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Pietracatella, il cerchio si stringe: sospetti su 4 o 5 persone per la morte di madre e figlia avvelenate con la ricina. Chi c’è nel mirino degli inquirenti

05 Maggio 2026 - 16:51 Cecilia Dardana
pietracatella avvelenamento ricina
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Sono ripresi gli interrogatori in Questura a Campobasso. La Squadra Mobile scava nella cerchia dei parenti di Antonella Di Ielsi e della 15enne Sara Di Vita, uccise dal veleno dopo lo scorso Natale

Il cerchio si stringe attorno a un numero ristrettissimo di sospettati, «quattro o cinque persone al massimo». È quanto trapela da fonti investigative sul giallo di Pietracatella, il comune in provincia di Campobasso dove Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita sono morte avvelenate subito dopo lo scorso Natale. Dopo mesi di accertamenti tecnici e interrogatori, la Procura sembra aver individuato il perimetro all’interno del quale cercare il responsabile della tragedia.

Chi c’è nel mirino degli inquirenti

Oggi pomeriggio la Squadra Mobile di Campobasso, guidata dal dirigente Marco Graziano, riprende ufficialmente gli interrogatori in Questura. Sotto la lente degli investigatori finiscono nuovamente i parenti e le persone più vicine alle due vittime, ascoltati come persone informate sui fatti. L’obiettivo è incrociare le testimonianze con i rilievi scientifici per capire chi, nella cerchia ristretta dei familiari, possa aver avuto accesso alla sostanza letale che ha ucciso madre e figlia.

Il sopralluogo nell’abitazione della famiglia

Il principale sospettato resta la ricina, una tossina dall’efficacia devastante e difficile da tracciare. Proprio per individuare residui della sostanza, la Polizia Scientifica ha effettuato nella giornata di ieri, lunedì 4 maggio, un lunghissimo sopralluogo nell’abitazione della famiglia a Pietracatella e ha sequestrato tutti i dispositivi elettronici utilizzati dalle due donne, rimasti nell’appartamento per quattro mesi, da quando erano stati apposti i sigilli. Al momento non sono previste nuove ispezioni nell’appartamento: i campionamenti effettuati sono ritenuti sufficienti per fornire le risposte tecniche necessarie a chiudere il caso. L’attenzione degli inquirenti si sposta ora interamente sul fronte delle audizioni. Le prossime ore in Questura potrebbero essere decisive per trasformare i sospetti in accuse formali e dare un nome a chi ha somministrato la sostanza letale ad Antonella e Sara.

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