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Si finge carabiniere per truffare un anziano, ma al telefono ce n’è uno vero: «Quando l’abbiamo arrestato ha sorriso»

23 Ottobre 2026 - 09:39 Alba Romano
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Il brigadiere Multari ha sventato il colpo insieme alla figlia 18enne: «Ho pensato alle potenziali vittime»
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Il brigadiere dei carabinieri Domenico Multari, che lavora alla centrale di Frascati, ha sventato una truffa fingendosi un anziano. «Quando il truffatore è finito in manette ho provato un’emozione fortissima: non sono mai stato così tanto orgoglioso di indossare la divisa dell’Arma perché ho pensato a tutte quelle potenziali vittime, agli anziani, che ho aiutato», racconta oggi al Messaggero. Ad aiutarlo la figlia 18enne Francesca.

La storia

Il militare è finito nel mirino dei truffatori che si fingono carabinieri. Ha capito il raggiro e si è finto ultra-ottantenne. «Alla telefonata ha risposto mia figlia e non appena mi ha detto che mi stavano cercando i carabinieri della stazione Mentana ho capito che era la truffa del finto carabiniere. Da diversi mesi studiamo il modus operandi di queste bande e ho capito che per prenderli, avrei dovuto fingere di credere alla loro “esca”», dice. A quel punto «mi hanno chiesto il numero della targa della mia auto e ne ho inventata una. Ma la cosa più importante è che mentre parlavo con il finto collega, ho scritto su un biglietto a mia figlia Francesca di chiamare i miei colleghi alla centrale operativa. E anche lei è stata bravissima perché ha messo in condizione i miei colleghi di ascoltare la telefonata. Così hanno mandato subito una pattuglia a casa».

Monili e gioielli

Il racconto prosegue: «Sapevo che se avessi fatto capire che a casa insieme ai monili d’oro e ai gioielli avevo molto contante a disposizione non avrebbero esitato. Li ho lasciati parlare, e infatti hanno seguito il copione che mi aspettavo. E cioè che la mia macchina era stata utilizzata da una banda di rapinatori stranieri di origini romene che avevano svaligiato una gioielleria Stroili e che dovevano controllare se la refurtiva era finita a casa mia.Intanto cercavo di prendere tempo per consentire ai miei colleghi di organizzarsi e arrivare».

Whatsapp

I truffatori «insistevano molto per farmi attivare WhatsApp, mi chiedevano con insistenza l’indirizzo email. Anche questo è un sistema che conosciamo molto bene e che utilizzano per avere la prova che la vittima, effettivamente, disponga di soldi e gioielli. Ma ormai ero calato nella parte dell’anziano in difficoltà che non ha molta dimestichezza con la tecnologia. Anche lì, ho preso tempo. Alla fine ho capito che i miei colleghi erano pronti a intervenire, aveva appena attaccato il telefono quando hanno suonato alla porta ed era il complice».

L’arresto

Un giovane di 21 anni residente in Campania è stato arrestato. E quando ha capito che era nell’abitazione di un vero carabiniere «sulle prime, ha sorriso. Poi abbiamo proceduto con l’arresto e adesso ci saranno ulteriori indagini. Abbiamo sequestrato il cellulare e quindi, siamo riusciti a intercettare la chat usata dalla banda per impartire indicazioni al giovane sul mio appartamento, sulla mia famiglia rispetto alle mie (finte) risposte. Il cellulare sarà la vera svolta per l’indagine e per risalire all’identità dei complici».

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