Svizzera, bocciata la stretta sulla neutralità. Vince il “no” anche sull’autoapprovvigionamento alimentare

Gli svizzeri non vogliono irrigidire la storica neutralità della Confederazione. Al referendum di domenica 27 settembre, il 70,2% degli elettori ha respinto l’iniziativa che chiedeva di inserire nella Costituzione una definizione più rigida della neutralità del Paese. I Sì si sono fermati al 29,8%, con un’affluenza del 47,1 per cento.
Il quesito referendario
La proposta, sostenuta dall’Unione democratica di centro (Udc/Svp) e dagli ambienti della destra conservatrice, non metteva in discussione il principio della neutralità svizzera, ma puntava a limitarne in modo significativo l’interpretazione da parte del governo. Il testo chiedeva infatti di sancire costituzionalmente una neutralità «permanente e armata» e di restringere fortemente la possibilità della Svizzera di aderire a sanzioni contro Stati coinvolti in conflitti.
Uno dei punti più controversi riguardava proprio le sanzioni internazionali. Con l’approvazione dell’iniziativa, Berna non avrebbe più potuto aderire autonomamente a misure contro Paesi belligeranti, fatta eccezione per quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una modifica che avrebbe inciso direttamente sulla linea seguita dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando la Confederazione ha recepito gran parte delle sanzioni varate dall’Unione europea contro Mosca.
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La proposta avrebbe inoltre escluso l’adesione della Svizzera ad alleanze militari o difensive, salvo il caso di un attacco diretto al territorio elvetico. Il governo federale si era schierato contro l’iniziativa, sostenendo che una formulazione così rigida avrebbe ridotto il margine di manovra della politica estera e di sicurezza del Paese.
Il risultato del voto
La bocciatura è stata netta in tutto il Paese. Anche il Ticino, dove il consenso all’iniziativa è risultato superiore rispetto alla media nazionale, ha votato contro, con il 51,7% di No. Nei Grigioni i contrari sono stati il 66,6%, mentre in diversi altri cantoni la quota ha superato il 70 per cento.
Il voto arriva in un momento in cui il significato della neutralità svizzera è tornato al centro del dibattito politico, soprattutto dopo la guerra in Ucraina. La neutralità della Confederazione è riconosciuta a livello internazionale e affonda le sue radici nel Congresso di Vienna del 1815; la Costituzione federale ne fa uno dei cardini della politica del Paese. L’esito del referendum lascia però invariata l’attuale interpretazione, che consente al governo di cooperare con altri Stati sul piano della sicurezza e di aderire a regimi di sanzioni internazionali.
L’altro quesito referendario sull’autosufficienza alimentare
Nella stessa giornata gli svizzeri hanno bocciato, con il 72,5% dei voti, anche l’iniziativa sull’alimentazione. La proposta chiedeva di portare entro dieci anni dal 46 ad almeno il 70% il grado di autoapprovvigionamento alimentare netto del Paese, incentivando una produzione maggiormente basata su alimenti vegetali e riducendo l’uso di concimi e prodotti fitosanitari. Governo e Parlamento si erano schierati per il No, giudicando l’obiettivo troppo ambizioso nei tempi previsti e tale da richiedere un forte intervento pubblico nel settore agricolo.

