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Garlasco, la pendrive che accusa Andrea Sempio e i video di Chiara Poggi «dentro la penna»

08 Maggio 2026 - 05:24 Alessandro D’Amato
garlasco andrea sempio omicidio chiara poggi pendrive chiavetta usb
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In una delle intercettazioni l'indagato parla dei filmati e aggiunge un dettaglio che in quel momento non poteva conoscere, secondo la procura. I suoi avvocati parlano di Quarto Grado e di un podcast. E Lovati fa rivivere la pista del sicario
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È una pendrive il cuore dell’accusa ad Andrea Sempio. Si trovava nel cesto di vimini dietro la tv della cucina del villino di via Pascoli 8 a Garlasco. Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007, usava la memoria elettronica da due gigabyte per trasferire i suoi file personali dal computer. Tra cui i filmati con il fidanzato Alberto Stasi. E l’indagato il 14 aprile 2025 quando parla nell’intercettazione in cui imita anche una voce di donna dice di averli visti e aggiunge: «Dentro la penna». Secondo la procura di Pavia in quel momento ancora non si sapeva nulla della chiavetta Usb. Che era risultata vuota a una prima analisi in quanto i video erano stati cancellati. Mentre per i difensori della pendrive si sapeva addirittura dal 2009.

La pendrive che accusa Andrea Sempio

Al centro dell’accusa nei confronti di Sempio c’è la consulenza dell’esperto informatico Paolo Dal Checco. Il documento, che oggi sarà a disposizione dei legali dell’indagato insieme al resto del fascicolo d’accusa, sostiene che sulla memoria elettronica transitarono i filmini di Chiara e Alberto. Quelli che poi sono stati trovati nel pc di casa in uso alla vittima. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Poggi li avrebbe copiati a giugno per passarli a Stasi. Lui li avrebbe caricati sul suo pc restituendo poi la chiavetta alla fidanzata. Poi lei a luglio li avrebbe trasferiti sul suo pc. Cancellando il video dalla chiavetta. Protegge la cartella Albert.zip con una password. Sempio avrebbe visto quei video mentre era a via Pascoli con Marco Poggi.

I video e il ruolo di Marco Poggi

Il 20 luglio 2007 un video di piccoli vandalismi a scuola girato da Sempio viene scaricato proprio sul pc di Chiara. Per questo i carabinieri hanno posto alcune domande a Marco Poggi durante l’interrogatorio in cui lui li ha accusati di influenzarli. Io capisco che fate il vostro lavoro — le parole di Poggi — però in questa situazione mi state influenzando (…), non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive, non riesco neanche a finire la frase». Tra le intercettazioni ce ne sarebbe anche una in cui l’indagato parla di «tanto sangue». E si parla anche dell’accesso abusivo ai profili Whatsapp di due sue colleghe per rubare foto intime. Oltre all’acquisto di tre foto erotiche da una giovane per 100 euro.

La difesa

«Siamo concentrati sulla ricerca dei riscontri documentali prima di rendere pubblica la versione del nostro assistito», è invece la tesi dell’avvocato Liborio Cataliotti, che con Angela Taccia difende Sempio. Il pool difensivo vuole «collocare bene nel tempo quelle affermazioni, in attesa di poter contestualizzare il tutto quando finalmente riusciremo ad ascoltare questi audio». E questo perché «del movente sessuale se ne parlava in più blog risalenti ad almeno un mese prima dell’intercettazione. Dei video e del movente se ne parlava esattamente nei termini nei quali ne parla Sempio». Un video della blogger Bugalalla che risale al marzo 2025 parla proprio della «pista passionale per il delitto e Sempio ossessionato da Chiara».

Il podcast o la trasmissione tv?

Quanto alla trasmissione tv, la difesa indica le affermazioni del giornalista Carmelo Abbate durante una puntata del programma Quarto Grado su Mediaset. «Mai nell’aprile del 2025 Quarto Grado ha parlato delle telefonate intercorse tra Sempio, né di chi ha risposto al telefono di Chiara prima del delitto», ha replicato il conduttore Gianluigi Nuzzi. E in ogni caso nessuno parlava della chiavetta Usb. «Che ci fosse una pendrive decisiva ai fini della soluzione di quello che veniva definito il giallo di Garlasco era notizia che circolava dal 2009, fin dal processo Stasi. Non è certo una novità», ribatte Cataliotti. «Delle pennette si parlò persino in un articolo de La Stampa nel febbraio 2009», aggiunge Taccia.

