Ultime notizie Alex ZanardiCrisi Usa - IranDelitto di GarlascoGlobal Sumud FlotillaNicole Minetti
ATTUALITÀAvvelenamentiCampobassoGiovaniInchiesteMatrimoniMoliseOmicidiSequestri

Gli omicidi con la ricina e la traccia del Wi-Fi che potrebbe aver lasciato l’assassino

05 Maggio 2026 - 06:30 Alessandro D’Amato
omicidio ricina pietracatella sequestro cellulare alice di vita gianni di vita antonella di ielsi sara di vita
omicidio ricina pietracatella sequestro cellulare alice di vita gianni di vita antonella di ielsi sara di vita
Gli inquirenti vogliono avere certezze su chi ha frequentato casa Di Vita prima di Natale. Alla ricerca del veleno e di chi lo ha messo

Cinque cellulari, due sim, un notebook, un tablet. E due router. Negli omicidi con la ricina di Pietracatella (Campobasso) questo è il bottino dei sequestri nella casa dei Di Vita, dove sono state avvelenate Antonella di Ielsi e la figlia Sara. E da cui gli esperti estrarranno chat, cronologia delle ricerche, messaggi e posizioni dal cellulare di Alice, la figlia maggiore di Gianni Di Vita. «Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando, che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento dal punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie», dice la procuratrice di Latino Elvira Antonelli.

Il wi-fi e i sequestri

Spicca il sequestro dei due router, che fa parte di una strategia investigativa. Attraverso le registrazioni di chi si è connesso in casa Di Vita, infatti, gli inquirenti vogliono avere certezze su chi ha frequentato la casa nei giorni del delitto. Ovvero il 23 dicembre, data del pasto “incriminato”. E i giorni successivi, quando potrebbe essere avvenuto il secondo tempo dell’avvelenamento per il quale oggi in provincia di Campobasso si indaga per omicidio premeditato. Il wi-fi servirà anche a riscontrare le testimonianze degli oltre 100 sentiti finora dagli investigatori.

Il movente

La strategia degli inquirenti, spiega oggi Repubblica, parte quindi dall’individuazione del movente. Per poi risalire da lì a chi ha ucciso. Alcune dichiarazioni e testimonianze sarebbero già state individuate come dissonanti. Intanto l’esame tossicologico non è ancora stato depositato. Dal deposito si potrebbe procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati di altri soggetti oltre ai medici ancora formalmente indagati per omicidio colposo. Il Messaggero fa sapere chegli agenti hanno fatto un “passaggio” anche in quello della madre di Di Vita, suocera di Antonella e nonna di Sara, che abita nello stesso palazzo. Sarebbero stati prelevati anche alcuni documenti. Uno dei cellulari con la sim era in camera di Alice, la sorella sopravvissuta, un altro nella tasca di un giubbotto.

Gli altri parenti

Nell’appartamento insieme ai cinque esperti della Scientifica era presente anche Giovanni Alfonso, consulente degli avvocati Vittorino Facciolla e Paolo Lanese, legali delle parti offese, ovvero Gianni Di Vita e sua figlia Alice. Nelle prossime ore sono previsti altri interrogatori in questura a Campobasso. È probabile che, dopo aver riascoltato in gran segreto Gianni Di Vita la scorsa settimana in un interrogatorio di 5 ore, gli investigatori possano riconvocare anche gli altri parenti delle vittime.