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Commissione Covid, Conte replica a Fratelli d’Italia: «Io non sono mai intervenuto. Voi rimestate nel fango»

08 Giugno 2026 - 21:12 Alba Romano
giuseppe conte
giuseppe conte
Il leader 5 stelle commenta lo scontro avvenuto oggi in Parlamento: «Non troverete mai una mia attività illecita. Potete stare qui dieci anni, vent'anni, trent'anni»
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«Cari esponenti di centrodestra: non perdete tempo, perché non troverete mai una mia attività illecita. Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Anche perché io, a differenza vostra, quando ci sono state delle indagini e c’è stata l’opportunità, mi sono subito presentato al Tribunale di Brescia, al Tribunale di Roma. Sono andato e ho spiegato tutto. È stato tutto immediatamente archiviato». Queste le parole del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, durante la presentazione del libro “Una nuova primavera”, in corso a Genova. E su ciò che è accaduto oggi in commissione Covid sottolinea: «È successa una cosa gravissima rispetto a tutte le irregolarità commesse in commissione Covid. Ovviamente si sono presi un calcio sui denti perché chi è stato ascoltato ha spiegato che Conte non è mai intervenuto, non ha mai fatto avere una notizia, ha chiuso il suo studio quando è stato nominato presidente del Consiglio nel 2018. Non ho mai suggerito di andare da un altro avvocato. Non ho mai avuto un rapporto societario o un contratto di società con altri avvocati, non sono più tornato in quei luoghi o materialmente in quello studio e non ho più ricevuto coloro che continuano a fare gli avvocati di cui si sta parlando in questi giorni. Quindi, cari esponenti di Fratelli d’Italia, voi potete rimestare nel fango, ma il fango vi viene addosso, perché solo la vostra malafede vi può far perdere tutto questo tempo».

Cosa è successo alla Commissione Covid

Da una parte le opposizioni, che abbandonano i lavori denunciando presunte irregolarità e chiedendo le dimissioni del presidente della Commissione, Marco Lisei. Dall’altra il senatore di Fratelli d’Italia, che respinge ogni accusa e rivendica la piena legittimità del proprio operato. Per i rappresentanti di Pd, M5S, Avs e Italia Viva oggi alla Commissione parlamentare d’inchiesta Covid si sarebbe stata superata una vera e propria “linea rossa”. Nel mirino c’è la decisione di delegare alcuni consulenti della Commissione all’audizione di cittadini presso un commissariato di polizia. Una procedura che le opposizioni definiscono «illegittima, se non addirittura illecita».

Lo scontro in seduta

I capigruppo hanno inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato chiedendo la sospensione dell’audizione prevista in giornata. Secondo le opposizioni, l’attività parlamentare non sarebbe delegabile a soggetti esterni e pertanto sia la delega sia gli atti compiuti risulterebbero privi di validità. «Fratelli d’Italia sostiene che la decisione sia stata condivisa in Ufficio di Presidenza, ma non risulta alcuna votazione in tal senso», accusano dall’opposizione.

Il presidente della Commissione Marco Lisei difende la procedura adottata. «Non è stato violato nulla», afferma il senatore di Fratelli d’Italia, sottolineando come attività analoghe siano state svolte «centinaia di volte» da altre commissioni parlamentari. A sostegno di Lisei interviene compatta la maggioranza. I commissari di Fratelli d’Italia parlano di una «figuraccia senza precedenti delle opposizioni» e definiscono la protesta «un clamoroso epic fail». Secondo i parlamentari del partito, le audizioni delegate riguardano testimoni chiave nell’inchiesta sulle presunte consulenze milionarie legate alle forniture sanitarie durante l’emergenza pandemica e sarebbero state condivise senza obiezioni nelle riunioni dell’Ufficio di Presidenza.

L’aspetto nel mirino: le mascherine della prima fase

Al centro di tutto c’è il caso delle forniture di kit diagnostici durante la prima fase della pandemia. Davanti alla Commissione è stato ascoltato Marco Spadaccioli, general manager per l’Italia della società Adaltis, già sentito il 18 maggio in commissariato. L’attenzione si concentra su un pagamento da 454 mila euro per attività di consulenza. Rispondendo alle domande dei commissari, Spadaccioli ha dichiarato che quelle somme potrebbero essere state corrisposte «soltanto per il controllo dei documenti prima del loro caricamento e per una lettera inviata quando non ricevevamo i pagamenti», aggiungendo di non vedere altre attività svolte. Parole che per il vicepresidente della Commissione Covid, Francesco Ciancitto di Fratelli d’Italia, aprono «uno scenario inquietante e inaccettabile» sulla gestione delle forniture sanitarie durante l’emergenza. «Parliamo di oltre 450 mila euro di denaro pubblico che, secondo quanto riferito, sarebbero stati versati allo studio dell’avvocato Luca Di Donna, all’epoca collega di studio di Giuseppe Conte, per attività limitate al controllo di alcuni documenti e alla redazione di una lettera», afferma. Una ricostruzione respinta con forza dall’ex presidente del Consiglio. Conte ribadisce di non aver mai avuto alcun ruolo nella vicenda: «È stato chiarito che non sono mai intervenuto, non ho mai fornito informazioni né suggerito professionisti. Ho lasciato il mio studio legale nel 2018, quando sono diventato presidente del Consiglio, e non sono più tornato a svolgere attività professionale in quella struttura».