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Netanyahu nella tempesta sul 7 ottobre: il viaggio segreto negli Emirati, il «complotto» e lo scontro con l’ex capo dello Shin Bet

29 Settembre 2026 - 00:17 Simone Disegni
israele pena di morte
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Il premier israeliano smentisce tutte le indiscrezioni su presunti avvertimenti prima dell'assalto di Hamas. I dubbi sulla missione-lampo ad Abu Dhabi
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Cosa sapeva davvero Benjamin Netanyahu sull’assalto terroristico che Hamas preparava per il 7 ottobre 2023? Avrebbe potuto fare qualcosa per evitarlo? Sono le due domande che tormentano gli israeliani da ormai quasi tre anni. Ora però, proprio alla vigilia di elezioni decisive per il futuro politico di Netanyahu, la questione è tornata al centro di un dibattito politico-mediatico furibondo. A inizio settembre due giornalisti di Haaretz hanno svelato che il premier sarebbe stato avvertito dieci giorni prima della strage dal presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed. «Hamas sta preparando un’operazione enorme contro Israele», avrebbe detto MBZ a Netanyahu. Il governo israeliano ha smentito e querelato gli autori del presunto scoop. Neanche il tempo di farlo e nuove indiscrezioni, questa volta di Atlantic e Wall Street Journal, indicano che Netanyahu sarebbe stato messo in guardia in quei giorni pure dal capo dei servizi segreti egiziani, Abbas Kamel. Risposta dell’ufficio del premier: smentita categorica, minaccia di querela. Nel frattempo però Bibi in gran segreto è volato proprio negli Emirati. Per fare cosa?

La missione di Netanyahu negli Emirati

È stata la tv israeliana a scoprire che Netanyahu è partito domenica per una missione top secret ad Abu Dhabi. Viaggio su volo privato, quattro ore appena in città, utili senza dubbio a incontrare lo Sceicco degli Emirati bin Zayed. E forse anche dirigenti di altri Paesi arabi. Per parlare di cosa? Secondo l’Associated Press, Netanyahu avrebbe chiesto a MBZ di sostenerlo, negando le indiscrezioni «infamanti» di Haaretz su quei presunti avvertimenti di settembre 2023. Netanyahu ha smentito anche in questo caso seccamente la ricostruzione, ma ha confermato che il viaggio si è svolto. «Il primo ministro Benjamin Netanyahu e sua moglie hanno visitato ieri gli Emirati Arabi Uniti, su invito del presidente sceicco Mohammed bin Zayed. La visita è stata incentrata sul rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi e sulle sfide regionali. Alla visita hanno partecipato anche il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, il capo del Mossad, il segretario militare e il consigliere politico», si legge in una nota dell’ufficio del premier. Anche gli Emirati hanno confermato per la prima volta la visita di Netanyahu, accreditando analoga versione sui contenuti del colloquio.

Netanyahu grida al complotto e accusa Ronen Bar

Impegnato a parare i colpi su tutti i fronti, Netanyahu non si è limitato però questa volta a proclamare la sua estraneità ad avvertimenti sul 7 ottobre. Ha ribaltato invece le accuse contro un avversario preciso, l’ex direttore dello Shin Bet Ronen Bar. Fu proprio lui, accusa ora Netanyahu, ad avere informazioni su un possibile attacco massiccio di Hamas e non intervenire come avrebbe dovuto. «Nella notte del 7 ottobre, il capo dello Shabak Ronen Bar ebbe numerose conversazioni con l’allora capo di stato maggiore Herzi Halevi e il capo dell’intelligence militare Haliva, nelle quali discussero tutti i segnali indicativi. Nonostante ciò, Ronen Bar decise di non chiamare e aggiornare il primo ministro, di non allertare le unità di prontezza e le forze dell’IDF sul campo, di non evacuare il festival Nova – e di inviare solo un team ristretto di Tequila (squadra antiterrorismo d’élite, ndr), il che dimostra che era consapevole di un pericolo reale», scrive sui social Netanyahu. Secondo il premier, messaggio finale per l’elettorato, dietro le accuse che piovono su di lui ci sarebbero anche «Stati e attori stranieri e ostili, inclusi paesi arabi, con l’obiettivo di far cadere il governo di destra di Netanyahu e sostituirlo con un governo di sinistra-partiti arabi di Eizenkot, Yair Golan e Lieberman che si ritirerebbe da Gaza, Libano, Siria e Giudea e Samaria, e stabilirebbe uno Stato palestinese».

Lo scontro con l’ex capo dei servizi segreti

Ronen Bar, sollevato dall’incarico di direttore dello Shin Bet dal governo a marzo 2025, ha replicato a stretto giro annunciando l’intenzione di denunciare Netanyahu per diffamazione. Bar ha chiesto la pubblicazione di documenti e testimonianze sulle informazioni fornite a Netanyahu prima del 7 ottobre 2023, e ha detto al contrario di aver avvertito Netanyahu di «un disastro imminente di proporzioni senza precedenti, e che il primo ministro ha ignorato questi avvertimenti». A un mese dalle elezioni, in programma il 27 ottobre, il clima elettorale in Israele è incandescente come mai da decenni.

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