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Ben Gvir insulta l’Italia, Tajani: «Sue parole indegne di un ministro, dimostra chi è»

09 Giugno 2026 - 09:02 Federico D’Ambrosio
antonio tajani contro ben gvir
antonio tajani contro ben gvir
La relazione dei ministri sui conflitti in corso alle commissioni di Camera e Senato
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I ministri di Difesa ed Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani riferiscono su una situazione complicata, quella delle missioni militari italiane all’estero, davanti alle commissioni omologhe riunite di Camera e Senato. I temi sono molti, dalla situazione in Iran a quella in Libano e Gaza, fino al fronte ucraino.

Ma è la risposta al ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, il passaggio più duro dell’intervento del ministro Antonio Tajani. Parlando del ruolo dell’Italia nel conflitto a Gaza, della condanna degli attacchi terroristici di Hamas e del sostegno alla popolazione civile, il ministro degli Esteri ha fatto riferimento alle dichiarazioni con cui, ieri sera 8 giugno, Ben Gvir ha commentato – insultando il paese e definendolo «paese delle ciabatte» – la notizia di essere indagato a Roma per quanto accaduto ai volontari della Global Sumud Flotilla trattenuti nel porto di Ashdod e picchiati. «Non ho parole per commentare ciò che ha detto – ha commentato Tajani – sono parole inaccattabili, indegne di un ministro. L’Italia ha sempre difeso la libertà, le sue parole dimostrano il livello politico e morale di questo signore».

Tajani ha anche ripetuto che la sua proposta di sanzionare Ben Gvir a livello europeo è stata presa «da molti paesi con favore»: «Questo ministro non è degno di rappresentare Israele. Insisteremo per raggiungere questo obiettivo».

Le crisi in atto

Antonio Tajani ha iniziato spiegando che il ministero si è impegnato nell’assistenza agli italiani all’estero fin dall’inizio del conflitto in Iran e che sta facendo altrettanto per gli italiani della «Flotilla di terra» diretta a Gaza, fermati in Libia e di cui si sa poco, anche sull’eventuale possibilità di un rilascio. «Ci stiamo impegnando per ottenere la liberazione dei due connazionali detenuti a Bengasi – dice il ministro – Oggi (9 giugno) si svolgerà una nuova udienza».

La preoccupazione della Farnesina riguarda ovviamente la crisi in Iran su cui però, ha ammesso Tajani, al momento non ci sono novità rilevanti: «Speriamo che gli annunci di un possibile accordo siano collegate alla realtà».

Il Libano «è un fronte sempre più critico, le operazioni aumentano i rischi di escalation», ha detto ancora Tajani ma al di là della condanna anche dell’ultimo attacco ai caschi blu ha sottolineato che il governo ha posto a livello Onu il «tema del futuro della missione in sede Onu».

L’iniziativa multilaterale in Iran

Tajani ha anche aperto, come ha già fatto la premier Giorgia Meloni, alla partecipazione dell’Italia ad una eventuale missione di peace keeping nel Golfo Persico qualora si raggiungesse almeno un cessate il fuoco stabile: «L’Italia è pronta a fare la sua parte nell’ambito delle iniziative multilaterali che verranno lanciate dopo la conclusione dell’accordo tra Iran e Stati Uniti. Voglio ribadire anche oggi a questo proposito che la nostra partecipazione è subordinata al raggiungimento di un cessate il fuoco stabile e di un ampio consenso internazionale sul mandato della missione. Quando queste condizioni saranno soddisfatte, torneremo in Parlamento per chiedere l’autorizzazione delle Camere».

I negoziati al momento sono in corso e «devono proseguire»: «Sono trattative difficili. Lo spazio per la diplomazia, nonostante tutto, esiste ancora e va percorso fino in fondo. Il governo lavora per sostenere questo canale di dialogo e favorire un accordo nei tempi più brevi possibili. Va assolutamente scongiurata la prospettiva di un Iran in possesso dell’arma atomica, e va assicurato il pieno ripristino della libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. È un principio fondamentale per il nostro Paese, per la nostra economia e per la sicurezza delle catene di approvvigionamento».

L’opposizione: «Indignazione selettiva su Ben Gvir»

Rispetto alla proposta di Tajani, Nicola Fratoianni polemizza: «Il ministro ha una indignazione selettiva, Ben Gvir non è un caso isolato è il simbolo di come si comporta il governo israeliano. Per questo sono più efficaci le proposte di interrompere gli accordi di cooperazione, come la cooperazione rafforzata tra Europa e Israele. Anche sui coloni, violenti o no i coloni sono tutti illegali e andrebbero sanzionati».

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