La pista dei dissidi familiari negli omicidi con la ricina di Pietracatella

Una nuova pista degli investigatori nell’omicidio con la ricina punta sui dissidi familiari. Tra cui quello di una delle vittime con una parente. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte a Pietracatella per l’avvelenamento da ricina. E l’ipotesi di un gesto involontario o di un incidente sembra in calo dopo gli accertamenti di ieri del medico legale Benedetta Pia De Luca su incarico della procura di Larino. Che indaga per omicidio volontario premeditato. E ha ascoltato le compagne di classe di Alice, la primogenita 18enne fuori per una pizza quel 23 sera.
La pista dei dissidi familiari
Nell’ottica della nuova pista, spiega oggi il Corriere della Sera, viene amche setacciato il passato sentimentale di Gianni, descritto come un uomo charmant, che piace alle donne. E si parla di un movente tra gelosie e invidie. Forse la mano che ha portato la ricina a casa dei Di Vita è femminile, è l’ipotesi degli inquirenti. Le indagini, peraltro, sarebbero scandagliando anche le vite private delle persone coinvolte, alla ricerca di eventuali relazioni sentimentali passate. E dopo la trasferta della procuratrice Elvira Antonelli – che si era recata personalmente al Maugeri – arriva da fonti ufficiali la conferma della nuova consulenza richiesta sul caso dell’avvelenamento con la ricina. Stando a quanto si apprende, anche i nuovi approfondimenti richiesti riguardano il sangue delle persone coinvolte nella vicenda.
La relazione
Il primo lavoro, consegnato lo scorso 23 aprile, è quello che ha consentito di scoprire la ricina nel sangue di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne di Pietracatella morte subito dopo Natale. Nelle 35 pagine della relazione viene spiegato tutto il meticoloso lavoro svolto a Pavia, a partire dal primo screening risalente ai primi giorni di gennaio quando furono ricercati circa 1300 agenti tossici tra farmaci, metalli, pesticidi e tossine vegetali. Successivamente la ricerca si è allargata a sostanze meno comuni fino ad arrivare alla ricina. Nella relazione Locatelli evidenzia anche che “nonostante i dati disponibili in letteratura, le numerose variabili coinvolte non consentono di attualmente di definire con precisione il numero minimo di semi di ricino in grado di provocare tossicità nell’uomo, ma che esistono solo ipotesi”.
