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Giallo di Pietracatella, la scientifica torna nella casa dei Di Vita: sequestrati cellulari, pc e tablet

04 Maggio 2026 - 17:49 Stefania Carboni
pietracatella
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Il sopralluogo durato tre ore nell'abitazione, ancora sotto sequestro, di mamma e figlia uccise dalla ricina. Le ipotesi degli inquirenti

La polizia scientifica stamane è entrata per un sopralluogo nella casa dei Di Vita, a Pietracatella, dove potrebbero esser state avvelenate Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte per intossicazione da ricina lo scorso dicembre. Le operazioni, riporta Repubblica, sono durate circa tre ore. Gli investigatori hanno sequestrato tutti i dispositivi elettronici utilizzati dalle due donne, rimasti nell’appartamento per quattro mesi, da quando erano stati apposti i sigilli, rimossi oggi su disposizione della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli e poi rimessi.

Cosa è stato prelevato (e sarà analizzato)

Al sopralluogo, ricostruisce il quotidiano, documentato con riprese video, hanno partecipato anche i legali dei cinque medici dell’ospedale di Campobasso che seguirono i tre ricoveri delle due donne nei giorni precedenti alla morte, oltre agli avvocati delle parti offese e ai familiari, tra cui Gianni e Alice Di Vita, il padre e il fratello di Antonella Di Ielsi. Adesso telefoni, computer, tablet e supporti USB sono stati trasferiti al laboratorio digitale della Questura di Campobasso, dove sono già in corso le analisi, tra cui quella sulla copia forense del cellulare di Alice Di Vita. Sono cinque i telefoni sequestrati, un computer, un tablet e due chiavette USB. «Siamo in una fase di attesa ma anche di progressivo approfondimento – ha dichiarato la procuratrice –: non si poteva più restare soltanto sul piano degli esami tossicologici e scientifici, era necessario passare a un’attività giudiziaria vera e propria».

Ancora dubbi sulla data dell’avvelenamento: il 23 o il 26?

Dentro i dispositivi sequestrati potrebbero esserci tracce di contatti e incontri avvenuti tra il 24 e il 26 dicembre, nei giorni successivi alla cena del 23, quella in cui madre e figlia potrebbero esser state avvelenate. Il dubbio è lecito perché l’avvelenamento potrebbe anche esser avvenuto il 26 dicembre, quando le condizioni delle due donne sono precipitate e quindi il contatto con la ricina potrebbe non essere avvenuto in casa. Un’ipotesi che allargherebbe il giro di persone da contattare e sentire per gli inquirenti.

Non è stato sequestrato il telefono di Gianni Di Vita

Finora l’unico telefono non ancora acquisito dagli investigatori sarebbe quello di Gianni Di Vita, che – secondo quanto emerso – è stato interrogato giovedì per diverse ore lontano dai riflettori, dopo un primo lungo interrogatorio del 9 aprile. La procuratrice Antonelli ha infine sottolineato che queste attività erano già previste, ma erano state rinviate in attesa di ulteriori riscontri da parte dell’Istituto di tossicologia Maugeri e degli esami autoptici, tuttora in corso.

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