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Omicidi con la ricina, il sequestro del cellulare di Alice Di Vita e le ricerche sui pc dell’istituto agrario

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La prossima settimana si effettueranno accertamenti irripetibili nell'ambito dell'inchiesta per omicidio colposo. La scuola di Riccia e le interrogazioni ai computer sul veleno

Gli investigatori hanno sequestrato il cellulare di Alice Di Vita, figlia 19enne di Gianni e Antonella di Ielsi e sorella di Sara. La notizia è emersa dalla lettura del decreto di convocazione dei cinque medici indagati per omicidio colposo per la prossima settimana per una serie di accertamenti irripetibili sul telefonino della ragazza. Il sequestro potrebbe però fornire elementi utili anche per l’altra inchiesta, quella sull’avvelenamento da ricina. In cui si indaga per omicidio premeditato. Intanto per risolvere il mistero di Pietracatella gli investigatori puntano sull’istituto agrario professionale di Riccia, a soli 17 chilometri dalla cittadina. È frequentato da molti cittadini del paesino in provincia di Campobasso. Gli accertamenti informatici hanno verificato che nei mesi precedenti all’avvelenamento dai pc di quella scuola sarebbero state fatte delle ricerche sulla ricina.

Il cellulare di Alice Di Vita

Il sequestro del telefonino di Alice Di Vita, di cui ha parlato ieri sera Chi l’ha visto?, riguarda l’inchiesta sui medici per omicidio colposo. La 19enne la sera del 23 non cenò in famiglia: era a una pizza con gli amici. Dopo il pasto fatto di cozze, salumi e insalata giardiniera Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita hanno cominciato ad accusare i sintomi dell’avvelenamento. Le due sono morte il 27 e il 28 dicembre a poche ore di distanza. La procura di Larino ha effettuato l’acquisizione per guardare nelle chat di Alice con padre, madre e sorella. Ma anche quelle con amici e parenti in cui la ragazza parla delle morti. Secondo il Corriere della Sera saranno anche analizzate anche le note salvate da Alice. In cui risultano annotazioni dei pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre. Potrebbero essere inoltre prese in esame la navigazione sui siti internet e le ricerche finalizzate a riscontrare le notizie fornite dai medici.

L’istituto agrario

Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso vogliono anche rilevare le diverse posizioni del dispositivo. Per verificare il racconto della ragazza sulla sera del 23 e sui giorni successivi. Nel frattempo sono state ascoltate alcune compagne di classe di Sara Di Vita e sono stati interrogati anche i parenti. Ma la polizia punta anche l’istituto agrario, oltre alle ricerche nei negozi di fertilizzanti e prodotti agricoli. L’indagine punta a ricostruire il percorso della ricina per arrivare a chi l’ha sintetizzata dal seme del ricino. Ipotizzando che sia stato trovato non lontano da Pietracatella, visto che la pianta è autoctona anche in Molise. Da qui l’attenzione sull’istituto agrario professionale di Riccia che si trova a 17 chilometri da Pietracatella.

Le ricerche sulla ricina

Repubblica scrive che secondo alcune indiscrezioni investigative nei pc dell’istituto ci sarebbero ricerche proprio sulla ricina. Anche se potrebbero essere state effettuate per ragioni di studio. L’istituto non ha legami con la famiglia Di Vita. Ma gli investigatori ci sarebbero arrivati in base alle dichiarazioni di alcuni testimoni. Che sono arrivati alla cifra di 50. Accertamenti anche nei negozi specializzati in prodotti per l’agricoltura, dai fertilizzanti agli strumenti utilizzati per il lavoro nel settore, per capire se la tossina della ricina possa essere contenuta in qualcuno di questi prodotti.

Il movente

Si pensa anche di inquadrare la morte delle due donne all’interno di un frame il più ampio possibile. Vista la mancanza di un movente, si pensa anche a un incidente nel senso che le vittime designate potevano non essere le due donne. Sara è morta per aver ingerito anche lei qualcosa che era destinato solo alla madre o magari anche al padre? Per ora tutti gli accertamenti si concentrano sulla pista familiare. Ai compagni di classe di Sara, studenti del liceo classico tra i 15 e i 16 anni, è stato chiesto se Sara avesse mai parlato di tensioni in famiglia e dei rapporti tra i genitori. Anche per verificare le dichiarazioni degli altri familiari e di amici e colleghi di marito e moglie. È stato convocato in questura anche un cugino. Nelle prossime ore potrebbe tornare davanti agli investigatori Gianni Di Vita.