Meloni sul caso Nicole Minetti blinda Nordio: «Mi fido di lui: niente dimissioni». La battuta sul vino: «Cosa penso della grazia?» – Il video
Di rinunciare a Carlo Nordio come ministro della Giustizia per ora non se ne parla neanche per Giorgia Meloni, che dice di «escludere le dimissioni» dopo le polemiche seguite alla richiesta di chiarimenti del Quirinale sulla grazia concessa a Nicole Minetti. La premier ha detto di aver sentito Carlo Nordio già il giorno prima per ricostruire, passo dopo passo, come si sia arrivati al provvedimento finito al centro delle critiche.
Meloni su Nordio: «Mi fido del ministro»
A chi le domandava se riponga ancora fiducia nel titolare di via Arenula, Meloni ha subito fatto scudo sul ministro, di cui le opposizioni chiedono le dimissioni: «Mi fido del ministro Carlo Nordio». La premier non sembra aver alcuna intenzione di scaricare il ministro, pur riconoscendo che attorno alla grazia all’ex consigliera regionale lombarda sono affiorati elementi tali da giustificare un supplemento di indagine.
La richiesta del Quirinale e gli ulteriori accertamenti
Proprio sulla richiesta del Colle, la presidente del Consiglio si è detta pienamente d’accordo. Dopo la firma del decreto di grazia, ha spiegato, «sono emersi altri elementi e, sulla base di questi, il Presidente della Repubblica ha chiesto, per il nostro tramite, a chi deve fare le verifiche, cioè alle Procure Generali, di svolgere ulteriori accertamenti. E io sono d’accordo sul fatto che questi accertamenti vadano fatti». Quanto a un’eventuale revoca, però, Meloni ha allargato le braccia: «Non mi faccia fare il lavoro del Presidente della Repubblica», ha risposto a un cronista. «Se vuole glielo posso raccontare in privato davanti a un bicchiere di vino che cosa penso, ma non in conferenza stampa».
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Come Meloni ha saputo della grazia e l’iter del provvedimento
La premier ha ammesso di non aver avuto un’informativa preventiva: «Anche io confesso che ho appreso dalla stampa della grazia e ho chiesto come funzioni la prassi di queste procedure». Una volta ricostruito il percorso, però, la sua valutazione è netta. «Non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare rispetto a quello accaduto per le altre 1.245 richieste elaborate in questi anni», ha sottolineato Meloni, ricordando che il provvedimento sarebbe stato adottato «nel rispetto della legge e della prassi». Solo in un secondo momento, ha precisato, sono emersi i nuovi elementi che hanno portato al coinvolgimento delle Procure Generali.
