Dopo il blocco dei tir «servirà una settimana per tornare alla normalità». Perché c’è il rischio tsunami sui prezzi al supermercato
«Ci vorranno non meno di 5-7 giorni per tornare alla piena normalità, perché i negozi sono vuoti» secondo il presidente di Federdistribuzione, Carlo Buttarelli. I blocchi dei Tir sono stati tolti in tutto il Sud, compresi gli ultimi irriducibili in Campania. I camion hanno ripreso a muovere merci e carburanti, e per agevolare la ripartenza il Viminale ha concesso la libera circolazione dei mezzi pesanti sulle autostrade meridionali anche nel fine settimana, in deroga al divieto abituale.
Il conto, però, rischia di essere presto pesantissimo, soprattutto per i consumatori. Secondo le segnalazioni raccolte da Altroconsumo, gli scaffali vuoti hanno riguardato soprattutto le province di Roma, Napoli, Palermo e Bari, con in testa i prodotti freschi: verdura, frutta, carne e latticini. E ora il rischio è che sui consumatori si abbatta uno tsunami di rincari tra i corridoi dei supermercati, dopo che per giorni sono stati buttati al macero quintali di cibo.
Il caro gasolio può arrivare sui prezzi di frutta e verdura
Il rischio è che il rincaro del gasolio si trasferisca sugli scaffali e che a pagarlo siano i consumatori, insieme ai produttori. Come ricorda il Messaggero, gli ortofrutticoli, tra l’altro, risultano già in rialzo secondo gli ultimi dati Istat sull’inflazione. Un fenomeno a cui Mr Prezzi, il garante per la sorveglianza dei prezzi potrebbe quantomeno dire la sua.
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Dopo i giorni di fermo, i raccolti finiti in discarica sono tanti: per Confcommercio i danni valgono diversi milioni, mentre il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha parlato di perdite pesanti: «Abbiamo buttato via tonnellate di latte che non sono state ritirate e grandi quantità di prodotti freschi e il settore della quarta gamma ha subito danni enormi».
Agli agricoltori e ai pescatori sono andati 70 milioni, ma una quota aggiuntiva di costi per il trasporto rischierebbe di aggravare il quadro. La Cia Lazio ha fatto i conti: in cinque anni la spesa alimentare è salita del 30%. Dal 2021 l’olio sugli scaffali costa il 50% in più, mentre agli olivicoltori è stato riconosciuto il 42% in meno nell’ultimo anno. Per le carni i consumatori subiscono aumenti a doppia cifra, a fronte di un calo dell’8,7% dell’indice degli allevamenti e del 13,8% per il latte.
Quanti soldi ha stanziato il governo per l’autotrasporto
A far rientrare la protesta è stato il Consiglio dei ministri, che nei giorni scorsi ha aggiunto 105 milioni per il settore, portando gli aiuti complessivi oltre il miliardo. Il Corriere ricorda che il ministro Matteo Salvini aveva già promesso 480 milioni da erogare subito e altri 590 milioni per il rinnovo dei mezzi. Il confronto con le associazioni degli autotrasportatori prosegue a metà della prossima settimana al ministero. Il decreto contiene anche misure per alleggerire altri costi dei camionisti: tempi più lunghi per il leasing e la possibilità di scaricare in fattura sul committente una quota dell’aumento del gasolio, anche in assenza di contratti scritti.
Taxi in piazza all’inizio della prossima settimana: cosa succede
Mentre i camionisti si calmano, sale la tensione tra i tassisti, anche loro penalizzati dal caro carburanti. All’inizio della prossima settimana a Roma, dalle 10 alle 13, è prevista la manifestazione promossa da Uri, itTaxi e Unicoop in piazzale di Porta Pia, davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quindi proprio sotto l’ufficio del ministro Salvini.
L’appuntamento era stato fissato inizialmente in via XX Settembre, davanti al ministero dell’Economia, ma, hanno spiegato gli organizzatori in una nota, «lo spostamento è stato concordato con la Questura in considerazione dell’elevato numero di partecipanti previsto, con tassisti in arrivo da ogni parte d’Italia». In piazza ci saranno anche i colleghi del noleggio con conducente, fatto inusuale. Altre 27 sigle, tra cui Uiltrasporti, Usb Taxi e Federtaxi Cisal, si riuniranno a Firenze per decidere come muoversi. Lo sciopero è sul tavolo ed è, ha detto Carlo Di Alessandro di Federtaxi Cisal, «quanto mai probabile».

