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Medici di famiglia, salta la riforma dopo l’incontro ministero-Regioni. L’ira di Bertolaso: «Vicenda avvilente». Cosa succede ora

10 Giugno 2026 - 19:16 Anna Clarissa Mendi
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La decisione sarebbe stata comunicata dal capo di gabinetto del ministero della Salute Marco Mattei agli assessori regionali alla sanità
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Il ministero della Salute rinuncia alla riforma della medicina territoriale che prevedeva, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di Comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Secondo quanto si apprende da fonti ministeriali, la decisione è stata comunicata dal capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, Marco Mattei, agli assessori regionali alla sanità. La marcia indietro – scrive la Repubblica – ha fatto infuriare l’assessore alla Salute della Lombardia Guido Bertolaso, che ha detto di dimettersi dal ruolo di vice coordinatore degli assessori e ha lasciato la riunione.

Cosa rimane del decreto

Il decreto dovrebbe essere sostituito da un accordo da approvare tramite un emendamento a un provvedimento del Governo oppure da inserire nell’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione della medicina di famiglia. Il capo di gabinetto ha spiegato che ai medici verrà richiesto di dedicare sei ore di attività alle Case di Comunità, con l’obiettivo di coprire il fabbisogno di personale nelle nuove strutture finanziate dal Pnrr, ancora carente in quasi tutte le Regioni, ad eccezione della Toscana e dell’Emilia-Romagna. In una fase successiva, ha aggiunto il funzionario, prenderà avvio la riforma vera e propria, che riproporrà – pur senza intervenire sul tema della dipendenza – alcune delle misure previste nella bozza di decreto legge, tra cui l’istituzione della specializzazione in medicina generale e l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni di età.

La rabbia di Bertolaso

Lo stop alla riforma ha suscitato la dura reazione dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, tra i suoi principali sostenitori. Bertolaso ha espresso «profondo dissenso e amarezza», definendo la vicenda «avvilente». In segno di protesta si è dimesso dall’incarico di vice coordinatore della commissione e ha lasciato la riunione. A suo avviso, il provvedimento delle sei ore sarebbe stato insufficiente senza un intervento più ampio e strutturale. Alla fine, però, a far naufragare il progetto è stata proprio la maggioranza che lo aveva promosso.

Foto copertina: PEXELS/FELIPE QUEIROZ

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