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Legge elettorale, Futuro nazionale sfida FdI con l’emendamento sulle preferenze. E l’opposizione studia la trappola: «Se passa, salta tutto»

09 Giugno 2026 - 18:13 Luca Graziani
vannacci
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Assemblea dei gruppi dem per decidere la strategia in commissione. I vannacciani pronti: «Noi andiamo avanti, restituiamo sovranità al popolo»
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Conto alla rovescia per il deposito degli emendamenti alla legge elettorale in commissione. A giovedì 11 giugno è fissato il termine ultimo, poi i nodi della riforma verranno al pettine. Primo tra tutti quello delle preferenze. Proprio su questo punto, nel campo largo e non solo, si ragiona in queste ore. A parole in molti le vogliono, Fratelli d’Italia in testa. Nei fatti, però, si evita accuratamente di metterle a terra nell’iter parlamentare. Le preferenze sono il ventre molle del “Melonellum”, o “Stabilicum”, dove i vannacciani giurano di voler affondare il coltello per spaccare la maggioranza.

Domenico Furgiuele e Rossano Sasso, dioscuri del generale, parlando con Open non fanno marcia indietro: «Presenteremo un nostro emendamento, assolutamente. Bisogna restituire il potere al popolo sovrano». E poi, su come voteranno i partiti della maggioranza, «sarà affar loro».

Il nodo che divide la maggioranza

L’accordo interno al centrodestra, infatti, non prevede le preferenze, rimaste fuori anche dal testo-bis, con Lega e Forza Italia che non vogliono saperne. In prima fila, almeno sulla carta, c’è Fratelli d’Italia, storicamente favorevole alla loro reintroduzione, con Giovanni Donzelli che ha sottolineato più volte la volontà di tenerle dentro il campo di gioco. Magari con un emendamento da affossare in Aula con il voto segreto, lontano dallo sguardo degli elettori. Ma ora le truppe di Futuro nazionale in commissione Affari costituzionali, dove il generale ora può contare su 3 deputati, promettono di dare battaglia mettendo a rischio gli equilibri della maggioranza. 

Intanto le opposizioni stanno a guardare. Domani mattina i gruppi parlamentari dem di Camera e Senato si riuniranno per fare il punto sulla riforma e decidere la linea da tenere con gli alleati. Sul tavolo c’è anzitutto il pacchetto di emendamenti soppressivi, che al Nazareno danno già per «pronti». Ma tutte le valutazioni si concentreranno soprattutto sul punto che potrebbe mandare in crisi l’impianto della maggioranza: le preferenze, appunto.

La trappola del voto palese in commissione

Il ragionamento che circola tra i dem è semplice: se il tema arriva al voto, che sia per un emendamento di Futuro nazionale o delle opposizioni, per Fratelli d’Italia sarà difficile tirarsi indietro dopo mesi di prese di posizione pubbliche a favore della loro reintroduzione. Gli scenari possibili sono dunque due. Il primo è quello di un voto palese in commissione. In quel caso FdI dovrebbe scegliere se tirare dritto o difendere l’intesa chiusa con gli alleati. Una scelta scomoda: votare contro le preferenze, dopo averle rivendicate, significherebbe per i meloniani scoprire il fianco a Vannacci, ormai pronto a inchiodare ogni giorno la maggioranza alle sue «incoerenze».

Il secondo scenario è quello del voto segreto in Aula, meno doloroso per il centrodestra, incentivato a tener fede all’accordo di coalizione. Anche in quel caso le sorprese potrebbero arrivare, sia da destra che sia da sinistra. Ma grazie al segreto dell’urna, la responsabilità politica della tagliola sulle preferenze ricadrebbe su tutto l’arco parlamentare.

Nel campo largo si cerca ancora la quadra

Se il patto del centrodestra rischia di incrinarsi sulle preferenze, nel campo largo la strategia è ancora tutta da definire. Per ora l’unico punto fermo è la linea ostruzionistica sul testo della maggioranza, con gli emendamenti soppressivi. Sul resto, invece, ci si continua a sondare attraverso gli sherpa.

Secondo alcune indiscrezioni rilanciate nei giorni scorsi da Il Fatto quotidiano, a rompere i ranghi potrebbe essere il Movimento 5 Stelle, che avrebbe già nel cassetto una propria proposta di legge elettorale, di impianto proporzionale. Dal Nazareno alzano più di qualche sopracciglio. «Un testo bandiera dei Cinque Stelle che senso avrebbe? Per dividerci?». Il timore, infatti, è che il campo largo finisca per presentarsi diviso, proprio mentre ha sotto mano l’occasione per mettere spalle al muro la maggioranza.

«O ci sono emendamenti comuni oppure non ha senso. Mettersi astrattamente su modelli alternativi, andando pure divisi, a che pro? Non credo che andremo in questa direzione», sottolineano. Sulle preferenze, invece, l’occasione è ghiotta. Perché, è il ragionamento che circola tra i dem, «se l’emendamento passa, a quel punto salta tutta la legge».

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