L’ultima del correntone Pd per tassare di più i ricchi: cambiare la Costituzione
Cambiare la Costituzione per riformare il sistema fiscale italiano. È una delle proposte contenute nel documento presentato dal cosiddetto «correntone» del Partito democratico, l’aggregazione delle aree che fanno riferimento a Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, riunite da oggi, venerdì 23 ottobre, a Montepulciano, per una tre giorni che si concluderà domenica con l’intervento di Elly Schlein.
Ma la proposta non è del tutto nuova. La modifica costituzionale avanzata dai dem riprende infatti un progetto elaborato cinque anni fa dall’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco per Articolo Uno, il partito di Speranza poi confluito nel Pd. Un piano di riforma che, oltre a intervenire sui principi costituzionali in materia tributaria, contemplava anche l’introduzione di una patrimoniale oltre i 250mila euro. Proprio l’imposta sui grandi patrimoni, che il documento evita di mettere nero su bianco, oggi divide gli alleati del campo largo e lo stesso Pd.
L’idea del correntone, modificare l’articolo 53 della Carta
Il passaggio si trova nel capitolo dedicato al welfare del documento politico della convention «Pronti per l’alternativa». L’obiettivo dichiarato è «rigenerare e allargare un sistema di welfare», da finanziare attraverso «una riforma fiscale ambiziosa e radicale, coerente con gli obiettivi di crescita sostenibile, riduzione delle disuguaglianze sociali e decarbonizzazione dell’economia». Per realizzarla, secondo i promotori, bisogna partire da «una revisione dell’articolo 53 della Costituzione che introduca nel testo i criteri di generalità e uniformità del prelievo».
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L’articolo 53 della Costituzione stabilisce attualmente che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva» e che «il sistema tributario è informato a criteri di progressività». L’idea del correntone è dunque rafforzare il principio secondo cui contribuenti con la stessa capacità contributiva, dovrebbero essere sottoposti a lo stesso trattamento fiscale. Una modifica che potrebbe incidere anche sulle differenze tra i vari regimi di tassazione dei redditi: dall’Irpef progressiva applicata al lavoro dipendente alle imposte sostitutive previste, per esempio, per le partite Iva.
La proposta di Articolo Uno del 2021 e una patrimoniale sopra i 250mila euro
Una formulazione, quella scelta dal correntone, che ricalca quella contenuta già in un documento del maggio 2021, intitolato «Articolo Uno: proposte per una riforma fiscale», a firma Vincenzo Visco. L’ex ministro proponeva di aggiungere all’articolo 53 proprio le parole «generalità e uniformità del prelievo», per affiancare alla progressività già prevista dalla Costituzione il principio dell’equità orizzontale. Tradotto: a parità di reddito, si devono pagare le stesse tasse. Criterio che avrebbe dovuto rendere più rigorose anche le detrazioni, le agevolazioni e gli incentivi.
Ma il progetto di Visco andava anche oltre. L’ex ministro ipotizzava di affiancare all’Irpef sui redditi da lavoro «un’imposta personale progressiva sui beni patrimoniali posseduti». Una patrimoniale insomma, con una franchigia di 250mila euro di ricchezza netta e un’aliquota massima dell’1%. Il piano, da realizzare a parità di gettito, prevedeva anche l’abolizione dell’Imu e di altri prelievi esistenti. I dem riuniti a Montepulciano, nel loro manifesto, la patrimoniale invece l’hanno lasciata fuori. Anche perché, sulla tassazione delle grandi ricchezze, a sinistra si fatica a trovare la quadra.
La tassa sui grandi patrimoni divide il campo largo
Elly Schlein si è più volte dichiarata favorevole (purché la misura sia fatta a livello europeo), chiarendo però che non rientra tra le proposte già condivise per il programma del centrosinistra. «Ne discuteremo», aveva detto a giugno. Ma all’interno del Pd c’è anche chi sostiene apertamente una ‘patrimoniale italiana’, come l’area degli ex Articolo Uno che fa capo proprio a Roberto Speranza.
Di diverso avviso è invece Giuseppe Conte, che lo scorso 15 ottobre ha bocciato ancora una volta la patrimoniale, rilanciata da Alleanza Verdi e Sinistra. «L’abbiamo studiata e ristudiata, quindi vorrei uscire dal quadro ideologico. Quando è stata fatta in Europa non ha mai funzionato, perché c’è un problema di calcolo del patrimonio. Secondo: i mega ricchi si spostano facilmente», ha spiegato il presidente del Movimento 5 Stelle.
Posizione che però stride con gli orientamenti emersi dalla base pentastellata durante Nova, il percorso partecipativo per la definizione del programma. La patrimoniale era infatti comparsa in 61 dei 107 report territoriali, risultando la proposta concreta più citata. Ma dai venti punti principali del programma sottoposto agli iscritti è scomparsa, sostituita da un più circoscritto «prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie».
I maggiori sponsor tra gli azionisti del campo largo restano, invece, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che il 2 ottobre hanno presentato agli alleati un progetto di riforma fiscale che prevede un’imposta progressiva sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, accompagnata da una revisione dell’Irpef. «Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici», hanno replicato, pronti a portare al tavolo numeri e dati per contestare le obiezioni dell’ex premier.

