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Nicole Minetti e le ombre sull’adozione: «Mai fatto causa ai genitori biologici». Parla la prima legale che seguiva il bambino: «Loro? Mai risposto»

28 Aprile 2026 - 18:29 Giovanni Ruggiero
Nicole Minetti
Nicole Minetti
Minetti ribadisce di non essere mai stata indagata in Uruguay, né in Spagna. La prima fase dell'iter di adozione del bambino da parte dell'ex consigliera regionale lombarda era stato seguito da Yuria Troche. Cosa ha detto ai media uruguayani, che hanno iniziato a interessarsi al vicenda

Da parte di Nicole Minetti non ci sarebbe stata nessuna causa contro i genitori biologici del bambino che ha adottato. È la stessa ex consigliera regionale lombarda a respingere le ricostruzioni del Fatto quotidiano e riprese da buona parte della stampa italiana sulla vicenda. «Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto», dichiara l’ex consigliera regionale, sottolineando che «l’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge», dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, con documentazione allegata a riprova. Le versioni rilanciate da alcuni organi di stampa, aggiunge, sarebbero «infondate e lesive», oltre che in contrasto con le norme poste a tutela dei minori.

Minetti: «Mai indagata in Uruguay né in Spagna»

Nella nota affidata all’Ansa, Minetti attacca quella che considera una «indebita e ingiustificata esposizione mediatica» della sua famiglia, con particolare riferimento al figlio minore. Nel testo lamenta la diffusione di «ricostruzioni false, gravemente lesive» della sua reputazione e di informazioni su un minore che «per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche». E conclude ribadendo di «non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini» a suo carico, né in Uruguay né in Spagna.

La risposta sui dubbi sulle cure negli ospedali italiani

«Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili». Così spiega in un’altra nota Minetti, secondo cui sarebbe stato individuato un centro di eccellenza a Boston. «In tale contesto – aggiunge – è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso». Un chiarimento che arriva dopo che dall’ospedale di Padova e dal San Raffaele di Milano non sarebbe risultato alcun legame con l’ex consigliera regionale lombarda e con suo figlio. 

Parla la prima legale che ha seguito il minore adottato da Nicole Minetti

Yuria Troche, la legale che ha tutelato il minore adottato da Nicole Minetti in una prima fase dell’iter prima che il fascicolo passasse a Mercedes Nieto, garantisce che la procedura uruguaiana è stata in regola. Intervistata dall’emittente Fm Gente, ha assicurato che «furono rispettati tutti i requisiti legali richiesti» e ha aggiunto: «Perché un bambino sia adottato devono essere rispettati milioni di requisiti, ancor più se il minore è affetto da una qualche patologia». Secondo la legale, l’Uruguay applica criteri molto severi e lo stesso ragazzo, in sede giudiziaria, «aveva espresso la propria volontà». Nieto è morta nel 2024 insieme al marito in circostanze ancora non chiarite dalla giustizia uruguaiana.

Precedenti penali e la rimozione al vertice dell’Inau

I genitori biologici, sostiene Troche, «lo avevano abbandonato molti anni prima» e non hanno risposto ai «numerosi tentativi di contattarli». La radio segnala però un nodo che pesa: quando l’iter venne aperto, Nicole Minetti aveva già precedenti penali, condizione che «di solito è motivo di esclusione» da una procedura del genere. Su questo punto la legale ha vacillato, ammettendo di avere ricordi sfumati: «A dire il vero non ricordo bene». A rendere il quadro più contorto c’è la situazione interna dell’Inau, l’istituto statale che gestisce le adozioni, finito al centro di polemiche per i criteri decisionali: a metà aprile diversi media locali hanno scritto che il responsabile delle adozioni Darío Moreira è stato destituito proprio per questa ragione.

Il giallo delle presunte donazioni all’istituto

Sempre Fm Gente fa notare un altro passaggio sensibile, contenuto negli atti relativi alla richiesta di grazia: Minetti e Cipriani avrebbero versato all’Inau diverse donazioni. Una circostanza che l’allora direttore dipartimentale dell’istituto, Daniel Guadalupe, dice di non conoscere: «Non ho mai saputo nulla di donazioni di queste persone», ha tagliato corto al telefono con i giornalisti uruguaiani.

Come la stampa di Montevideo sta raccontando il caso

Anche sui giornali di Montevideo la vicenda tiene banco. El País Uruguay la riassume con un titolo netto, descrivendo Minetti come «l’organizzatrice di feste di Berlusconi» e parlando di una grazia concessa alla compagna di un imprenditore potente di Punta del Este. La testata digitale Causa Abierta intreccia tre piani, prostituzione, adozione e una madre biologica scomparsa, mentre Debate punta i riflettori su un’inchiesta che collega Cipriani a «presunti accessi irregolari di donne in Uruguay». Anche Genteonline e Montevideo Portal dedicano ampi servizi al caso, ricostruendolo nei dettagli.

La madre scomparsa a Maldonado e la posizione di Roma

Tra le piste più inquietanti c’è quella battuta dal sito Semanario La Prensa, che lega la grazia italiana alla scomparsa, da oltre due mesi, di una donna a Maldonado, ritenuta la presunta madre biologica del bambino dato in affido. Montevideo Portal dà conto sia dell’ordine del presidente italiano di indagare sull’iter della grazia, sia della replica del ministero della Giustizia italiano, secondo cui «non ci sono elementi negativi nel procedimento poi scaturito nella concessione della grazia» in favore dell’ex consigliera regionale lombarda.

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