L’ossessione per il sesso

Nell’avviso di chiusura indagini si segnala anche che molto del materiale sequestrato a Sempio è costituito da agende, quaderni e bloc notes. I pubblici ministeri guidati da Fabio Napoleone hanno trovato fotografie hot acquistate da un’amica, ma anche filmati di nascosto della gonna di una donna all’interno del negozio di telefonia in cui lavorava. Poi c’è la frequentazione da parte di “Andreas” del forum “Italia Seduction”. E i fogli in cui raccontava di aver fatto «cose brutte», del periodo in cui si autoinfliggeva ferite e del suicidio dell’amico Michele Bertani. Oltre a ricerche di video di rapporti violenti, notizie su assassini e immagini di morte.

La ricostruzione dell’omicidio

Nel frattempo il Messaggero pubblica oggi un’infografica in cui si illustra la ricostruzione dell’omicidio secondo il procuratore aggiunto Stefano Civardi e le pm Giuliana Rizza e Valentina Di Stefano. Sette le fasi diverse:

  • Sempio entra nella villetta alle 9,45, approfittando del fatto che Chiara ha disattivato l’allarme per far uscire i gatti;
  • la prima fase dell’aggressione a mani nude, forse uno schiaffo, avviene tra i due divani del soggiorno. Sul pavimento vengono ritrovate tre goccioline di sangue;
  • Chiara cerca di scappare verso la porta ma viene raggiunta tra l’ingresso e le scale che portano ai piani superiori della villetta e viene colpita di nuovo;
  • Sempio la afferra per le caviglie, la trascina verso il mobiletto con il telefono e la colpisce ancora quando cerca di rialzarsi;
  • Sui primi gradini della scala che conduce alla cantina a Chiara vengono inferti gli ultimi quattro, cinque colpi. Poi Sempio getta il corpo per le scale;
  • Sempio si ripulisce nel lavandino della cucina;
  • Quindi scappa sui campi del retro della casa, per rifugiarsi in quella della nonna a 400 metri di distanza e finire di pulirsi.

Massimo Lovati

Nel frattempo l’un tempo avvocato di Sempio Massimo Lovati a La Stampa dice: «Non avrei mai fatto andare Sempio in Tribunale: dovevano portarlo a braccia. Poi avrei fatto una conferenza stampa lì davanti, dicendo tutto quello che era giusto dire». Secondo il legale è sbagliato «il capo di incolpazione con quelle aggravanti terribili: sevizie, crudeltà, motivi abbietti e futili. Ma stiamo scherzando? Bisogna partire da lì: non si sbatte il mostro in prima pagina, la gente non capisce. Secondo vulnus: non si chiamano i testimoni dopo aver presentato alla stampa il capo di incolpazione, perché ovviamente i testimoni rimangono influenzati. Non si fa, mi sembra evidente».

Il Messaggero, 8 maggio 2026

E ancora: «Non ho mai visto un indagato che si presenti in procura per avvalersi della facoltà di non rispondere e quelli che fanno l’indagine, indifferenti, gliele scanzonano tutte. Tutte giù. Lì per lì. Le cose che pensano di avere contro di lui. Ma perché? Che modi sono? In quarantacinque anni di professione non ho mai visto una cosa del genere. Lui si avvale, e loro gli raccontano le favole». A Lovati tutto questo ricorda «una vecchia frase che mi disse mio padre, quando ho incominciato la carriera forense: “Il codice penale è quello dei delinquenti. Il codice di procedura penale è quello dei galantuomini”. Questi investigatori non sono dei galantuomini. Mi dispiace dirlo. Ma stanno facendo una confusione totale».

Il sicario

Lovati rimane della sua convinzione, ovvero «né Stasi, né Sempio»: «Credo sempre nella terza pista». La famiglia di Chiara Poggi si è opposta a questa nuova indagine. Secondo lei perché? «È una zona depressa, la Lomellina in genere. La gente cosa fa? Segue quello che dicono gli esperti. Così la famiglia Poggi segue quello che dicono gli avvocati Tizzoni e Campagna. Cos’altro dovrebbero fare?».

Sbattere il mostro in prima pagina «è esattamente quello che sta succedendo a Andrea Sempio. Lo stanno trattando da mostro, hanno ragione i suoi avvocati. Moralmente è qualcosa che mi fa schifo. E se mi metto nei panni di quel ragazzo, avrei seri problema a farmi vedere in giro. L’Italia è piena di pazzi e di mitomani. Perché in Italia la gente prende per oro colato quello che dice la procura, questo è il problema. Anche quando verrà assolto, perché sono convinto che verrà assolto, resterà segnato per tutta la vita».

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