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Christa Pike, condannata a morte a 18 anni. L’esecuzione prevista per il 30 settembre

28 Settembre 2026 - 10:34 David Puente
La difesa ha presentato un ricorso di 226 pagine tra accuse di abusi infantili, anni di isolamento
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Christa Pike aveva diciotto anni quando uccise Colleen Slemmer, diciannove anni, a Knoxville nel gennaio 1995. Oggi ne ha 50 ed è da quasi trent’anni l’unica donna nel braccio della morte del Tennessee, la cui esecuzione è fissata per le 10 locali del 30 settembre al Riverbend Maximum Security Institution di Nashville. Se sarà eseguita come previsto, Pike diventerà la prima donna messa a morte in Tennessee dal 1819, la diciannovesima donna giustiziata negli Stati Uniti dal 1976, ma la sua vicenda va ben oltre la cronaca giudiziaria. I suoi difensori documentano un’infanzia di abusi sessuali e violenze fisiche mai portata davanti alla giuria del 1996, e Amnesty International ha lanciato un appello al governatore Bill Lee perché commuti la pena, ricordando che lo stato del Tennessee era a conoscenza di quella situazione ma non intervenne per proteggerla.

L’omicidio di Colleen Slemmer nel 1995 al Job Corps di Knoxville

Pike e Slemmer frequentavano insieme il Job Corps di Knoxville, un programma federale per giovani in difficoltà. Pike riteneva che Slemmer stesse flirtando con il suo fidanzato dell’epoca, il diciassettenne Tadaryl Shipp. Il 12 gennaio 1995 Pike, Shipp e un’amica, Shadolla Peterson, attirarono Slemmer in una zona isolata del campus agricolo dell’Università del Tennessee, dove la torturarono e la uccisero, incidendole un pentagramma sul petto. Le armi utilizzate furono un taglierino, un’accetta da macellaio e un pezzo di asfalto.

La condanna a morte di Christa Pike e le pene per i complici

Al processo del 1996 Pike fu riconosciuta colpevole di omicidio di primo grado e condannata a morte. Shipp, minorenne al momento del fatto, fu condannato all’ergastolo con possibilità di libertà condizionale. Peterson fu condannata a sei anni di libertà vigilata, con il periodo già trascorso in carcere riconosciuto come pena scontata. Di fatto, la stessa vicenda processuale ha prodotto per i tre imputati tre esiti radicalmente diversi, un punto che gli avvocati di Pike richiamano nella richiesta di grazia.

La richiesta di grazia al governatore Lee e le accuse di abusi

All’inizio di settembre 2026 l’avvocata di Pike, Kelly Gleason, ha presentato al governatore Bill Lee una petizione di clemenza, lunga 226 pagine, che chiede la commutazione della pena in ergastolo senza condizionale. Nei documenti vengono documentati gli abusi sessuali subiti da Pike a partire dai due anni di età, oltre a violenza fisica, povertà e abbandono, sostenendo che la giuria del 1996 non ebbe accesso a un quadro completo di queste prove. Il carcere l’ha inoltre tenuta in isolamento per circa 28 anni, spesso sola in cella per 22 o 23 ore al giorno. Tra i documenti allegati alla petizione figura anche una lettera dell’avvocato che difese Shipp al processo, secondo cui la disparità tra le due pene dipese più dalla differenza di età tra i due imputati che dal loro ruolo nell’omicidio.

Gli appelli di Amnesty e dell’ONU, la reazione della famiglia

Un gruppo di relatori speciali delle Nazioni Unite ha scritto al governo statunitense chiedendo di fermare l’esecuzione, e anche la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha chiesto la commutazione della pena. Amnesty International ha lanciato un appello analogo, ricordando che lo stato del Tennessee era a conoscenza della situazione di Pike durante l’infanzia ma non intervenne per proteggerla.

Non tutti chiedono la grazia. May Martinez, madre di Colleen Slemmer, sostiene l’esecuzione e ha ribadito questa settimana alla BBC la posizione già espressa nel 2021 alla tv locale WBIR, secondo cui Pike ha commesso il reato e deve pagarne le conseguenze.