Europa chiedono di mettere un freno. Ad oggi, le 32 famiglie dello stabile pagano in media tra i 1.000 e i 1.800 di affitto. Ma una volta che i loro contratti saranno scaduti e gli appartamenti saranno messi in vendita, il prezzo supererà i 6.500 euro al metro quadrato. Un annuncio, già disponibile su Immobiliare.it, mostra un trilocale da 84mq in classe energetica F a 462mila euro. Per alcuni inquilini, la scadenza del contratto arriverà fra pochi mesi, per altri mancano ancora alcuni anni. Ma nessuno, tra gli attuali residenti del condominio, sembra in grado di sborsare quelle cifre pur di non trasferirsi. «Qui vivono famiglie del ceto medio che fanno parte del tessuto produttivo della città e che saranno costrette a lasciare il quartiere: coppie di anziani, famiglie con figli piccoli, giovani che dividono l’appartamento», spiega Borri.
Finora, gli inquilini non hanno avuto alcun confronto con la futura proprietà e hanno chiesto aiuto al Comune di Milano affinché li aiuti ad avviare un dialogo. «Non siamo tutti nella stessa situazione. C’è chi ha bisogno di qualche mese in più per ragioni familiari, chi è anziano, chi magari può valutare l’acquisto. Vorremmo poter affrontare queste esigenze insieme», osserva l’inquilina di viale Molise 51. L’amministrazione si è detta disponibile a favorire un dialogo con la futura proprietà e a esplorare possibili soluzioni abitative per i nuclei coinvolti, anche in relazione al progetto di riqualificazione dell’ex Macello.

«Di colpo ti senti dentro la notizia»
Questo permetterebbe alle famiglie del palazzo di continuare a vivere nel quartiere e conservare quella socialità che hanno costruito negli anni. «Ancora oggi facciamo cene di condominio a ogni cambio di stagione. C’è chi accompagna la vicina anziana dal parrucchiere, chi ti tiene i figli se hai un impegno.
Queste cose non interessano al fondo che acquista l’immobile, ma sono difficili da lasciare. Ci conosciamo da anni, ci diamo una mano, abbiamo costruito dei rapporti», osserva Borri. Tra gli inquilini, la notizia della vendita del condominio ha suscitato paura, ansia e in alcuni casi persino rassegnazione.
Ed è anche per combattere questo disfattismo che un gruppo di loro ha deciso di attivarsi per raccontare anche all’esterno ciò che stava succedendo a loro. «Di colpo ti senti dentro la notizia. Sono cose che vedi succedere in tv e poi succedono a te e alla tua vicina», racconta ancora. «Qui c’è una comunità. Ci conosciamo da anni, ci diamo una mano, abbiamo costruito dei rapporti. In una città che dice di avere paura di svuotarsi dei suoi abitanti – conclude – forse anche questo dovrebbe essere un valore da proteggere».

