Grazia a Nicole Minetti, la revoca è possibile ma i precedenti (pochi) sono molto diversi da questo caso. Ecco perché

Dopo l’esplosione del caso Minetti, e quindi della scelta del Quirinale di far sapere, con una nota pubblica, di aver chiesto chiarimenti al ministero della Giustizia sui documenti sulla base dei quali è stato firmato il provvedimento di clemenza nei confronti della donna coinvolta nella vicenda “Olgettine”, ogni scenario diventa possibile. Se da un lato la procura generale di Milano si dice pronta a fare ulteriori accertamenti, incluse rogatorie all’estero (l’adozione di un bambino malato sarebbe il principale motivo umanitario su cui si basa la scelta per la clemenza), gli uffici tecnici del Colle stanno ragionando sulle alternative che si aprono a questo punto. A cominciare dalla revoca della clemenza, qualora le accuse sulla fragilità degli argomenti umanitari, sollevate dal Fatto quotidiano, si rivellassero fondate.
I precedenti

Sebbene il provvedimento di grazia sia immediatamente esecutivo, in alcuni casi è possibile che il Quirinale valuti la revoca. Ma le possibilità in questo senso non sono molte e i precedenti non moltissimi. Di certo, confermano ad Open uffici del Quirinale, non è mai successo finora che una grazia venisse revocata perché la documentazione a supporto era sbagliata o comunque in qualche modo non attinente al vero come invece si ipotizza nel caso di Minetti – sebbene gli avvocati della donna smentiscano categoricamente questa versione.
I precedenti recenti più famosi sono sostanzialmente due. Il primo riguarda Graziano Mesina, il bandito sardo considerato il capo dell’Anonima sequestri. Dopo la grazia ricevuta nel 2004, infatti, Mesina fu condannato nel 2016 a trent’anni per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e la grazia fu revocata, dallo stesso Sergio Mattarella. Nel 2019 è stato comunque rilasciato per scadenza dei termini.
Ci sarebbe poi un altro caso di revoca avvenuta nell’arco di pochi mesi, da parte dell’allora presidente Giorgio Napolitano. Nel 2014 avrebbe concesso la grazia per poi revocarla dopo un mese perché la sentenza di condanna non era definitiva. Non sarebbe però un caso di documenti sbagliati ma di mancata esecutività della condanna. La vicenda Minetti, se confermata, sarebbe una storia diversa.
