«Su Minetti pronti a nuove indagini», la procura di Milano dopo la lettera dal Quirinale. Il pg si difende: «Non c’erano anomalie»

Rischia di tornare su.l tavolo dei magistrati di Milano il dossier che aveva portato alla concessione della grazia dal presidente Sergio Mattarella a Nicole Minetti. Dopo la lettera con cui il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministero della Giustizia, la Procura generale della Corte d’Appello di Milano ha formalizzato a via Arenula la richiesta di poter svolgere ulteriori verifiche. A confermarlo all’Ansa è il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa: «Abbiamo avanzato la richiesta, come Procura generale, e siamo in attesa del ministero della Giustizia, di ricevere l’autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo». Brusa si riferisce alle rivelazioni pubblicate dal Fatto quotidiano, che hanno sollevato più di un dubbio sull’adozione da parte dell’ex consigliera regionale lombarda di un minore rimasto solo e che avrebbe bisogno di particolare assistenza sanitaria.
L’autorizzazione è poi arrivata dal ministero dopo poche ore. Secondo Ansa che cita ambienti giudiziari milanesi, la procura milanese punta a svolgere ulteriori accertamenti sul caso di Minetti soprattutto all’estero. Da tempo l’ex igienista dentale e il suo compagno l’imprenditore Giuseppe Cipriani jr, fanno base per lo più in Uruguay.
Brusa: «Il quadro era completo, nessuna anomalia»
Brusa ricostruisce i passaggi della pratica sull’ex consigliera regionale arrivata sulla sua scrivania «a fine 2025» su impulso dello stesso ministero della Giustizia. «Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero», sintetizza Brusa, rivendicando la linearità dell’istruttoria: «Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali». La parte sanitaria, aggiunge, è stata curata attraverso i riscontri raccolti dai carabinieri.
Ti potrebbe interessare
Nanni e le polemiche per la grazia: «Ferisce la malafede: qui nessun favoritismo»
A difendere l’operato dell’ufficio era già intervenuta lo scorso del 13 aprile, la procuratrice generale Francesca Nanni. Nanni aveva chiarito che Minetti, condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi nel processo «Ruby bis» per reati non ostativi, non sarebbe finita in cella in nessuno scenario e avrebbe al massimo ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali. «Lo stabilisce la legge, non i magistrati», aveva ribadito al Corriere della Sera. Il parere firmato da Brusa, assegnato tramite sistema automatico, aveva pesato l’età della destinataria all’epoca dei fatti, l’assenza di recidive, l’attività di volontariato in Italia e all’estero e le «gravi condizioni di uno stretto familiare minore», difficilmente conciliabili con un regime che impone la permanenza in un luogo fisso. Sulle critiche, Nanni non aveva nascosto il fastidio: «La malafede di chi davvero pensa che un condannato possa avere un trattamento privilegiato».
