Israele, l’allarme di Netanyahu: «Vogliono attaccarci prima del voto». I sospetti su Hamas e le proteste dell’opposizione – Il video

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito oggi i suoi concittadini che alcuni «nemici» si starebbero preparando ad attaccare il Paese nell’imminenza delle elezioni. «Abbiamo segnali che i nostri nemici proveranno ad attaccarci prima delle elezioni. Da qui, da questa base dell’Aeronautica, ho un messaggio per loro: non ci provate, né ora né mai, il nostro lungo braccio vi raggiungerà ovunque e in qualsiasi momento», dice Netanyahu in un video girato dalla base aerea di Tel Nof. Il premier non chiarisce a che tipo di minaccia si riferisca, né da quale dei tanti nemici di Israele arriverebbe: Hamas? Hezbollah? Gli Houthi? O l’Iran che tutti quei gruppi protegge e foraggia? Immediato il salto sulla sedia di tutti gli altri leader politici impegnati nella campagna elettorale in vista del voto del 27 ottobre. Di che informazioni è in possesso esattamente Netanyahu? Ha chiesto di saperlo in particolare Yair Lapid, quale leader dell’opposizione in Parlamento. Richiesta accolta, Netanyahu lo riceverà sul far della notte, alle 11 di sera ora locale, per un briefing di sicurezza riservato.
I presunti attacchi stranieri e i dubbi su Netanyahu
Già lunedì, nel contrattaccare dopo le accuse a catena di aver ricevuto e ignorato allarmi sulla strage in arrivo il 7 ottobre 2023, Netanyahu aveva evocato lo zampino di «Stati e attori stranieri ostili, inclusi Paesi arabi» per far deragliare la democrazia israeliana. In quel caso il premier non aveva parlato però di attacchi militari, ma piuttosto di interferenze nella campagna elettorale tramite presunte «calunnie» volte a «far cadere il governo di destra di Netanyahu e sostituirlo con un governo di sinistra-partiti arabi di Eizenkot, Yair Golan e Lieberman che si ritirerebbe da Gaza, Libano, Siria e Giudea e Samaria – e stabilirebbe uno Stato palestinese». Due allarmi difficili da sostenere allo stesso tempo, nota polemico con Netanyahu l’analista Danny Citrinowicz. Che adombra per questo «una domanda inquietante: questo discorso riflette un allarme di sicurezza concreto, o sta preparando l’opinione pubblica all’eventualità di un’azione militare unilaterale, inclusa un’operazione preventiva?».
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I timori di attacchi da Hamas e Hezbollah
Secondo alti funzionari sentiti dal Jerusalem Post l’allarme lanciato da Netanyahu riflette informazioni d’intelligence su presunti attacchi allo studio da parte di Hamas e Hezbollah. L’Idf sarebbe in particolare in stato di massima allerta nella parte della Striscia di Gaza che ancora controlla per il timore che Hamas possa rapire almeno un soldato israeliano, magari in occasione del terzo anniversario della strage del 7 ottobre. Sul fronte nord, segnalano poi fonti di sicurezza alla stampa israeliana, preoccupa la possibilità che Hezbollah possa piantare esplosivi lungo strade e postazioni su cui si muove l’esercito israeliano nei suoi pattugliamenti nel sud del Libano. Proprio oggi un altro dei pretendenti al posto di Netanyahu, Naftali Bennett, ha avvertito che l’Idf sarebbe a corto di personale per far fronte alle molteplici minacce sui diversi fronti.

