Netanyahu shock: «Gli Usa ci taglieranno le armi. Sanzioni? Usiamo le criptovalute». Insorge la Banca d’Israele – Il video
È scontro frontale tra Benjamin Netanyahu e la Banca centrale d’Israele a pochi giorni dal voto. Tema del contendere: le contromisure da prendere per tutelare l’economia del Paese di fronte all’isolamento internazionale crescente. È stato Netanyahu a lanciare l’allarme in un’intervista al Canale 10. Il premier ha detto che gli israeliani potrebbero dover presto dire addio agli ingenti aiuti militari Usa. «Se pensate che continueremo a ricevere ciò che io ho messo al sicuro due volte – decine di miliardi di dollari di aiuti americani per la difesa – abituatevi al fatto che non sarà così, perché l’America è cambiata», ha scandito Netanyahu: «È finita, è solo questione di tempo». Poi ha detto di essere preoccupato in particolare per la prospettiva di sanzioni internazionali crescenti da Paesi in dissenso con Israele per le sue azioni politiche e militari. «Bisogna capire che ci potrebbero essere delle sanzioni, anche bancarie». Per scampare al loro impatto, ha aggiunto, «bisogna preparare l’economia», per esempio ricorrendo alle criptovalute («ci sto lavorando») o alla tecnologia blockchain («è uno dei modi, ho già chiesto di predisporre un piano»).
La replica della Banca d’Israele
Apriti cielo. A censurare le dichiarazioni di Netanyahu sono stati non solo i leader dell’opposizione – come Yair Lapid e Yair Golan, che insieme a Gadi Eisenkot e Naftali Bennett sperano di spodestarlo alle elezioni di martedì 27 – ma pure la Banca centrale di Israele. Terminata la giornata di riposo dello Shabbat, la Banca centrale ha diffuso un raro comunicato per mettere in chiaro come «le criptovalute non possono fungere da mezzo per aggirare le sanzioni. La scelta prudente per l’economia israeliana – ha osservato invece l’istituto – consiste nel mantenere le relazioni economiche con i principali partner commerciali e nel concentrarsi sulla prevenzione delle sanzioni e dei loro effetti negativi sull’economia. Si tratta di una questione che rientra nelle competenze della leadership politica, che dovrà adottare le misure opportune per affrontarla». Come a dire: inutile spaventare l’opinione pubblica e i mercati con sparate del genere, chi governa pensi piuttosto a prendersi cura dei rapporti diplomatici internazionali.
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Gli allarmi di Netanyahu e i piani del governo
Netanyahu sabato sera ha preso atto della replica della Banca centrale. «Ascolto le loro obiezioni e le prendo in considerazione, li ringrazio per i consigli, ma faccio ciò che penso sia giusto», ha detto. Funzionari del ministero dell’Economia e dello stesso ufficio del primo ministro, per la verità, hanno detto di non essere a conoscenza di alcun piano concreto come quello evocato da Netanyahu. Ma di fatto il premier ha deciso di affondare nella volata finale prima delle elezioni con una serie di annunci allarmistici. Nelle scorse settimane ha avvertito più volte che «i nemici di Israele potrebbero attaccarci» ed evocato una nuova operazione militare in Iran, mentre da venerdì è partita la vasta operazione anti-terrorismo in Cisgiordania dopo l’attacco terroristico in cui sono rimasti uccisi due soldati Idf.

