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«Curata in ritardo e abbandonata», azienda sanitaria dovrà risarcire con 200mila euro i familiari di una vittima di Covid

09 Giugno 2026 - 15:17 Alba Romano
medico foto neonato
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Condannata l'azienda sanitaria regionale del Molise: «Protocolli violati e paziente abbandonata»
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Protocolli sanitari non rispettati, assistenza carente e ritardi nelle cure avrebbero contribuito alla morte di una donna di 91 anni ricoverata per Covid all’ospedale di Campobasso nel 2020. È quanto sostenuto dai legali della famiglia, che nel corso di una conferenza stampa hanno illustrato la sentenza con cui, in sede civile, è stata condannata l’Azienda Sanitaria Regionale del Molise. L’ente dovrà risarcire i tre figli della paziente con circa 200 mila euro. Secondo i legali, si tratta di una delle prime pronunce di questo genere in Italia legate alla gestione dei pazienti durante la pandemia di Covid-19.

Dal ricovero al decesso

L’anziana fu ricoverata il 26 dicembre del 2020 per una flebite, ma all’ingresso risultò negativa al Covid. Rimase poi quattro giorni nel Pronto soccorso del Cardarelli prima di essere trasferita in Chirurgia e il 2 gennaio risultò positiva. Le sue condizioni poi si aggravarono fino al decesso avvenuto l’11 gennaio. A fornire i dettagli della vicenda è stato l’avvocato Enzo Iacovino, legale della famiglia della donna. «Siamo di fronte alla violazione di ogni protocollo volto alla tutela del paziente durante il ricovero covid – ha detto – e il giudice mette in evidenza anche delle gravissime omissioni, sostenendo che nel caso in cui ci fossero state delle cure tempestive questa paziente non sarebbe deceduta. Quindi a nostro modo di vedere è una condotta omissiva che ha portato al decesso».

Le parole del legale

«Questa donna non è stata sottoposta a visita, è stata lasciata lì, abbandonata – aggiunge -. I sanitari hanno prestato le cure pertinenti solo dopo aver fatto un esame al torace, ma ormai era troppo tardi. Se quella cura fosse intervenuta qualche giorno prima questa persona probabilmente si sarebbe salvata». Il legale ricorda infine che questo caso, insieme ad altri simili, era stato trattato in sede penale ma le accuse erano state archiviate. «Questa a mio modesto avviso si chiama pandemia colposa – evidenzia -, causata da condotte omissive e sarebbe il caso che la procura della Repubblica prendesse questa decisione e rivalutasse questo caso». 

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