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Lavora tre giorni come parcheggiatrice e guadagna 88 euro, ma l’Inps le chiede indietro 22mila euro di pensione: perché il giudice ha dato ragione alla donna

22 Ottobre 2026 - 21:45 Francesca Milano
inps
Una pensionata di 69 anni aveva lavorato durante tre spettacoli a Livorno. Per l'Inps aveva violato le regole di "quota 100" e doveva restituire oltre un anno di pensione. Il tribunale ha dichiarato illegittima la richiesta di restituzione integrale
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Tre giorni di lavoro, 88 euro guadagnati e una brutta sorpresa: l’Inps le chiede di restituire 22mila euro di pensione. È la vicenda paradossale di una pensionata di 69 anni di Livorno che, per aver lavorato come parcheggiatrice durante alcuni concerti, si è vista chiedere indietro più di un anno di pensione. La colpa? Aver violato le regole previdenziali di “quota 100” che vietano di cumulare l’assegno pensionistico con i redditi da lavoro dipendente. Il caso è arrivato in tribunale, dove il giudice ha dato ragione alla parcheggiatrice pensionata: l’Inps non poteva pretendere la restituzione di un anno di pensione per appena tre giornate di lavoro.

Gli 88 euro guadagnati durante i concerti

La vicenda risale al 2023, quando la donna, in pensione dal 18 ottobre 2019, aveva deciso di arrotondare le proprie entrate lavorando come parcheggiatrice al PalaModì di Livorno durante i concerti di Renato Zero e Max Pezzali e durante uno spettacolo di Checco Zalone, secondo quanto riportato dal Tirreno. In tutto, appena tre giornate di lavoro, per un compenso complessivo di 88 euro.

Secondo l’Inps, però, questa attività sarebbe stata incompatibile con le regole della pensione anticipata (quota 100). Il 26 gennaio 2024 l’Istituto di previdenza aveva infatti comunicato alla donna il ricalcolo della pensione chiedendo la restituzione di 22.494,03 euro.

La sentenza: cumulo vietato solo per due mesi

La giudice del lavoro ha riconosciuto l’incompatibilità tra il lavoro subordinato e la pensione quota 100, ma ha giudicato illegittima la richiesta di restituzione dell’intero trattamento annuale da parte dell’Inps. Secondo il tribunale, infatti, la violazione del divieto di cumulo non comporta automaticamente la perdita della pensione anche per i mesi in cui non si è svolta alcuna attività lavorativa. Nel caso della donna, solo nei mesi di aprile e maggio 2023 la pensione non era dovuta.

Quota 100, quando è possibile lavorare senza perdere la pensione

Al centro della controversia c’è l’articolo 14 del decreto legge n.4/2019, che stabilisce il divieto di cumulo tra la pensione anticipata “quota 100” e i redditi da lavoro. La norma stabilisce che, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, chi è andato in pensione con “quota 100” non può cumulare l’assegno con redditi da lavoro dipendente o autonomo. Fa eccezione il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5mila euro lordi annui.

La parcheggiatrice aveva sì ricevuto un compenso inferiore a questa cifra, ma con un contratto di lavoro subordinato. A salvarla non è stato l’importo esiguo del compenso, ma il principio di proporzionalità applicato dal tribunale. La giudice ha riconosciuto che la donna aveva effettivamente violato il divieto di cumulo, ma ha stabilito che questo non giustificava la perdita della pensione per l’intero anno.

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