Evade dal Texas e atterra a Milano, il caso del presunto killer che rischia la pena di morte: «Perché ho scelto l’Italia»

Negli Stati Uniti è accusato di aver ucciso la moglie incinta Lee Mongerson Gilley, in Italia dopo una fuga rocambolesca che l’ha fatto finire in un Cpr di Torino. E quindi per le autorità italiane resta il dubbio: che fare con lui? Anche perché rispedirlo nel Texas vuol dire affidarlo alle mani del boia. L’ingegnere texano di 39 anni avrebbe accusato la moglie incinta secondo gli inquirenti americani. Come ricostruisce La Stampa, il rebus che dovranno risolvere i magistrati italiani, e inevitabilmente anche il ministero della Giustizia, ruota attorno all’articolo 27 della Costituzione, che vieta la pena capitale, e a una sentenza del 1996 della Corte costituzionale sul caso di Pietro Venezia, italiano processato per omicidio in Florida. Da quel precedente è nato un accordo bilaterale con Washington: il via libera all’estradizione scatta solo con la garanzia assoluta che la condanna a morte non verrà applicata. Una formula che il Texas ha messo nero su bianco nel mandato di cattura, ma che per la Corte d’Appello di Torino non basta. «La pena di morte in Texas è un ostacolo molto ingombrante per l’estradizione», ha ammesso a La Repubblica la presidente della Corte d’Appello torinese, Alessandra Bassi, ricordando che quella rassicurazione «arriva da un organo di polizia e il processo americano deve ancora iniziare. Serviranno verifiche approfondite». A complicare la faccenda c’è anche la domanda di protezione internazionale presentata da Gilley, che procederà parallelamente al fascicolo sull’estradizione.
La fuga dagli Usa: come Gilley è arrivato in Italia
Per scappare dall’accusa di duplice omicidio aggravato, l’ingegnere si è strappato il braccialetto elettronico, ha violato le prescrizioni della sorveglianza texana e si è procurato due passaporti falsi intestati a un certo Oliver Lejeune, presentato come cittadino belga, e a Jan Malet, americano. Da lì, racconta, due voli, di cui uno privato, prima a Toronto e poi a Malpensa, dove la squadra mobile lo ha intercettato. Il39enne è stato arrestato e avviate le pratiche per l’estradizione. Dopo il passaggio in un Cpr ora è recluso in isolamento nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove l’avvocata Monica Grosso lo descrive «tranquillo e contento», perché si sente al sicuro. L’ingegnere, riferisce La Stampa, ha spiegato anche ai giudici la scelta del nostro Paese: «Ho scelto l’Italia perché è un Paese in cui si può stare e ha rispetto per le persone straniere. Potrei costruirmi una vita». E sull’evasione ha aggiunto: «Mi sono sentito con le spalle al muro, senza possibilità reale di potermi difendermi. La polizia in Texas mi ha trattato molto male».
Le accuse negli Stati Uniti: cosa è successo a Houston
L’inchiesta texana parte il 7 ottobre 2024, quando viene trovato il corpo di Christa Bauer Gilley, 38 anni, mamma di due bambini e incinta alla nona settimana. Il marito sostiene che la donna si sia tolta la vita con un mix di farmaci, ma l’autopsia parla di strangolamento. Quattro giorni dopo l’ingegnere finisce in manette, salvo poi ottenere la libertà vigilata con il braccialetto elettronico grazie a una cauzione da un milione di dollari. La prima udienza era già fissata per il 5 giugno, ed è proprio mentre il processo si avvicinava che Gilley è sparito. Il suo legale americano, Dick DeGuerin, insiste a definirlo innocente: «Non l’ha uccisa lui, l’amava. Crediamo che sia morta a causa dell’anemia di cui soffriva, che presenta sintomi simili allo strangolamento». Dall’Italia, Monica Grosso aggiunge: «Il mio assistito è terrorizzato di essere condannato, è scappato perché si sentiva spacciato», travolto, secondo la difesa, da una campagna mediatica capace di influenzare la giuria popolare.

