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Le chat, le mail i social: perché nell’indagine sugli omicidi con la ricina è stato acquisito il cellulare di Alice Di Vita

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La copia forense dell'iPhone sarà incrociata con le dichiarazioni di 11 amici. E si cercherà un collegamento con l'istituto agrario. Dove si effettuavano ricerche sul veleno. E in cui insegna una prof amica di Gianni. Già ascoltata nei giorni scorsi

Alice Di Vita non è indagata. E il suo telefono è stato «acquisito e non sequestrato». Sul cellulare della figlia di Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi scampata all’avvelenamento da ricina perché non era in casa il 23 dicembre scorso l’accertamento irripetibile è previsto per martedì 28 aprile. Ma la copia forense dell’iPhone 12 servirà nell’indagine per duplice omicidio premeditato. Anche se sarà esaminato nell’altra indagine, quella per omicidio colposo nei confronti dei medici che hanno provato a curare Antonella e l’altra figlia Sara, decedute a poche ore di distanza subito dopo Natale. E verrà cercato un collegamento con le ricerche proprio sulla ricina effettuate dai computer dell’istituto agrario del Fortore di Riccia. Frequentato da un amico di Alice. E dove insegna una professoressa amica di Gianni. Già ascoltata nei giorni scorsi.

Alice Di Vita, il cellulare e le chat

Il Corriere della Sera fa sapere che al vaglio degli inquirenti c’è una lista di undici nomi. La procura di Larino ha ricevuto ieri la conferma definitiva sulla ricina dal Centro Antiveleni di Pavia. Il telefono sarà analizzato davanti agli avvocati dei medici. Nel decreto di convocazione della procuratrice Elvira Antonelli c’è scritto che si dovranno recuperare alcune «note» sui pasti consumati dalla famiglia tra il 22 dicembre e Natale. E poi anche chat «inerenti ai contatti» della ragazza con papà, mamma e sorella. Si tratta di un controllo «finalizzato ad accertare i rapporti intercorrenti tra essi» e «le ultime comunicazioni con le vittime»: ma questo anche «al fine di riscontrare le responsabilità dei sanitari».

Le undici persone

Si dovranno anche recuperare «chat e mail» scambiate, pure sui social, con altre 11 persone «che a vario titolo intrattenevano rapporti con Alice». Si tratta di familiari e amici: il papà, il fratello e la cognata di Antonella. E del padre di una sua amica che lavora come infermiere nell’ospedale in cui erano ricoverano madre e figlia. Nell’elenco c’è anche Laura Di Vita, cugina di Gianni che ha ospitato padre e figlia nei giorni scorsi. La donna sarà chiamata per un terzo interrogatorio. Intanto l’avvocato Facciolla ribadisce «che Gianni non è preoccupato dall’evoluzione dell’indagine». Quanto a Laura, «lui esclude categoricamente il coinvolgimento di lei» nel duplice delitto. La procuratrice Antonelli ha parlato di esigenze tecniche dietro il sequestro del cellulare di Alice e non di altri.

L’ipotesi sull’avvelenamento

Intanto il legale di uno dei medici indagati, Pietro Terminello, ha inviato una memoria difensiva in procura in cui adombra l’ipotesi di un avvelenamento in due tappe. «Dimesse la sera del 26, si sono aggravate all’indomani. Forse hanno ingerito ricina anche a Santo Stefano», sostiene. Nel cellulare si scandaglieranno anche le ricerche sul web della ragazza e la posizione del suo telefonino nei giorni del giallo. Il cellulare di Gianni non è stato invece sequestrato «probabilmente perché Alice è l’unica a non essere mai stata male e in quei giorni veicolava le informazioni tra i vari membri della famiglia. Ma siamo pronti a mettere a disposizione anche gli altri», dice l’avvocato Vittorino Facciolla.

Le piste

Tra le piste battute dagli investigatori c’è anche quella che riguarda il ruolo pubblico e professionale del padre, commercialista e con un passato da sindaco. Mentre nell’istituto agrario è di interesse la presenza di una serra e di un terreno usati per le attività didattiche. Sempre nella ricerca di come sci si possa procurare la ricina. Per rimediarla, spiega oggi Il Messaggero, non serve andare nel dark web. I semi si possono acquistare sui siti di botanica e di giardinaggio, ma anche su Amazon.

Su Mondopiante si vendono buste termosaldate di semi di ricino a 2,55 euro ciascuna, con consegna in 24-48 ore. Il ricino si coltiva per estrarre dai suoi semi l’olio. Che è utilizzato come lubrificante nell’industria cosmetica ed automobilistica, ma anche nel trattamento della costipazione, grazie al suo effetto lassativo. Il quantitativo tossico si aggira tra 0,1 e 0,2 milligrammi per chilo corporeo, ma la soglia letale varia da soggetto a soggetto. Una delle ipotesi per spiegare la negatività di Gianni è proprio il suo peso corporeo (superiore a quello delle vittime).