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La ricina dell’omicidio di Pietracatella «forse era sciolta nell’acqua». La storia delle flebo e i surgelati

ricina pietracatella antonella di ielsi sara di vita
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La tesi degli esperti: se fosse stata negli alimenti si sarebbe volatilizzata. Interrogato l'infermiere che si è presentato a casa di Gianni a Pietracatella prima delle morti

La ricina assunta da Antonella Di Ielsi e dalla figlia Sara Di Vita il 23 dicembre e che è costata a entrambe la vita era sciolta nell’acqua. Che forse è stata bevuta anche da Gianni. Mentre Alice, la primogenita, era fuori con gli amici. A ipotizzare questo scenario gli esperti dell’ospedale Cardarelli. Mentre c’è chi punta il dito sui cibi congelati.

Una morte on-off

L’effetto dell’avvelenamento da ricina è «un interruttore che d’improvviso si spegne» e che toglie la vita, annientando, le «centrali energetiche» delle cellule. Il tutto succede entro 48-72 ore dall’assunzione. E gli esperti ipotizzano l’acqua per un motivo ben preciso. Se la ricina fosse stata sugli alimenti la cottura a 80 gradi l’avrebbe volatilizzata. Mentre l’ingerimento e la masticazione dei semi di ricino sarebbe stato avvertito dalle due: «Al palato sono disgustosi». Esclusa anche l’inalazione. Perché, spiega oggi il Corriere della Sera, i sintomi della tosse non sono compatibili con quelli di Antonella e Sara.

Le flebo

Ieri, dopo la novità delle flebo, gli investigatori hanno detto di non pensare che la ricina fosse lì. Sono state praticate da un infermiere amico intimo di Gianni Di Vita che lo ha chiamato in casa sua a Pietracatella per le infusioni. «Tutto ciò che dovevo dire l’ho depositato in questura subito dopo l’accaduto», ha detto l’uomo al quotidiano. Il nome dell’infermiere, che lavora in ospedale, così come quello di sua moglie, insegnante, è tra le 11 persone che avrebbero potuto scambiare messaggi telefonici con Alice, il cui iPhone 12 ieri è stato sottoposto agli «accertamenti irripetibili» finalizzati alla «copia forense».

I surgelati

«La ricina purificata è una polvere bianca solubile in acqua». si legge nella consulenza consegnata dal centro antiveleni di Pavia ai pm di Larino. «Può essere considerata relativamente stabile al calore alle temperature utilizzate nella lavorazione degli alimenti». Quindi può essere stata sciolta nell’acqua, ma anche in cibi cotti. «La tossicità e il quadro clinico dipendono in modo significativo dalla via di esposizione alla ricina (orale, respiratoria o parenterale), dalla forma fisica della sostanza (polvere, soluzione) e dalla dose assorbita». La tecnica più pericolosa è l’iniezione. Considerato che «ogni seme contiene in media circa 9,3 mg di ricina per grammo di seme, «l’ingestione di 4-8 semi potrebbe essere letale negli adulti». I semi di ricino sono facilmente acquistabili anche online.