«Minetti non è più in Italia»: tutto quello che non torna nella difesa di Nicole

Nicole Minetti non è più in Italia. Probabilmente ora è in Uruguay. Ha potuto lasciare il Belpaese perché la grazia è immediatamente eseguibile. Ma se il provvedimento del Colle venisse revocato non sarebbe facile farla rientrare. Intanto gli ospedali citati nella richiesta negano di aver mai visitato il bambino, la responsabile della struttura in cui faceva volontariato non la vede da 15 giorni e c’è un documento ufficiale che prova che lei e Giuseppe Cipriani si sono rivolti al tribunale per avere l’affidamento del bimbo. E per privare i genitori naturali della genitorialità. Ma anche il Quirinale è sulla graticola. Per Minetti tra la richiesta di grazia e l’ok i tempi sono stati record. In altri casi, meno.
Nicole Minetti in Uruguay
A scrivere che Nicole Minetti si trova “probabilmente” in Uruguay è oggi Il Messaggero, dopo che Open aveva fatto sapere che si trovava all’estero. Che fa notare come la strategia difensiva dell’ex Olgettina sia cambiata dai tempi di Rimborsopoli e di Silvio Berlusconi. Ieri low profile, oggi risposta diretta. «Ho fatto tutto secondo le regole, l’adozione e il resto», fa sapere. «Non sono indagata né in Uruguay né in Spagna», precisa. Minacciando cause civili e penali contro «chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive, al fine di ottenere ogni tutela e ristoro dei danni subiti», conclude nella nota dei suoi legali Antonella Calcaterra e Emanuele Fisicaro. Negli anni, fa sapere chi la conosce, ha fatto la Dj a Punta del Este nelle nottate del locale Gin Tonic. Costruendo però intorno a sé una narrazione di redenzione e nuova vita.
Il bambino e i database degli ospedali
Un servizio di Chi che risale all’autunno 2024 la ritrae con il bambino che corre ai giardini Montanelli davanti a casa Cipriani a Milano. Ma quello che conta ora sono le carte. In quelle per la grazia si racconta che un’operazione necessaria per il bambino è stata rifiutata dall’Azienda ospedaliera di Padova, che avrebbe dato parere negativo, costringendo la coppia ad andare a Boston. «Ribadisco di non aver avuto contatti con la signora Nicole Minetti e confermo di non aver mai avuto in cura il bambino», dice il professor Luca Denaro, direttore della Neurochirurgia pediatrica dell’Azienda ospedaliera di Padova al Corriere della Sera. «L’ultima volta è venuta 15 giorni fa. Veniva una volta a settimana, poi l’impegno è saltato, ci ha avvisato che non poteva venire. Abbiamo deciso, vista la situazione, una sospensione», sostiene il responsabile della struttura dove Minetti faceva volontariato in centro a Milano.
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La nota e le omissioni
D’altro canto delle due strutture che nell’istanza sono indicate non parla per niente la nota diffusa da Minetti. Che è importante perché le necessarie ulteriori cure del bambino a Boston sono indicate come motivo per l’incompatibilità con il regime dei servizi sociali. E con l’ok alla grazia da parte del Quirinale. «A quanto si apprende da fonti sanitarie, non c’è traccia del minore affidato a Nicole Minetti ufficialmente nei database dell’ospedale San Raffaele di Milano», ha fatto invece sapere l’Ansa a proposito della seconda struttura citata nelle carte. Ma la smentita che traballa di più è quella sui contenziosi legali. «L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato», fa sapere Minetti tramite gli avvocati.
La causa ai genitori del bimbo
Ma Il Fatto pubblica oggi gli atti del Tribunale di Maldonado. Tra i quali, spiega Thomas Mackinson, c’è un editto pubblico (edicto) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale uruguaiana (Diario Oficial) nell’ottobre 2021. Dove si legge chiaramente la disposizione del giudice del Juzgado Letrado de Maldonado de 3º Turno che ordina la citazione in giudizio relativa al fascicolo (IUE 285-219/2021) intitolato testualmente: “Minetti, Nicole Teresa Christina Y Cipriani, Giuseppe C/ Gonzalez Colinet, Maria De Los Angeles Y C. V., Antonio Javier Separacion Definitiva, Adopcion Plena Y Perdida De Patria Potestad”. La causa contro i genitori naturali c’è.
I tempi del Quirinale
Infine, Maurizio Belpietro su La Verità smentisce parte della difesa del Quirinale sulla vicenda. La domanda di grazia è stata inviata a Sergio Mattarella il 6 agosto scorso dallo studio legale che assiste Minetti. È stato il Colle a sollecitare il ministero ad aprire la pratica per valutare la grazia. Il tutto è stato preceduto da una lettera dell’avvocata Calcaterra dello studio Iusway di Milano, datata 27 luglio. Poi Enrico Gallucci, capo dell’ufficio Grazie al Quirinale, sollecita il ministero a istruire la pratica. A volte l’iter è lungo. Nel caso dell’ex consigliera lombarda il 9 gennaio 2026 arriva il via libera: sono passati 166 giorni dalla domanda. Un mese dopo il provvedimento. Di cui nessuno dà notizia fino a quando Mi Manda Rai 3 non lo rivela.
