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Libera Camici e gli attacchi per i pantaloncini alla conferenza stampa: «MI hanno detto svergognata e scostumata»

23 Luglio 2026 - 07:26 Alba Romano
libera camici shorts pantaloncini
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La vicesindaca di Livorno: «A una donna basta mostrare qualche centimetro di pelle in più per essere definita “scostumata”»
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Libera Camici, 44 anni, laureata in ingegneria chimica, è vicesindaca Pd a Livorno e ha la delega alle Pari Opportunità. Durante una conferenza stampa insieme al primo cittadino Luca Salvetti si è presentata con pantaloncini, i cosiddetti shorts. È stato un dibattito surreale e, soprattutto, molto partecipato. Ma non va né normalizzato né banalizzato. Il problema non è stata la critica al mio abbigliamento. Il punto è che è stato usato il termine “scosciata”, che non verrebbe mai utilizzato per un uomo. Si è voluto richiamare la sessualità, il corpo. Da quel momento tutti si sono sentiti autorizzati a giudicarmi non per quello che faccio, ma per il mio aspetto fisico», dice oggi al Corriere della Sera.

Libera Camici e gli shorts

Se al suo posto ci fosse stato un uomo, sostiene, «forse gli avrebbero detto che era vestito in modo poco consono. A una donna basta mostrare qualche centimetro di pelle in più per essere definita “scostumata” e, quindi, inadatta a ricoprire un ruolo pubblico». A ferirla di più, sostiene, «i tanti commenti scritti da donne. Alcune mi hanno definita una svergognata, mi hanno scritto che non le rappresento e che avrei dovuto chiedere scusa ai cittadini. Chi ha superato il limite sarà querelato. Lo faccio per me, ma soprattutto per tutte le donne che potrebbero finire al mio posto».

Ibiza

Mentre Fratelli d’Italia l’ha accusata di essersi vestita «come in un locale a Ibiza». «Io ero al lavoro. Indossavo una camicia, un paio di pantaloncini e dei sandali. Nulla di indecente o irrispettoso. Era una conferenza stampa importante per la città, invece si è parlato delle mie gambe». Secondo Camici «il confronto politico è sceso a livelli infimi. Non si discutono più le idee, si colpiscono le persone. A un uomo danno dell’incapace, a una donna danno della “pu…”. C’è chi mi ha detto che “me la sono cercata” e che dovrei aprire un profilo su OnlyFans. Chi scrive queste cose spesso non si rende conto del dolore che provoca anche alle persone vicine alla persona attaccata. Ma sono stata fortunata».

Il figlio

La sindaca dice di avere un figlio piccolo «che per fortuna non usa i social. Se fosse stato più grande, probabilmente avrebbe subito anche lui le conseguenze di tutto questo. I suoi coetanei avrebbero fatto commenti sulla sua mamma, con effetti devastanti». A una ragazza che vuole fare politica consiglia di «guardare sempre avanti e mai indietro. Di non lasciarsi scalfire. Io mi sono fermata, ho riflettuto e ho reagito da amministratrice e da assessora alle Pari opportunità. Da questa vicenda esco più forte di prima». Qualcuno le ha chiesto scusa? «Sì. Alcune persone hanno capito di avere sbagliato e se ne sono vergognate. Ma soprattutto ho ricevuto tanto affetto». Da chi? «Stamattina (ieri, ndr) tutti i dirigenti del Comune mi hanno consegnato un quadretto ironico di me con il burqa in conferenza stampa. Mi hanno abbracciata. Sono scoppiata a piangere. Un pianto liberatorio».

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