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La Cgil vince la sfida delle piazze a Milano: «Qui per dire no alla violenza e ridare speranza». Un flop il presidio dei Vannacciani – Foto e video

21 Ottobre 2026 - 20:05 Gianluca Brambilla
Poco partecipato il ritrovo di Futuro Nazionale in via Torino, a pochi passi dalle vetrine infrante dai manifestanti lo scorso sabato. Sala al raduno della Cgil: «Ora riprendiamo il controllo della città»
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A meno di una settimana dagli scontri, a Milano tornano le mobilitazioni di piazza. Due per l’esattezza, unite dallo stesso messaggio (dire “no” alle proteste violente dello scorso weekend) ma promosse da due sigle che in comune non hanno proprio nulla. Da una parte c’è la Cgil, promotrice di un presidio in piazza della Scala «per la coesione sociale». Dall’altra Futuro Nazionale, il partito politico di estrema destra fondato da Roberto Vannacci, che ha messo in piedi un presidio di solidarietà ai commercianti di via Torino, una delle vie più coinvolte dai saccheggi e dagli scontri con le forze dell’ordine.

Il presidio-flop dei Vannacciani in via Torino

Il primo presidio è quello dei “futuristi”, che si danno appuntamento alle 18 in via Torino, proprio a pochi passi da alcune delle vetrine infrante dai manifestanti. Il generale Roberto Vannacci, però, non c’è. «In questo momento è a Bruxelles, ma è sempre nei nostri cuori», prova a stemperare un esponente di Futuro Nazionale (FnV). Ma ad ascoltarlo c’è ben poca gente: in tutto saranno una quarantina le persone presenti al presidio, venti senza contare i giornalisti. «È inaccettabile che giovani ragazzi pensino di distruggere, dare fuoco e rubare a Milano», ci spiega Luca Bernardo, ex candidato sindaco del centrodestra alle ultime comunali e oggi consigliere per FnV. «Noi siamo vicini alle forze dell’ordine, ai negozianti e a quei milanesi silenziosi che non si sentono, non protestano, ma cercano di lavorare tutte le mattine e far andare meglio Milano», aggiunge il medico ex Forza Italia.

Il presidio di Futuro Nazionale in via Torino, a Milano

Il presidio di oggi, poco partecipato, sembra servire più che altro come posizionamento politico. Innanzitutto in solidarietà alle forze dell’ordine, certo, ma anche come spina nel fianco del governo Meloni. «Io credo che inasprire le leggi può attenzionare i problemi, ma ci deve essere la certezza della pena e soprattutto fare azioni sociali nei quartieri difficili per far sì che queste persone debbano e possano integrarsi per essere un cittadino milanese», dice Bernardo a proposito dell’ultimo decreto sicurezza approvato dall’esecutivo in risposta ai disordini di Milano.

Cgil e centrosinistra: «Dal governo una risposta sbagliata»

In piazza della Scala, a meno di un chilometro di distanza dai Vannacciani, c’è l’altro presidio del giorno, quello indetto dalla Cgil e allargato ad altre sigle come Anpi e Arci. «Siamo qui per mettere i nostri corpi in piazza a dire che l’interpretazione che dà la destra di ciò che è successo è sbagliata. Quando alle nuove generazioni non si prospetta un futuro, le si lasciano senza speranza. Invece questa è la piazza della speranza», ci spiega Luca Stanzione, segretario generale della Cgil Milano. E la risposta del governo con il decreto sicurezza? «Parziale e insufficiente. Dov’era il governo quando continuavamo a dire che a Milano mancavano 250 poliziotti?», chiede il sindacalista.

Al presidio “bagnato” di piazza della Scala ci sono anche le bandiere di Pd e Movimento 5 stelle, oltre a diversi esponenti dell’amministrazione comunale e il sindaco Beppe Sala. «La responsabilità di ciò che è accaduto investe tutta la società. La prima cosa da fare è riprendere il controllo della città. La seconda, più faticosa, è riavviare un dialogo. Dei giovani fermati solo il 20% è di Milano e solo un altro 20% è straniero», dice il primo cittadino. Assieme a lui anche alcuni degli aspiranti successori, a partire da Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino. «L’invio di 500 parà da parte del governo non è una risposta giusta. Bisogna essere molto duri e molto netti contro la violenza, ma non servono presìdi militari. Servono agenti di polizia. Quello che ritengo inaccettabile è l’uso strumentale di questi episodi da parte del governo, che ha tentato di criminalizzare tutte le voci», ci dice il capogruppo del Pd in Regione Lombardia.

Antonia Verderosa e Michela De Marchi Giusto hanno collaborato alla realizzazione di foto, video e articolo

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