«Mojtaba Khamenei sta per morire». Le indiscrezioni dall’Iran (ma non dal regime)

Secondo quanto riporta IranWire, un sito web vicino all’opposizione, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe in punto di morte. E non ha mai incontrato alcun membro del governo iraniano dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Alì Khamenei.
Le voci di un suo martirio. Pezeshkian: «Interazioni difficili»
Secondo due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian, «nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro». Una delle fonti avrebbe dichiarato: «Non ci sorprenderemmo se presto venissimo a conoscenza della notizia del suo martirio». Da quando è diventato Guida Suprema non ha fatto alcuna apparizione pubblica e non sono state trasmesse registrazioni di suoi discorsi. Secondo altre fonti ferito dopo gli attacchi si è nascosto, comunicando con altri alti funzionari del regime attraverso una lenta rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian ha dichiarato in un’intervista trasmessa mercoledì dalla televisione di Stato che al momento l’interazione con Khamenei è «molto difficile».
Teheran minaccia di colpire i Paesi del Golfo: il petrolio risale a 83 dollari al barile
Intanto la crisi nel Medio Oriente torna a far tremare i mercati finanziari e gli equilibri geopolitici globali. L’Iran ha lanciato un ultimatum esplicito agli Stati alleati degli USA nella regione del Golfo: se Washington dovesse colpire nuovamente le infrastrutture iraniane, Teheran risponderà devastando i siti energetici, idrici, elettrici e i nodi di trasporto dei Paesi arabi che non saranno capaci di convincere Donald Trump a fermare le operazioni militari e riaprire il canale dei negoziati.
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La manovra diplomatica e il precedente del 2019
La mossa di Teheran arriva dopo l’avvertimento lanciato il 28 luglio dalla Casa Bianca, che aveva prospettato raid mirati proprio contro il settore energetico iraniano. In risposta, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araqchi, ha avviato un’intensa offensiva diplomatica contattando le controparti di Arabia Saudita, Qatar e Turchia, oltre ai vertici dell’esercito pakistano, per sollecitare un’azione di persuasione nei confronti della presidenza americana.
Per i Paesi del Golfo si tratta di un’ombra già vista. Il messaggio iraniano fa leva sulla fragile sicurezza delle infrastrutture arabe, già drammaticamente colpita nel 2019 quando i raid contro i siti sauditi di Abqaiq e Khurais dimezzarono per settimane la produzione petrolifera di Riad, dimostrando la vulnerabilità della regione.
Lo Stretto di Hormuz e le tensioni sul petrolio
L’impatto delle minacce si è avvertito immediatamente sulle borse e sui listini delle materie prime. Il prezzo del greggio ha registrato il secondo rialzo consecutivo, con il Brent arrivato a 83,34 dollari al barile (+1,03%) e il WTI salito a 77,81 dollari.

