Abu Mazen all’Onu prima di Netanyahu: «Puniti perché chiediamo la fine dell’occupazione. Bene il piano di pace di Trump, ma a Gaza ancora vittime» – La diretta

All’Assemblea Generale dell’ONU è il giorno del discorso del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, che, in un video diffuso sui social, ha annunciato che a New York l’obiettivo è «difendere, dal podio delle Nazioni Unite, Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane». Sarà invece un video pre-registrato l’intervento del presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, al quale gli Stati Uniti hanno negato il visto per il secondo anno consecutivo. Presente al vertice dell’ONU anche il presidente cinese Xi Jinping. Sul tavolo la richiesta di Pechino di allentare le restrizioni sull’export di tecnologia di punta in cambio di una maggiore fluidità nella fornitura di terre rare e minerali critici. Ma anche la governance sull’intelligenza artificiale e la questione Taiwan.
Abu Mazen: «Bene il piano di pace di Trump per Gaza ma ci sono ancora vittime tra donne e bambini»
«Abbiamo accolto con favore il piano in 20 punti del presidente Usa Donald Trump, la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza e la tabella di marcia per l’attuazione della seconda fase. L’obiettivo era porre fine all’aggressione contro il nostro popolo, garantire il ritiro delle forze di occupazione dalla Striscia di Gaza e avviare la ricostruzione della Striscia stessa. Tuttavia, purtroppo, non abbiamo visto nulla di tutto ciò concretizzarsi. Queste aggressioni letali continuano a mietere vittime tra uomini, donne e bambini a Gaza dopo quasi un anno». Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen in videomessaggio all’Onu.
Abu Mazen: «Siamo stati puniti per aver chiesto la fine dell'occupazione»
«Il popolo palestinese e la sua leadership non devono essere puniti per aver chiesto la fine dell’occupazione o per essersi rivolti all’Onu, alla Corte Internazionale di Giustizia e alla Corte Penale Internazionale. La nostra scelta di invocare il diritto internazionale e le sue istituzioni è una scelta pacifica e civile, non un atto contrario alla pace. Negare alla delegazione palestinese l’accesso alla sede dell’Onu costituisce una violazione degli obblighi degli Stati Uniti in qualità di Paese ospitante». Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen intervenendo con un videomessaggio all’Assemblea Generale dell’Onu. «Esortiamo l’amministrazione americana a revocare tali sanzioni e restrizioni, a tornare al dialogo e al rispetto reciproco e a collaborare con noi e con la comunità internazionale per attuare la soluzione a due Stati sulla base della legittimità internazionale e per instaurare la pace, anziché punire la parte che ha scelto la via del diritto internazionale e dell’azione politica e diplomatica per garantire i propri diritti», ha aggiunto.
Trump riceve Xi Jinping alla Casa Bianca
Donald Trump e la first lady Melania hanno ricevuto il presidente cinese Xi Jnping e la consorte Peng Liyuan nel South Portico della Casa Bianca, primo passo della cerimonia ufficiale di benvenuto.
500 cartelloni pro Netanyahu inondano New York in vista del suo discorso all'Onu
«Da che parte state, Israele e Usa o Iran e Hamas?». Questa è la domanda che compare sui 500 cartelloni esposti nel cuore di Manhattan e su decine di camion dall’ufficio di comunicazione del premier Benyamin Netanyahu mentre è in corso l’Assemblea generale dell’Onu a New York, e in vista del discorso del primo ministro israeliano nella giornata di oggi

. Lo rende noto l’ufficio di Netanyahu affermando che «i messaggi della campagna riguardano la minaccia che il regime terroristico iraniano rappresenta per il mondo libero, e l’attività congiunta di Usa e Israele contro di esso».
Sánchez: «Dobbiamo difendere il multilateralismo»
Il premier spagnolo Sánchez ha difeso il multilateralismo e l’ordine internazionale basato sulle regole nel suo intervento davanti l’Assemblea generale dell’Onu a New York: «Salgo su questra tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la creazione di questa organizzazione 81 anni fa», ha affermato. E ha sostenuto che «il multilateralismo è il migliore strumento che l’umanità ha per gestire la propria diversità e interdipendenza, soprattutto in un mondo globale e multipolare come quello attuale».
Sánchez difende la risposta alla crisi di Ceuta: «Legalità e diritti contro la paura»
Nel suo intervento all’Assemblea dell’ONU il Presidente spagnolo Pedro Sánchez ha ripercorso la grave crisi migratoria che ha colpito Ceuta a seguito dei massicci ingressi irregolari dal Marocco alla fine di luglio. Sánchez ha lodato la reazione dei cittadini, che hanno risposto con «decenza e rispetto della legalità», rifiutando fermamente la tentazione di cedere alla paura, alla disinformazione o alla demonizzazione dei migranti. Il premier ha ribadito che la Spagna affronta le emergenze senza rinunciare ai propri principi costituzionali e ai diritti umani, dicendosi convinto che sia il Paese che l’enclave di Ceuta usciranno rafforzati da questa prova.
Tajani: «L'Onu deve ritrovare la capacità di agire, troppo spesso appare impotente»

«Le Nazioni Unite sono nate per impedire che la violenza diventi l’unica legge. Ma per restare fedeli a quella missione, devono ritrovare la capacità di decidere e, soprattutto, di agire». Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nel suo discorso all’Onu. «Con questa convinzione, l’Italia continuerà a battersi per una moratoria universale sulla pena di morte», ha aggiunto il ministro suscitando l’applauso dell’Assemblea. «Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: troppo spesso questa Organizzazione appare impotente», ha ribadito, ricordando che il Consiglio di sicurezza «non deve essere un club esclusivo».
Delcy Rodríguez: «In Venezuela ci saranno le elezioni»
«Ci saranno elezioni in Venezuela», ha dichiarato la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ringraziando «il presidente Donald Trump e il suo governo per la disponibilità a riprendere la via delle relazioni diplomatiche e della cooperazione con il Venezuela», a nove mesi dalla cattura del presidente Nicolás Maduro da parte dell’esercito statunitense. Delcy Rodríguez ha affermato di voler «guidare il Venezuela da una fase di incertezza e conflitto verso una fase di piena democrazia, riconosciuta dal suo stesso popolo e dal mondo». A tal proposito, ha promesso elezioni caratterizzate da «un esercizio responsabile e pieno della politica» e da «condizioni reali di partecipazione per tutte le forze politiche del Paese».

