Garlasco, la difesa di Sempio sulle intercettazioni e quella di Marco Poggi sui video di Chiara

Le intercettazioni di Andrea Sempio chiudono il cerchio dell’indagine di Garlasco? Le frasi registrate nella sua auto il 14 aprile 2025 secondo l’accusa sono un’autoconfessione. Anche perché la consulenza informatica dice che i video di Chiara Poggi e Alberto Stasi e custoditi nella cartella Albert.zip, vennero violati nonostante la password, e trasferiti su chiavetta Usb. E l’indagato sembra parlare proprio di questo in una delle frasi captate: «Anche lui lo sa… perché ho visto dal suo cellulare… perché Chiara con quel video… dentro la penna, va bene… io ce l’ho». Glielo ha fatto notare il pm Stefano Civardi mentre si avvaleva della facoltà di non rispondere. Ma la difesa intanto registra che Marco Poggi nell’interrogatorio ha completamente scagionato Sempio. E i genitori di Chiara oggi parlano di «piste alternative» che durano una settimana.
Le frasi intercettate di Sempio
La morte di Chiara Poggi nel villino di via Pascoli risale al 13 agosto 2007. Sempio parla il 15 aprile 2025. «Delle tre chiamate… lei ha detto», comincia. Poi imita una donna: «Non ci voglio parlare con te». E ancora: «Cercavo Marco». «Era tipo… e io gli ho detto: riusciamo a vederti. E lei mi ha messo giù… e ha messo giù il telefono», continua. «Ah ecco che fai la dura».
A cui dà della «stronza» per avergli chiuso la cornetta in faccia. «Ma io non l’ho mai vista in questo modo… e da un lato l’interesse non era reciproco», conclude. Poi parla dei video: «Lei dice: non l’ho più trovato il video… tutto sbagliato». E un misterioso interlocutore: «Anche lui lo sa… perché ho visto dal suo cellulare… perché Chiara con quel video… dentro la penna, va bene… io ce l’ho». E qui, dice il Corriere della Sera, si parla della consulenza di Paolo Del Checco e della cartella Albert.zip violata.
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La difesa
«Ma lo sapeva», intendendo che ci era già passato nel 2017. E allora «se lo sapeva, mi pare poco credibile che possa aver offerto» una quasi confessione «su un piatto d’argento agli inquirenti». È la difesa di Liborio Cataliotti in un’intervista al quotidiano. L’avvocato fa prima di tutto notare di non aver ascoltato le registrazioni ma solo di aver letto delle trascrizioni, «non sappiamo se totali o parziali». E poi: «Mi sembrerebbe quanto meno molto stravagante che il mio cliente abbia potuto seriamente e con convinzione rappresentare la verità storica, che possa averla raccontata laddove era intuibile che sapeva di essere intercettato. E lo sapeva perché era già stato intercettato nel 2017 e adesso sa che c’è una nuova indagine a suo carico».
Il video
Sul filmato Cataliotti smentisce la frase di Sempio: «Non mi pare che dica così. Sì, dice “ho visto il video”, ma il contenuto mi sembra molto più vago. Il mio cliente ha l’abitudine di riportare le accuse che gli vengono mosse in tv o su Youtube e di commentarle. Ci ha detto: “Letta così non la ricordo. Ma essendo una mia abitudine può darsi che stessi rappresentando un’accusa rivoltami in modo ironico». Intanto dall’incrocio delle consulenze nasce una nuova dinamica dell’omicidio Poggi, che si svolge in più fasi e ribalta quella che si trova nella sentenza di condanna di Alberto Stasi. Dopo il tentativo di «approccio sessuale» e il rifiuto l’avrebbe colpita prima a mani nude e poi con un’arma compatibile con il martello a coda di rondine di cui la famiglia Poggi denunciò la scomparsa.
La ricostruzione
Secondo questa ricostruzione Chiara ha provato a fuggire dal portoncino di ingresso mentre lui la colpiva. Dopo averla spinta dalle scale Sempio si sarebbe fermato un istante. Lavandosi le mani in cucina e non nel bagno. Dove è stata repertata una traccia di sangue. E che all’epoca della prima indagine non è stato analizzato né sottoposto al luminol. Gli ultimi colpi alla vittima, quelli mortali, sarebbero stati inflitti in fondo alle scale prima di fuggire e di andare a ripulirsi, secondo la ricostruzione dell’accusa, a casa della nonna, che abita a quattrocento metri dalla villetta dei Poggi. E le impronte delle scarpe? Compatibili con il numero di Sempio, che calza la 42/43.
La testimonianza di Marco Poggi
Ma a favore di Sempio c’è la testimonianza di Marco Poggi. Anche a lui sono state lette le trascrizioni degli audio. Ma per il fratello della vittima non significano nulla: «No, Andrea no». Mentre lui precisa: «Non ho mai visto video intimi di mia sorella e Alberto». In compenso, scrive oggi La Stampa, Marco ha suggerito di tornare a indagare su Marco Panzarasa, il vecchio amico di Alberto Stasi. «Come se fosse lui il l’avvocato di Andrea Sempio», mormora oggi un investigatore.
La difesa dei Poggi
Rita Preda e Giuseppe Poggi dicono invece a Repubblica che sono stanchi: «Immaginate due persone sfinite, svuotate, stufe. Che vorrebbero gridare al mondo che non ce la fanno più, ma, per l’enorme dignità che hanno — e che fin dal primo giorno hanno dato alla loro sofferenza — si fanno forza e vanno avanti. Dando priorità a una cosa, su tutte: proteggere la memoria di Chiara. Evitare che loro figlia muoia ogni volta», fa sapere per loro l’avvocato Tizzoni. «La nostra posizione — e quindi dei miei assistiti — è quella del 12 dicembre 2015 (quando la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 16 anni per Stasi, ndr). Anzi, direi che è una posizione rinforzata da quanto avvenuto nell’ultimo anno e mezzo», ribadisce.
Scenari alternativi
Secondo l’avvocato «ci sono scenari alternativi alla verità certificata in aula e confermata diverse volte che vengono prospettati con continue novità che poi durano lo spazio di qualche giorno». E ancora: «La colpevolezza di Stasi e l’innocenza di Sempio sono sempre più evidenti, anche alla luce della strategia investigativa seguita dagli inquirenti», dice Francesco Compagna, difensore di Marco . «L’ipotesi Sempio sembra costruita a tavolino senza tener conto dei dati già noti», aggiunge. Mentre tra le malelingue del paese, conclude il quotidiano, c’è chi dice che i Poggi non vogliono perdere il risarcimento (800mila euro) ricevuto da Stasi. Se Stasi risultasse processualmente e definitivamente estraneo al delitto, addio indennizzo.

