Marzieh Nayeri, costretta a sposarsi a 17 anni, il marito lasciava che gli ospiti la molestassero: giustiziata a 24

Marzieh Nayeri, 24 anni, è stata giustiziata all’alba dell’8 agosto 2026 nel carcere centrale di Qazvin, in Iran. Costretta a sposarsi a 17 anni in un villaggio tra Qazvin e Karaj, nel settembre 2021, quando aveva 18 anni, tentò di difendersi da un’aggressione sessuale perpetrata da un socio in affari del marito. Nel corso dello scontro morirono entrambi gli uomini. Il tribunale rigettò la richiesta di legittima difesa.
Costretta a sposarsi a 17 anni e le aggressioni subite sotto gli occhi del marito
Marzieh fu obbligata a sposare Davoud all’età di 17 anni in un villaggio tra Qazvin e Karaj. Secondo Hengaw, organizzazione indipendente per i diritti umani operante in Iran, il matrimonio non era mai stato desiderato dalla ragazza. Il marito consumava regolarmente droghe e alcol con amici, senza intervenire quando gli altri tentavano di molestare o aggredire sessualmente Marzieh.
Secondo fonti vicine al caso riferite da Hengaw, Davoud non faceva nulla per impedire alle sue conoscenze di molestare Marzieh. La situazione si ripeté in modo sistematico per diversi anni.
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Alla fine di settembre 2021, un uomo chiamato Alireza tentò di aggredire sessualmente Marzieh in presenza del marito Davoud. La donna si difese con un coltello da cucina. Nel corso dello scontro morirono entrambi gli uomini. Dopo quattro giorni di latitanza, fu il fratello di Marzieh a consegnarla alla polizia.
Durante il processo, Marzieh dichiarò sotto giuramento di aver agito per difendersi. Il tribunale non accettò questa versione e condannò la donna al qisas, lasciando alle famiglie degli uomini uccisi la decisione sulla pena.
Il qisas, la condanna a morte decisa dalla famiglia delle “vittima”
Il qisas è un principio giuridico derivato dalla giurisprudenza islamica, incorporato nel codice penale iraniano. Questo prevede che la famiglia della vittima possa richiedere l’esecuzione capitale o accettare una compensazione economica chiamata diyya, talvolta tradotta come «prezzo del sangue». Il tribunale può procedere all’esecuzione solo con il consenso esplicito dei parenti più stretti. Nel caso di Marzieh, le famiglie di Davoud e Alireza richiesero l’applicazione del qisas con l’esecuzione capitale.
Secondo i dati di Iran Human Rights, almeno 21 delle donne giustiziate in Iran nel 2025 erano state condannate al qisas per aver ucciso il marito o il fidanzato. Le organizzazioni per i diritti delle donne sottolineano che molte di queste donne avevano alle spalle una storia di violenze domestiche prima dell’uccisione.
Venti donne giustiziate in Iran nel 2026
Secondo il Comitato delle Donne del NCRI, il principale gruppo di opposizione iraniano in esilio, Marzieh Nayeri è stata la ventesima donna giustiziata in Iran nel 2026. Hengaw aveva già documentato almeno nove esecuzioni di donne nel solo primo semestre dell’anno.
Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, pubblicato nel maggio 2026, le autorità iraniane «hanno messo a morte 2.159 persone, oltre il doppio del 2024», il dato più alto registrato dal 1981. Il rapporto congiunto di Iran Human Rights e Together Against the Death Penalty ha documentato 48 donne tra le giustiziate nel 2025, con un aumento del 68% rispetto all’anno precedente.
Immagine simbolica di copertina: Shima Abedinzade/Pixabay.

