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Caso Delmastro: la procura di Roma è pronta a chiedere il conflitto di attribuzione. L’ipotesi se la Camera salva l’ex sottosegretario alla Giustizia

23 Luglio 2026 - 15:43 Stefania Carboni
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La decisione verrà presa solo dopo il voto a Montecitorio il 30 luglio. Ma è inevitabile l'innalzamento dello scontro tra magistratura e governo
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La Procura di Roma è pronta a valutare la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale qualora la Camera confermi il diniego all’acquisizione delle chat tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia. La decisione dei magistrati arriverà solo dopo il voto dell’Aula di Montecitorio, previsto tra una settimana, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione avanzata dalla magistratura.

Il precedente e il salvataggio ieri in Giunta per le autorizzazioni

Un primo stop era arrivato dalla Giunta per le autorizzazioni della Camera, che nella seduta di ieri ha respinto la richiesta della Procura di accedere alle conversazioni intercorse tra Delmastro e Caroccia, ritenendo prevalenti le garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione in materia di tutela delle comunicazioni dei parlamentari. Le chat sono ritenute dagli inquirenti potenzialmente rilevanti nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge Andrea Caroccia, ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver favorito il clan camorristico dei Senese. Per la Procura, il contenuto degli scambi potrebbe fornire elementi utili all’attività investigativa, motivo per cui era stata avanzata la richiesta di autorizzazione al Parlamento.

Come funziona l’ipotesi del conflitto di attribuzione

Qualora anche l’Assemblea di Montecitorio confermasse il parere della Giunta, gli uffici della Procura valuteranno se ricorrere allo strumento del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. Si tratta della procedura prevista quando un organo dello Stato ritiene che un altro abbia invaso la propria sfera di competenza costituzionalmente garantita. In questo caso, la questione riguarderebbe il bilanciamento tra le prerogative parlamentari e le esigenze dell’autorità giudiziaria nello svolgimento delle indagini. Il voto dell’Aula rappresenterà quindi un passaggio decisivo non solo per gli sviluppi dell’inchiesta, ma anche per un possibile nuovo confronto istituzionale destinato a essere esaminato dalla Consulta. Non senza le inevitabili tensioni tra maggioranza e toghe.