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Pietracatella, gli omicidi con la ricina e il precedente del 2018 con gli ex Casapound

06 Maggio 2026 - 05:20 Alessandro D’Amato
omicidi ricina pietracatella antonella di ielsi sara di vita precedente casapound
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Un'inchiesta a Torino portò in carcere quattro persone che volevano uccidere il rivale in amore di una di loro. E il modo in cui reperirono il veleno potrebbe essere simile a quello di Campobasso
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Alla fine di dicembre 2018 due inchieste coordinate dal procuratore aggiunto di Asti, Vincenzo Paone, e dal pubblico ministero Manuela Pedrotta del pool antiterrorismo della procura di Torino portarono a un arresto e a tre perquisizioni in ambienti vicini a Casapound. I quattro progettavano di uccidere un ragazzo, “colpevole” di essersi fidanzato con la ex di uno di loro. E volevano farlo con la ricina. Nel frigo di uno di loro dentro un garage a Bra (Cuneo) la polizia trovò un barattolo di ricina.

Tentato omicidio

Nell’aprile 2019 i quattro finirono tutti in carcere per tentato omicidio aggravato e continuato, produzione e detenzione di aggressivo chimico e tentata fabbricazione di arma da fuoco clandestina. All’epoca nel laboratorio vennero trovate anche le tecnologie per lavorare i semi di ricino da cui estrarre il veleno, che volevano anche vendere sul deep web. L’inchiesta raccontò anche un tentativo di omicidio che risaliva al 10 novembre scorso: durante una festa dei Fascisti del Terzo Millennio i quattro avevano versato la ricina in un cocktail per poi fare un brindisi con il prescelto. Il quale aveva provato dopo due giorni fortissimi dolori di stomaco con attacchi di vomito, ma non era morto.

Pietracatella e Casapound

Un altro piano per uccidere la stessa persona che doveva giovarsi della complicità di un bambino di 11 anni venne sventato dall’intervento della polizia. E la vicenda, ricorda oggi il Corriere della Sera, ha molti punti in comune con gli omicidi di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita sono morte proprio per avvelenamento da ricina. Gli investigatori della procura di Larino si domandano ancora dove l’assassino abbia trovato la ricina e come abbia potuto sintetizzarla dai semi di ricino. Nell’inchiesta piemontese è stato accertato che i semi di ricino, già pericolosi di per sé, giunsero dalla Cina, acquistati — «a pacchi, anche per farne un commercio» — nel darkweb. Dove fu pure trovato un manuale dell’esercito Usa in cui era spiegato il procedimento per estrarre la tossina dai semi.

Il garage

Uno dei quattro, esperto chimico e addetto alla qualità di una nota industria alimentare, ci riuscì attrezzando un laboratorio in un garage. La vicenda potrebbe avere molti punti in comune con l’omicidio di Pietracatella. A partire dal modo di produzione della ricina.