Trump-Netanyahu, il doppio endorsement per le elezioni in Usa e Israele e la minaccia all’Iran: «Finiremo il lavoro» – Il video
Insieme in guerra, a braccetto di fronte agli elettori. Benjamin Netanyahu e Donald Trump si giocano il proprio futuro politico nei prossimi 15 giorni. Il primo rischia di andare a casa, e in tribunale per i suoi processi, in caso di sconfitta al voto del 27 ottobre; il secondo di rimanere «azzoppato» per i prossimi due anni in caso di vittoria dei Democratici alle mid-term del 3 novembre. Saranno i due martedì della verità per Stati Uniti e Israele, nelle prime elezioni nazionali dopo la guerra all’Iran, lanciata dai due Paesi a fine febbraio e che si trascina sino ad oggi in un’agonia sfibrante. Il mancato raggiungimento dei due obiettivi più ghiotti – la caduta del regime e lo stop al programma nucleare di Teheran – nei mesi scorsi ha creato tensioni evidenti tra i due leader. Ma domenica Trump e Netanyahu hanno rotto gli indugi e deciso di giocare insieme la partita della vita (politica). Anzi, in puro stile “Lascia e raddoppia”, entrambi hanno lasciato intendere che se i loro partiti saranno premiati al voto presto «finiranno il lavoro» in Iran.
«Non mi fido di nessuno», anzi sì: il cambio di rotta di Trump
Impegnato in una campagna elettorale senza esclusione di colpi con il blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot, Netanyahu sperava da mesi in un endorsement pubblico per lui da Donald Trump, presidente Usa «venerato» in Israele (non solo dagli elettori di destra) per aver «schermato» lo Stato ebraico in questi anni all’Onu e oltre, contribuito all’accordo che ha riportato a casa tutti gli ostaggi ancora in vita da Gaza, e aver lanciato la doppia sfida militare all’Iran. Sino a pochi giorni fa il capo della Casa Bianca era parso volersi tenere alla larga dalla campagna elettorale israeliana. Solo giovedì scorso, in un’intervista a Newsmax, aveva rifiutato di dare il suo sostegno a Netanyahu: «Onestamente non mi fido di nessuno», aveva detto. A parte se stesso, aveva poi più o meno scherzato. Domenica su Truth è arrivato il cambio di rotta: Trump ha dato il suo appoggio totale a Netanyahu per le prossime elezioni, arrivando a dire che senza di lui la cooperazione tra Usa e Israele si farebbe molto più difficile.
L’endorsement «totale» di Trump a Netanyahu
«Bibi Netanyahu è stato un Grande Primo Ministro Guerriero, e un Partner di Pace perfino più grande, nel combattere la Repubblica Islamica d’Iran, che da 51 anni canta “Morte a Israele, Morte all’America!”», ha scritto Trump sul suo social. «Sarebbe stata solo questione di tempo prima che l’Iran mettesse in pratica quella frase tremenda ma sono stati sistematicamente distrutti, militarmente e finanziariamente, e se non cambiano corso rapidamente presto finiremo il lavoro. Se Israele avrà il leader sbagliato, ossia chiunque tranne Bibi, l’America dovrà farlo da sola, e non vorrei farlo», ha continuato rivolgendosi contemporaneamente a elettori americani e israeliani. Insomma, ha concluso, «questo è il tipo di partner che gli Usa chiedono a Israele». Endorsement «completo e totale», dunque, e tanti saluti all’ex capo di Stato maggiore dell’esercito Eisenkot o qualsiasi altro pretendente alla poltrona di primo ministro.
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Il messaggio di Netanyahu agli elettori Usa
Manna dal cielo per Netanyahu, che non ha lasciato trascorrere più di due ore prima di rispondere, ringraziando sentitamente, offrendo il proprio “contro-endorsement” a Trump e minacciando a sua volta di riprendere le operazioni militari in Iran. Dalla terrazza del suo ufficio, Netanyahu ha girato due clip, una in ebraico e una in inglese. Agli elettori israeliani, ha raccomandato di soppesare con grande attenzione le parole di Trump: «Ha detto che bisogna completare il lavoro in Iran, e che questa cosa la potrà portare a termine solo con me al potere, nei prossimi due anni e magari anche prima. Ci sono altre questioni importanti, ma la rimozione della minaccia iraniana è la cosa che conta davvero in queste elezioni, la nostra missione fondamentale». In inglese ha ribadito i suoi ringraziamenti quasi commossi a Trump per il sostegno, e ha mandato a sua volta un messaggio agli elettori americani: «Siete preoccupati per il prezzo del gas? Pensate a cosa accadrebbe se l’Iran dovesse ottenere l’arma nucleare – cosa che Donald Trump e io non consentiremo mai. E quando accadrà, quando il regime sparirà, i prezzi del gas scenderanno, e come! Ma solo sotto Trump: non succederà mai con quelli che vogliono trovare un accomodamento con questi tiranni e macellai». Ossia, manda a dire Netanyahu, coi Democratici. Così i due leader si legano indissolubilmente l’uno all’altro – sfidando la rispettiva sorte elettorale.
Una nuova guerra all’Iran?
Solo minacce ad uso elettorale o qualcosa bolle davvero in pentola? Netanyahu evoca da settimane il rischio di una nuova guerra per Israele – magari per difendersi da qualche attacco nemico – tanto che in molti tra gli avversari di Bibi temono qualche «sorpresa» dell’ultim’ora tale da far saltare le elezioni stesse. Secondo alcuni esperti israeliani, riporta il Times of Israel, in mancanza di colpi di scena negoziali nel breve periodo è «solo questione di tempo» prima che la guerra a Teheran riprenda. «Senza un accordo diplomatico le possibilità di escalation sono molto alte», sostiene l’esperto di sicurezza Danny Citrinowicz. Un segnale del possibile nuovo confronto militare viene individuato nell’arrivo previsto di una terza portaerei Usa in Medio Oriente nelle prossime settimane. Gli stessi quadri militari iraniani sembrano consapevoli della minaccia, scenografica o reale sia. Oggi il portavoce delle Guardie rivoluzionarie Hossein Mohebi ha sfidato apertamente gli Usa. «Con l’avvicinarsi delle elezioni, potrebbero cercare di creare artificiosamente dei “risultati”. Non hanno la capacità di dare inizio a un nuovo conflitto, ma non escludiamo alcuna possibilità e restiamo pronti a rispondere; questa volta, la nostra risposta sarà molto più dura», ha preannunciato Mohebi. Anche dentro l’Iran suonare i tamburi di guerra al grande nemico, se non altro, è sempre gioco facile.

